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by Dismaland
Paterum (2008)
Descrizione Tecnica: colonne di policarbonato fissate a terra fanno da “mare-paradiso” ad una “barca-patera” in legno, deteriorata. Quattro impianti stereo all’unisono riproducono in diverse lingue i versi dell’VIII canto dell’Inferno di Dante.
Progetto (anno 2008):
La scultura vuole affrontare la problematica che riguarda l’Italia, Spagna, Grecia (quindi l’Europa) con i paesi economicamente più avanzati e l’immigrazione clandestina che rappresenta, in se, la disuguaglianza e l’annullamento della persona.
Le popolazioni più povere provenienti da diverse parti del mondo, spinte dal sogno del benessere guardano all’Europa come una fonte di speranza e di sopravvivenza.
La “patera”, mezzo di trasporto di fortuna dell’immigrante come la “barca” mezzo di trasporto utilizzato da Dante e Virgilio per attraversare l’Estigia nell’VIII canto dell’Inferno, ricreano il rapporto simbolico dell’attraversamento alla ricerca, per la ricerca. Si instaura tra la “barca” dantesca e la “patera” rudimentale del clandestino un’analogia che rappresenta il viaggio “attraverso” l’inferno del mare Nostrum per giungere al miraggio/miracolo paradisiaco.

Le colonne trasparenti, rappresentano, il mare-paradiso, ( in un’evocazione del progetto per Danteum di Terrragni), paradiso che gli emigranti cercano in Europa, questo passaggio da un continente al altro nella ricerca del paradiso,  non é altro che un specchio del inferno.
Le colonne sono trasparenti, e di notte vengono illuminate dal interno (led), in modo tale che rappresentino anche  il faro che guida alla terra promessa, la speranza dell’immigrante.
Al interno della barca si installano diversi impianti acustici, dai quali si emette, al unisono, il canto VIII dell’Inferno della Divina Commedia, in diverse lingue.(Italiano, Spagnolo, Cinese, Coreano…).
La patera-barca è a scala, 1\100, approssimativamente misura: 2.50  metri in lunghezza e 1,15 metri in larghezza. Le colonna vanno dai  2 metri ai  2,50 metri.
Si ringraziano per la lettura del testo  in lingua
italiano
Elena Rizzardo
Stefania Braga
spagnolo
Manuela De Los Angeles  (Colombia)
Manuel Muñoz Segura
cinese
Luan Xue Yan

coreano
Kim Soo Young


Testo estratto dalla Divina Commedia ,  VIII canto dell’Inferno.
Io dico, seguitando, ch'assai prima
che noi fossimo al piè de l'alta torre,
3     li occhi nostri n'andar suso a la cima
per due fiammette che i vedemmo porre,
e un'altra da lungi render cenno,
6     tanto ch'a pena il potea l'occhio tòrre.
E io mi volsi al mar di tutto 'l senno;
dissi: "Questo che dice? e che risponde
9     quell'altro foco? e chi son quei che 'l fenno?".
Ed elli a me: "Su per le sucide onde
già scorgere puoi quello che s'aspetta,
12     se 'l fummo del pantan nol ti nasconde".
Corda non pinse mai da sé saetta
che sì corresse via per l'aere snella,
15     com'io vidi una nave piccioletta
venir per l'acqua verso noi in quella,
sotto 'l governo d'un sol galeoto,
18     che gridava: "Or se' giunta, anima fella!".
"Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a vòto",
disse lo mio segnore, "a questa volta:
21     più non ci avrai che sol passando il loto".
Qual è colui che grande inganno ascolta
che li sia fatto, e poi se ne rammarca,
24     fecesi Flegïàs ne l'ira accolta.
Lo duca mio discese ne la barca,
e poi mi fece intrare appresso lui;
27     e sol quand'io fui dentro parve carca.
Tosto che 'l duca e io nel legno fui,
segando se ne va l'antica prora
30     de l'acqua più che non suol con altrui.
Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
33     e disse: "Chi se' tu che vieni anzi ora?".
E io a lui: "S'i' vegno, non rimango;
ma tu chi se', che sì se' fatto brutto?".
36     Rispuose: "Vedi che son un che piango".
E io a lui: "Con piangere e con lutto,
spirito maladetto, ti rimani;
39     ch'i' ti conosco, ancor sie lordo tutto".
Allor distese al legno ambo le mani;
per che 'l maestro accorto lo sospinse,
42     dicendo: "Via costà con li altri cani!".
Lo collo poi con le braccia mi cinse;
basciommi 'l volto e disse: "Alma sdegnosa,
45     benedetta colei che 'n te s'incinse!
Quei fu al mondo persona orgogliosa;
bontà non è che sua memoria fregi:
48     così s'è l'ombra sua qui furïosa.
Quanti si tegnon or là sù gran regi
che qui staranno come porci in brago,
51     di sé lasciando orribili dispregi!".
E io: "Maestro, molto sarei vago
di vederlo attuffare in questa broda
54     prima che noi uscissimo del lago".
Ed elli a me: "Avante che la proda
ti si lasci veder, tu sarai sazio:
57     di tal disïo convien che tu goda".
Dopo ciò poco vid'io quello strazio
far di costui a le fangose genti,
60     che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.
Tutti gridavano: "A Filippo Argenti!";
e 'l fiorentino spirito bizzarro
63     in sé medesmo si volvea co' denti.
Quivi il lasciammo, che più non ne narro;
ma ne l'orecchie mi percosse un duolo,
66     per ch'io avante l'occhio intento sbarro.
Lo buon maestro disse: "Omai, figliuolo,
s'appressa la città c'ha nome Dite,
69     coi gravi cittadin, col grande stuolo".
E io: "Maestro, già le sue meschite
là entro certe ne la valle cerno,
72     vermiglie come se di foco uscite
fossero". Ed ei mi disse: "Il foco etterno
ch'entro l'affoca le dimostra rosse,
75     come tu vedi in questo basso inferno".
Noi pur giugnemmo dentro a l'alte fosse
che vallan quella terra sconsolata:
78     le mura mi parean che ferro fosse.
Non sanza prima far grande aggirata,
venimmo in parte dove il nocchier forte
81     "Usciteci", gridò: "qui è l'intrata".
Io vidi più di mille in su le porte
da ciel piovuti, che stizzosamente
84     dicean: "Chi è costui che sanza morte
va per lo regno de la morta gente?".
E 'l savio mio maestro fece segno
87     di voler lor parlar segretamente.
Allor chiusero un poco il gran disdegno
e disser: "Vien tu solo, e quei sen vada
90     che sì ardito intrò per questo regno.
Sol si ritorni per la folle strada:
pruovi, se sa; ché tu qui rimarrai,
93     che li ha' iscorta sì buia contrada".
Pensa, lettor, se io mi sconfortai
nel suon de le parole maladette,
96     ché non credetti ritornarci mai.
"O caro duca mio, che più di sette
volte m'hai sicurtà renduta e tratto
99     d'alto periglio che 'ncontra mi stette,
non mi lasciar", diss'io, "così disfatto;
e se 'l passar più oltre ci è negato,
102     ritroviam l'orme nostre insieme ratto".
E quel segnor che lì m'avea menato,
mi disse: "Non temer; ché 'l nostro passo
105     non ci può tòrre alcun: da tal n'è dato.
Ma qui m'attendi, e lo spirito lasso
conforta e ciba di speranza buona,
108     ch'i' non ti lascerò nel mondo basso".
Così sen va, e quivi m'abbandona
lo dolce padre, e io rimagno in forse,
111     che sì e no nel capo mi tenciona.
Udir non potti quello ch'a lor porse;
ma ei non stette là con essi guari,
114     che ciascun dentro a pruova si ricorse.
Chiuser le porte que' nostri avversari
nel petto al mio segnor, che fuor rimase
117     e rivolsesi a me con passi rari.
Li occhi a la terra e le ciglia avea rase
d'ogne baldanza, e dicea ne' sospiri:
120     "Chi m'ha negate le dolenti case!".
E a me disse: "Tu, perch'io m'adiri,
non sbigottir, ch'io vincerò la prova,
123     qual ch'a la difension dentro s'aggiri.
Questa lor tracotanza non è nova;
ché già l'usaro a men segreta porta,
126     la qual sanza serrame ancor si trova.
Sovr'essa vedestù la scritta morta:
e già di qua da lei discende l'erta,
129     passando per li cerchi sanza scorta,
tal che per lui ne fia la terra aperta".


Björk So Broken Live with Raimundo Amador
"So broken In pieces My heart is so broken I'm puzzling  Here I go Trying to run ahead of that Heart break train Thinking It will never catch up with me"


Sueños  · Dreams · Sogni 
Un proyecto para Lampedusa, de Simone Assi y Cecilia Rizzi, con la supervisión del prof. Enrico De Pascale.

Liceo Artistico -Manzù- di Bergamo. 

Los medios de comunicación de todo el mundo, nos muestran el alarde de fuerza del arte consagrado y de la capacidad económica que eso conlleva. La instalación de los artistas Christo and Jeanne-Claude. The Floating Piers en el lago de Iseo provincia de Brescia

Christo and Jeanne-Claude The Floating Piers Lago d'Iseo
Donde las masas italianas y no, hacen cola como si se tratase de una estrella pop o una cola del Inem; se pelean, se agolpa por poder pasar por esa pasarela coloreada y promocionada hasta la saciedad como hicieron con el Caminito del Rey (el Chorro, Málaga).
Caminito Rey                                      by Dover157
En cambio la poesía la han traído Simone Assi y Cecilia Rizzi con su trabajo 'Un progetto per Lampedusa' realizado por un instituto artistico de Bergamo, con el nombre del gran escultor ‘Manzù’, con la supervisión del prof. Enrico De Pascale.

La instalación es interesante e utópica, aunque después de la ‘The Floating Piers’ quizás todo es posible, solo hay que poner la voluntad política.

La passerella, ma per i migranti
Il sogno degli studenti dell’Artistico

Un progetto per Lampedusa. 

Simone Assi e Cecilia Rizzi, professor Enrico De Pascale.

Tra Tripoli, capitale della Libia, e Porto Empedocle, in Sicilia, stanno più o meno 520 chilometri di mare. In mezzo, circa a metà, si trova Lampedusa e, un po’ più in su e un po’ più a est, Malta. A Maltai migranti non sono ben accetti, anzi: chi arriva lì, difficilmente se ne va, rinchiuso com’è in centri di accoglienza che assomigliano più che altro a carceri. Così, la rotta marittima (per intenderci, i barconi) per chi lascia la Libia alla volta dell’Italia tocca Lampedusa e arriva in Sicilia, disegnando una linea spezzata fatta di dolore e incertezza. Troppo spesso, morte.
Ora, gli studenti della terza del Liceo Artistico Manzù, indirizzo Arti Figurative, ci hanno ragionato sopra. E, al di là delle facili retoriche e delle altrettanto immediate polemiche, hanno lanciato la palla un po’ più lontano, partendo dall’attualità ma sbarcando oltre. In quella terra fertile che è l’arte, capace – scrivono – «di spalancare davanti ai nostri occhi scenari altrimenti inimmaginabili, grazie al suo carattere utopico e visionario». Si sono dati un maestro, anche, creando un legame critico e intelligente con l’evento artistico principe di questi giorni, tanto celebrato dalla stampa, e che gli studenti hanno analizzato e discusso: la passerella The Floating Piers di Christo, prevista dal 18 giugno al 3 luglio sulle acque del Lago d’Iseo. E hanno poi creato The Floating Bridge – Un progetto per Lampedusa, a cura di Simone Assi e Cecilia Rizzi e sotto la guida del professor Enrico De Pascale. Che ha già ottenuto il plauso di Repubblica.
«Cercando di emulare lo spirito visionario» di Christo, i ragazzi hanno immaginato di «trasferire la sua magica installazione in un altro, ben più drammatico, luogo: quel braccio di mare compreso tra le coste del Nord Africa e la Sicilia, là dove negli ultimi mesi sono morte centinaia di persone in fuga dalla guerra, dalla fame e dalla miseria. Abbiamo provato a immaginare che, anziché a bordo delle famigerate carrette del mare, i profughi, con le loro famiglie e il loro carico di dolori e di speranze, potessero arrivare in Europa semplicemente passeggiando». Su quella linea spezzata che i barconi percorrono, ma «lungo una confortevole, fiammeggiante passerella d’oro».
Gli altri progetti. Sotto la guida del professor De Pascale, gli studenti del Manzù stanno allineando una serie di progetti davvero ben riusciti, di qualità e profondità in effetti indiscutibili. Il primo di cui avevamo scritto risale a gennaio 2015, quando una mostra della 4°D intitolata Le donne che leggono sono pericolose aveva addirittura attirato, per la peculiarità dell’idea e l’eccellenza della realizzazione, l’attenzione de La Stampa. Si trattava, allora, di una performance fotografica tutta al femminile diventata poi una mostra, nella quale, le liceali riproponevano, con la modalità del tableau vivant, pose e ambientazioni di quadri raffiguranti donne in lettura.
Solo un mese fa, poi, i ragazzi della 4°D Liceo Artistico, indirizzo Arti Visive, avevano dato vita a un’indagine sul rapporto tra ragazzi e intimità e mondo, attraverso il filtro-finestra dello smartphone. Si intitolava Deep Blue, perché il blu era il colore che rimaneva in una stanza buia, alla sola luce dello smartphone. E con il blu si delineavano i volti dei ragazzi, ritratti in un poetico e silente chiaroscuro digitale che lasciava qualcosa in sospeso. E invitava, per forza, a pensare.                                                                     By bergamopost 16 giugno 2016

La patera: Uno de los símbolos de la inmigración ilegal.

by Laura Zamarriego
Lo único que recuerdo es frío, mucho frío, un chico enorme de Mali no paraba de temblar, temblaba tanto y estábamos tan juntos, que hacía temblar toda la patera.
Es un error utilizar el término “patera” para cualquier tipo de embarcación usada por grupos de inmigrantes para acceder clandestinamente a territorio europeo  (usualmente el sur de España e Italia), ya que se suelen emplear para este fin otros tipos de botes, desde barcos pequeños de pesca de segunda mano, balsas rígidas o hinchables, cayucos, zodiacs e incluso hidropedales.
La patera específicamente es un tipo de bote abierto, esto es, sin cubierta, de escasa eslora, fondo plano, reducida obra muerta, construcción no demasiado robusta, por lo general de madera, que tiene diversos usos. Antonio Alcalá Venceslada, en su Vocabulario andaluz, la define como “barco muy plano en el fondo para perseguir patos en sitios de poco calado”, y para José Luis de Pando (Diccionario marítimo) es una “embarcación de pequeño tonelaje, usada para la pesca”.
Los inmigrantes aguantan sobre la patera semihundida el lunes antes de ser auxiliados por un petrolero
by el pais
El coste de un desplazamiento en este tipo de embarcaciones, siempre sobrecargadas de gente, varía mucho en función de la mafia que cobre a los interesados, del desplazamiento que haya que hacer o del riesgo que se quiera asumir. Muchas de ellas salen de Mauritania, porque la costa marroquí, otro puerto importante, está muy controlada por la policía de este país y la Guardia Civil española. De esta forma, el viaje se convierte, en ocasiones, en una navegación de más de cientos de kilómetros. Los testimonios recogidos por Cruz Roja y Guardia Civil hablan de que los precios pueden variar desde los 400 euros hasta los 2.000.
Libia, un país aún inestable dos años después de la caída del régimen de Muamar Gadafi, también se ha convertido en un puerto importante de salida de este tipo de embarcaciones, pero con dirección al sur de Italia. El flujo de inmigrantes en la zona ha crecido por la guerra en Siria y las revueltas en Egipto, así como por la situación de tensión y pobreza que atraviesan otros países árabes y africanos.
Muchos de los que allí viajaban, nunca habían visto el mar, cuando nos rescató el barco mercante uno cayó al agua, no lo volvimos a ver, no sabía nadar.
El ruido era insoportable, y los mareos y los vómitos de los demás, hacía que todos enfermáramos, uno llevaba pastillas para el mareo pero se acabaron muy rápido.
Llevábamos 2 días de viaje bajo el sol y la mitad estábamos como ausentes, confundidos, ardiendo, algunos no paraban de vomitar.
Como el agua se acabó y no llegábamos a tierra dos bebieron agua del mar, al día siguiente estaban muy enfermos.
Se nos estropearon los dos motores y pasamos 5 días a la deriva rezando para que alguien nos viera, se terminó el agua y la comida, al sexto día nos encontraron, pero ya era muy tarde para algunos.
By Delay Magazine  julio 8, 2014  Mundo 

La base de datos de los cadáveres encontrados en el Mediterráneo

Una investigación ha contado los cuerpos de inmigrantes hallados en el mar entre 1990 y 2013 a través de las actas de defunción de cinco países del Sur de Europa. Son 3.188 (2015/05/11).

Visualización de datos de los inmigrantes fallecidos cuando intentaban llegar a Europa por la frontera sur. 
¿Cuántas veces un placentero paseo por una playa mediterránea se ha convertido en evidencia de una realidad dramática al tropezarse uno con el cadáver de un ser humano que se dejó la vida en el mar? El cuerpo de alguien que viajaba hacia un sueño llamado Europa. Tras la búsqueda de una vida mejor, que nunca ya llegará. En la huida de una guerra, del hambre o simplemente de la pobreza... La escena es ya cotidiana. Este abrupto fin es el que han encontrado, al menos, 3.188 inmigrantes entre 1990 y 2013. El número de cuerpos encontrados en el agua, en contenedores o en las costas de cinco países del Sur de Europa. ¿Quiénes son? De ellos, el 65% (2.073) todavía no han sido identificados, seres anónimos, sin familia, pasado o apellido. Así lo constata una investigación de la Universidad Vrije de Ámsterdam cuyos resultados se recogen en una base de datos que se presenta hoy en La Haya.
Un total de 13 investigadores del proyecto Humans Cost of Border Control, en el que se enmarca este estudio liderado por Thomas Spijjkerboer y Tamara Last, han realizado el trabajo de campo para llegar a estas y otras cifras. Durante un año, han visitado 563 registros en el sur de Europa —en España, Italia, Grecia, Malta y Gibraltar. Dos investigadores españoles, Ignacio Urquijo Sánchez y Marta Pérez, revisaron las actas de defunciones en 173 registros civiles del país, desde la provincia de Huelva hasta Alicante, más la ciudad de Valencia, el sur de las Baleares, todas las islas Canarias, Ceuta y Melilla.
"Tenemos una metodología que nos marca cómo identificar a los posibles inmigrantes", explica Urquijo. "A veces es tremendamente evidente. Por ejemplo, en ciertos registros de las Islas Canarias, los fallecidos han sido inscritos como 'inmigrante patera número uno", detalla. Pero no siempre fue tan fácil dilucidar si los cadáveres aparecidos ante los vecinos en las costas, encontrados en el mar por pesqueros o hallados por la Guardia Civil en contenedores dentro de barcos, eran de inmigrantes que trataban de llegar de manera irregular al país. "Hemos mirado página por página todos los libros de defunción desde el año 1990. Y para certificar que efectivamente correspondían a este perfil, buscábamos datos como la nacionalidad, último lugar de residencia o el lugar y causa de fallecimiento", abunda el investigador desde La Haya.
"Realizando esta investigación hemos probado que es posible llevarla a cabo. La información está ahí, en poder de las Administraciones, pero no hay un procedimiento adecuado para su recolección", asevera Urquijo. "Las autoridades de cada partido judicial tienen la obligación de registrar todos los fallecidos que han sido encontrados en su área", subraya. Pero falta desarrollar una fórmula europea para que estas personas tengan un nombre, considera el equipo en sus conclusiones. "Por ejemplo, hemos hablado con médicos forenses que habían encontrado una pulsera con las iniciales del fallecido, pero que no sabían dónde apuntar esa información", continúa el español.
¿El resultado? "Sobre muchos de ellos solo se sabe lo que pone en su etiqueta: 'varón de raza negra sin identificar'. Y nada más", lamenta Urquijo. Para paliar este déficit de información, el equipo investigador propone la creación de un Observatorio Europeo de Defunción de Inmigrantes, que en su opinión debería formar parte del Consejo de Europa. Este organismo serviría para recoger datos de los fallecidos y evaluar el impacto de las políticas europeas en los flujos migratorios y las condiciones en que se producen. Algo que no se ha hecho hasta ahora por falta de voluntad política.
"Tenemos que ponernos en el lugar de quienes están buscando a su familiar fallecido", apela a la empatía Urquijo. Pero no existe hasta la fecha, ninguna base de datos oficial y detallada sobre el número de personas que han muerto en esta tumba de inmigrantes en que se ha convertido el Mediterráneo. "Todo lo que hay hasta ahora son estimaciones o recuentos realizados a partir de noticias de la prensa, pero nada tan pormenorizado como lo que estamos presentando", asegura el investigador español. La idea, subraya, es que las autoridades europeas tomen el testigo de este trabajo, lo continúen y amplíen.
Mientras tanto, la estadística de Humans Cost of Border Control es tan detallada que contiene la información individualizada de las 3.188 personas que constan oficialmente como inmigrantes que murieron intentando alcanzar los países del sur de Europa desde los Balcanes, Oriente Medio y África entre 1990 y 2013. Así, incluye (siempre que conste en los registros), lugar donde fue encontrado, día de la muerte, causa el fallecimiento, el sexo, la edad, el país de origen y, finalmente, si fueron o no identificadas. Basta consultar sus mapas e infografías para seguir estos datos.
En cuanto al género, el 71,6% (2.282) eran hombres y el 12,7% (404) mujeres. Del 15,7% restante (502 personas) no consta si se trata de varón o hembra. De la mayoría (40,9%) no se sabe su origen. De los que sí se conoce su procedencia, el 23,6% (751) procede de algún país del África subsahariana, el 17,9% (572) habían partido, sin embargo, del norte del continente. El resto, intentaban alcanzar Europa desde los Balcanes, Asia y Oriente Medio, en ese orden.
Por edades, la mayoría de los 2.122 fallecidos de los que sí está registrado el dato, tenían entre 20 y 29 años. Son 1.239 jóvenes a los que se les apagó la vida cuando buscaban un futuro mejor. Y los había aún más jóvenes cuando se los tragó el mar: 65 tenían menos de 10 años y 190 habían soplado apenas entre 11 y 19 velas. Con estos apuntes se puede inferir un perfil predominante de inmigrante muerto: joven varón de entre 20 y 29 años procedente de África subsahariana. Con tal dato, no debería ser difícil para las autoridades europeas deducir las desesperadas causas que empujan a estos hombres a jugársela en el trayecto, a abandonar hogar y familia.
Pero, aún más, la base datos también indica la causa de muerte: 1.977 (62%) se ahogaron; 145 murieron por hipotermia, 116 como consecuencia de heridas, violencia o malos tratos durante su particular odisea. Otros 76 sufrieron una parada cardio-respiratoria, 67 perecieron por deshidratación y 51 se asfixiaron antes de llegar a destino. De 756, nada se sabe más que llegaron muertos a los citados países del sur de Europa. 
Son cifras disponibles en su página web (en inglés) a las que todavía no se han incorporado los últimos dramas en Italia que han copado los titulares con cientos de muertos, pero que ayudan a entender una realidad: que los números son personas. Que los puntos en un gráfico son seres humanos con nombre, rostro, sueños, amigos, un padre y una madre, una historia. Con dignidad. 
Dos tercios aún están sin identificar.  De muchos de ellos solo se sabe lo que pone en su etiqueta: 'varón de raza negra sin identificar' Ignacio Urquijo, investigador
Las bases de datos y la metodología puede ser consultada aquí: Database. 
La presentación se puede seguir en Twitter en @HCBC_VU/ y bajo el hashtag #MEDdeaths.
By Alejandra Agudo Madrid

Hallados 117 cadáveres de náufragos en una playa de Libia.

Los cuerpos están abrasados por el sol y en avanzado estado de descomposición. Hay al menos dos niños. 

Trípoli by EFE
El Mediterráneo experimentó el viernes otro día negro, si bien las dimensiones de la tragedia aún son borrosas. Los cadáveres de al menos 117 migrantes han hallados durante las últimas horas en las playas de la costa oeste de Libia, según ha informado la madrugada del miércoles a través de su página de Facebook la sección de la Media Luna Roja en la ciudad libia de Zuara. Los migrantes se habrían ahogado al volcar su embarcación mientras se dirigían hacia Italia. De momento, mientras las autoridades costeras de Zuara llevan a cabo una operación de rescate de posibles supervivientes, se desconoce cuándo se produjo el naufragio y cuántas personas se encontraban en la nave. Durante los últimos días, con la llegada del buen tiempo, se ha multiplicado el número de embarcaciones que zarpan desde las playas libias hacia las costas europeas. Según estimaciones del Alto Comité de Naciones Unidas para los Refugiados (ACNUR) a partir de entrevistas realizadas con migrantes rescatados, tan solo durante la semana pasada se ahogaron 880 migrantes intentando cruzar el Mar Mediterráneo en dirección a Italia.
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En su página de Facebook, la Media Luna Roja ha colgado una decena de fotografías en las que se puede ver a varias personas trasladando cadáveres envueltos en sacos de plástico blancos y depositándolos en una ambulancia aparcada en la playa. Al Kamis al Bossaifi, un portavoz de la organización humanitaria en Libia, ha asegurado a la agencia EFE que la mayoría de las personas fallecidas parecen ser migrantes subsaharianos. Sin embargo, el hecho de que los cuerpos se encuentren ya en un estado de descomposición avanzado dificulta su identificación.
La trágica noticia coincide con el naufragio de una embarcación con cientos de migrantes a unos 100 kilómetros al sur de la isla griega de Creta, según han informado los guardacostas griegos. A media mañana, un total de 340 personas habían sido ya salvadas de una embarcación que estaba hundiéndose. Además, se recuperaron al menos cuatro cadáveres.
A pesar de los fuertes vientos existentes en la zona, los equipos de rescate, formados por cinco naves, un avión y dos helicópteros, han intensificado las labores de búsqueda de decenas de posibles supervivientes. De acuerdo con declaraciones Organización Internacional para las Migraciones (OIM) a la agencia AFP, en el navío se podrían haber embarcado hasta 700 personas. Sin embargo, los guardacostas griegos se han negado a entrar en especulaciones de este tipo. De momento, se desconoce todavía la nacionalidad de los migrantes salvados y de las víctimas, así como también de dónde había zarpado el barco hecho de madera que los transportaba.
Tras la firma de un acuerdo entre la Unión Europea y Turquía para la repatriación masiva de migrantes y refugiados que llegan a las costas griegas, se teme que el tráfico de embarcaciones se desvíe hacia la llamada ruta central, que une Libia con las costas italianas. En esta vía, el viaje es bastante más largo que desde Turquía, y por lo tanto, más peligroso. Por esta razón, durante los meses de invierno se reduce de forma considerable la salida de barcas. Las mafias que trafican con refugiados y migrantes pueden actuar con gran libertad en Libia, pues el país se encuentra sumido en el caos desde la caída del régimen de Gadafi -actualmente, cuenta con tres Gobiernos paralelos-,.
“Durante los últimos meses, la mayoría de migrantes rescatados son de origen subsahariano. Hay pocos refugiados sirios, ya que se ha endurecido la política de visados de Libia y sus países vecinos”, explica Mohamed Elshabik, coordinador de emergencia de la ONG Médicos Sin Fronteras, que posee una oficina en Zarzis, una ciudad tunecina situada a unos 40 kilómetros de la frontera libia. Fuentes de esta organización han confirmado la existencia de un naufragio en la costa libia, si bien aseguran que no ha aparecido ningún cadáver en las playas tunecinas.
Libia  by Migrant Report
De acuerdo con los cálculos de ACNUR, en lo que va de año, unas 200.000 personas han emprendido el viaje viaje hacia las costas europeas zarpando en precarias embarcaciones desde Turquía, Libia o Egipto, habiendo fallecido 2.510, frente a las 1.855 que perecieron en las mismas fechas el año pasado. La agencia de la ONU estima que unas 880 personas murieron tan solo durante la semana pasada en diversos naufragios en el Mar Mediterráneo, mientras otras 14.000 personas fueron rescatadas.

Migranti, naufragio in Grecia: 9 morti, salvi 350. Strage in Libia, 117 cadaveri a Zuwar.

Un barcone di 25 metri è affondato a sud di Creta. La marina greca e quattro navi di passaggio prestano i primi soccorsi. Amnesty: "Illegale rimandare i richiedenti asilo in Turchia"

libia  by Migrant Report
CIRCA 350 migranti sono stati salvati dopo che il loro barcone è affondato al largo di Creta. Nove i cadaveri recuperati. La marina greca è impegnata in "un'importante operazione di salvataggio", avevano annunciato all'alba le autorità portuali. "I migranti erano finiti in acqua. Le navi commerciali che incrociavano in zona (almeno quattro) hanno lanciato delle zattere di salvataggio e sono intervenute per salvare vite umane". Il barcone, lungo circa 25 metri, "è affondato a metà". Secondo l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni (Oim), a bordo ci sarebbero state in realtà almeno 700 persone.
La marina greca ha inviato subito sul luogo del naufragio, 75 miglia a sud di creta, due pattugliatori, un aereo e due elicotteri. Sull'origine del barcone non ci sono certezze. Secondo gli inquirenti potrebbe essere partito da Libia, Egitto o Turchia (come riferiscono i primi uomini recuperati). L'Oim sostiene invece che sia salpato dal Nordafrica. La loro destinazione era probabilmente l'Italia, anche se non si esclude che gli scafisti puntassero sulla Grecia aggirando le pattuglie della Nato dispiegate più a nord nell'Egeo. Già due giorni fa un gruppo di 113 migranti, per lo più afgani, era sbarcato sull'isola: il primo grande arrivo a Creta dall'inizio della crisi migranti.
L'organizzazione non governativa Amnesty International ha intanto chiesto all'Unione Europea di non rispedire i richiedenti asilo in Turchia. I migranti, secondo Amnesty, "non riceverebbero un'effettiva protezione" dal governo di Ankara, nonostante l'accordo stretto dal presidente Erdogan con l'Unione Europea il 20 marzo. La Turchia, sostiene l'ong che si occupa di diritti umani, è ben lontana dall'essere considerata "un paese sicuro". Nei "suoi sforzi per prevenire l'arrivo di migranti irregolari, L'Ue ha finto di non accorgersi di quel che sta accadendo in Turchia" ha detto John Dalhuisen, direttore per l'Europa e l'Asia centrale di Amnesty. "L'accordo Ue-Turchia è sconsiderato e illegale". Ad Ankara i migranti incontrerebbero povertà, violazione dei diritti e nessuna possibilità di integrazione.
In Libia intanto, nella città costiera di Zuwara, la spiaggia si è ricoperta di corpi di migranti lungo ben 25 chilometri. Sono almeno 117 gli uomini ritrovati, secondo la Mezzaluna Rossa locale e l'ong Migrant Report. Alcuni sono bambini. La maggior parte degli annegati sono originari dell'Africa sub-sahariana. Non è chiaro né quando né dove abbiano fatto naufragio. Nella zona la scorsa settimana la Guardia Costiera aveva intercettato quattro gommoni con più di 450 persone a bordo. Alcuni dei migranti tratti in salvo avevano riferito che "più di cento"  loro compagni di viaggio potevano essere annegati nella traversata.

In Italia, ieri un barcone era stato intercettato al largo di Otranto dalla Guardia di Finanza. Arrestati due scafisti originari di Brindisi. I nuovi arrivi stanno mettendo sotto pressione il nostro sistema di salvataggio e accoglienza, che vede attualmente 122mila immigrati ospitati nei centri governativi e nelle strutture temporanee. Il Viminale continua a chiedere maggiore disponibilità agli enti locali, incontrando forti resistenze. Secondo l'Oim nella serie di naufragi che ha funestato la scorsa settimana sarebbero morte almeno mille persone. Quasi 2.500 le vittime dall'inizio dell'anno.

E mentre proseguono le notizie di sbarchi di migranti e di nuove tragedie a largo della Libia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Lampedusa. "L'Europa inizia da qui" si legge su uno striscione appeso dai lampedusani lungo il percorso che il presidente deve percorrere.
By di ELENA DUSI

France Terre d’asile: "Europa nu poate face troc de migranţi cu Turcia"

Un nou summit european are loc la Bruxelles axat tot pe problema fluxului migrator, devenită un măr al discordiei în sînul Uniunii Europene. Cei 28 încearcă să se pună de acord un privinţa unui plan destinat să reducă presiunea migratorie în Europa. Numeroase obiecţii de ordin etic şi juridic i se aduc însă acestui "aranjament" la originea căruia se află Germania şi Turcia. 

by The Post Internazionale

In centrul acestui plan se află ideea unui schimb de migranţi: cei sosiţi ilegal în Europa ar urma să fie trimişi înapoi în Turcia iar de pe teritoriul turc ar urma să fie preluaţi, în acelaşi număr, "adevăraţii" refugiaţi, altfel spus oameni care au motive întemeiate să ceară protecţie în Europa. Asociaţia France Terre d’asile a găsit poate expresia cea mai convingătoare pentru a respinge acest proiect. "Europa nu poate să înceapă să facă troc de refugiaţi cu Turcia", arată, indignaţi, responsabilii asociaţiei citată mai sus. Si tot ei adaugă: "Europa riscă să se dezonoreze" aceptînd acest aranjament cu Turcia, cu atît mai mult cu cît dreptul european şi internaţional interzic "expulzările colective".
Alte voci politice denunţă presiunea Turciei asupra europenilor şi consideră propunerea formulată de primul ministru turc drept un veritabil "diktat". Franţa, prin vocea primului ministru, Manuel Valls, se declară dispusă să coopereze în mod eficient cu Turcia, dar refuză orice formă de "şantaj" din partea Ankarei.
Cum Turcia mai cere, în schimbul acestui aranjament, relansarea negocierilor de integrare europeană, un semnal negativ în acest sens a venit în aceste zile din partea autorităţilor cipriote. Cum insula este divizată de ani de zile şi doar partea greacă face parte din Uniunea Europeană, preşedintele cipriot Nicos Anastasiades a avertizat că se va opune oricărui plan de accelerare a integrării europene a Turciei atîta vreme cît chestiunea cipriotă rămîne nerezolvată. 
Un nou summit european are loc la Bruxelles axat tot pe problema fluxului migrator, devenită un măr al discordiei în sînul Uniunii Europene. Cei 28 încearcă să se pună de acord un privinţa unui plan destinat să reducă presiunea migratorie în Europa. Numeroase obiecţii de ordin etic şi juridic i se aduc însă acestui "aranjament" la originea căruia se află Germania şi Turcia.

Perché io sto con la ragazza che trasportava il bambino

Viaggiava chiuso in un trolley, con le gambe piegate strette al petto e la testa fra le ginocchia che stavano quasi all’altezza del mento. Stava lì e stava zitto perché voleva andare dalla mamma.
Io di solito nel trolley ci metto un pigiama non piegato, una camicia piegata male e una maglietta in più rispetto al numero dei giorni di trasferta perché in viaggio mi sudano le ascelle e quando arrivo ho bisogno di cambiarmi la maglietta fra la mattina e il pomeriggio.

Invece nel trolley suo ci stava lui, otto anni e piegato e nero come solo un figlio di neri emigrati legalmente in Spagna può essere. L’ottenne era trasportato da una ragazza di undici anni più grande di lui, e insieme stavano andando dalla mamma dell’ottenne, quello rannicchiato nel trolley.
Immaginatevi gli occhi del bambino quando hanno aperto il trolley, se ce la fate. Immaginateveli pensando che lui deve aver scorto la luce con gli occhi impastati dal buio, come noi ci svegliamo la mattina nel letto lui si è stirato uscendo dal trolley, e come facciamo noi appena svegli avrà lottato con la luce per tenere quegli occhi aperti e scorgere la mamma. E invece ha visto l'ingiustizia. Perché giratela come volete, cambiate pure gli addendi, modificate i protagonisti e le parole, ma impedire a un bambino di otto anni di andare a trovare la mamma è un crimine contro di lui, contro la mamma e contro la società.

La legalità è l’ultimo rifugio degli imbecilli, perché la legalità, svincolata dalla dignità umana, è solo un altro nome con cui il fascismo si presenta a chiedere il conto. Io non voglio legalità, io voglio giustizia, perché anche i collaborazionisti del regime che denunciavano i bambini ebrei nascosti nei solai si comportavano secondo la legge, e addirittura la legge li premiava con un contributo in denaro. Ma no, tutto ciò non era giusto. Esattamente come oggi, anche se qualcuno fa finta di non vedere, e qualche altro invece ci vede anche troppo bene.
by saveriotommasi.it

Migranti, la grande mistificazione

Da set­ti­mane si agita lo spet­tro delle per­sone sbar­cate in Ita­lia per cer­care rifu­gio nel nostro o negli altri paesi euro­pei. In realtà, il loro numero dall’inizio dell’anno al 7 giu­gno è di 52.671. Quindi, poco più dei 47.708 regi­strati nello stesso periodo dell’anno scorso. Sulla base di que­sto trend è cal­co­la­bile un numero di 190.000 a fine anno (200.000 secondo altri). Come si giu­sti­fi­cano, allora, le posi­zioni estreme e i toni, talora quasi para­noici, rag­giunti nel dibat­tito su que­sto feno­meno in Ita­lia e in Europa? Dav­vero si vuol far cre­dere che l’arrivo di alcune cen­ti­naia di migliaia di per­sone costi­tui­sca una minac­cia per gli equi­li­bri eco­no­mici e sociali di un gruppo di paesi tra i più ric­chi del mondo?
Principalele rute migratorii spre Europa by rfi-fr
In realtà, stiamo assi­stendo a una gros­so­lana mistificazione.
Intanto, sem­bra smar­rito ogni senso delle pro­por­zioni e si parla come se s’ignorassero dati di fatto signi­fi­ca­tivi. I paesi mem­bri dell’Ue, alla fine del 2013, con­ta­vano un numero di immi­grati di prima gene­ra­zione (cioè nati all’estero), rego­lar­mente regi­strati ed attivi nelle rispet­tive eco­no­mie assom­manti a più di 50 milioni, di cui circa 34 milioni nati in un paese non euro­peo. Que­sti immi­grati, come gli altri che li hanno pre­ce­duti, con­cor­rono diret­ta­mente alla pro­du­zione e alla ric­chezza di quei paesi. E non si vede pro­prio come nuovi flussi che si aggiun­gono a quelli regi­stra­tisi negli anni pre­ce­denti non pos­sono essere assor­biti con van­taggi demo­gra­fici, eco­no­mici e socio-culturali, solo che si adot­tino poli­ti­che appro­priate e posi­tive d’inclusione sociale.
In secondo luogo, invece di con­tra­stare sen­ti­menti xeno­fobi, che pure alli­gnano in parti della popo­la­zione, li si stru­men­ta­lizza e inco­rag­gia pur di gua­da­gnare con­sensi elet­to­rali nel modo più spre­giu­di­cato. L’esempio più vicino di tale irre­spon­sa­bile com­por­ta­mento viene dalle dichia­ra­zioni dei gover­na­tori di alcune delle regioni più ric­che del paese. Il loro lepe­ni­smo sem­bra igno­rare che pro­prio la van­tata ric­chezza di quelle regioni è dovuta anche al mas­sic­cio sfrut­ta­mento del lavoro degli immi­grati. Sfrut­ta­mento tanto più facile e pesante con i clan­de­stini. E que­sto ci porta dritto alla seconda misti­fi­ca­zione cui stiamo assi­stendo in Ita­lia e in Europa.
Indi­care gli immi­grati come una minac­cia serve a moti­vare misure di con­tra­sto e leggi restrit­tive che in realtà ser­vono a sfrut­tare al mas­simo il loro lavoro, indu­cen­doli a lavo­rare in nero, in impie­ghi pesanti e mal pagati, in affitto, a chia­mata e simili. Infatti, sono pro­prio le soglie di sbar­ra­mento all’integrazione, poste sem­pre più in basso, e il man­cato o dif­fi­col­toso rico­no­sci­mento dei diritti ai lavo­ra­tori immi­grati che per­met­tono ai gruppi diri­genti eco­no­mici e ai loro alleati poli­tici di sfrut­tare anche l’immigrazione per spin­gere verso la con­cor­renza al ribasso delle con­di­zioni di lavoro. In tal modo, si ren­dono più age­voli le poli­ti­che di restri­zione dei diritti dei lavo­ra­tori e di sman­tel­la­mento dello Stato sociale.
In terzo luogo, agi­tare lo spet­tro del peri­colo immi­gra­zione occulta altre respon­sa­bi­lità. Il fatto, cioè, che i mag­giori paesi euro­pei, Gran Bre­ta­gna e Fran­cia in testa, ma seguiti anche da Ger­ma­nia e Ita­lia si sono fatti pro­mo­tori, accanto agli Stati Uniti e insieme ad altri, di pesanti inter­venti politico-militari in Africa e in Medio Oriente. L’elenco è lungo. Si può comin­ciare dall’interminabile guerra in Afgha­ni­stan. Si può pro­se­guire con il sup­porto dato alla ribel­lione con­tro il regime siriano, rin­fo­co­lando con­flitti civili e reli­giosi che ora sfug­gono ad ogni con­trollo. Ancor più diretto è stato l’intervento in Libia, col risul­tato di una situa­zione, se pos­si­bile, ancor più con­fusa e ingo­ver­na­bile. Si è sof­fiato sul fuoco di vec­chi con­flitti tra le popo­la­zioni in Africa Centro-orientale per­se­guendo obiet­tivi tutt’altro che chiari. E lo stesso può dirsi per gli inter­venti in Mali e altri paesi.
Nel 2013, il numero di pro­fu­ghi che hanno cer­cato di fug­gire da zone di guerra, con­flitti civili, per­se­cu­zioni e vio­la­zioni dei diritti umani è stato di 51,2 milioni. Anche a con­si­de­rare circa un quinto di essi, vale a dire gli 11,7 milioni di per­sone che, in quell’anno, si tro­va­vano sotto il diretto man­dato dell’Alto com­mis­sa­riato per i rifu­giati delle nazioni unite e per i quali dispo­niamo di dati certi, vediamo che più della metà era costi­tuito da per­sone che fug­gi­vano dalla guerra in Afgha­ni­stan (2,5 milioni), dall’improvvisa defla­gra­zione del con­flitto in Siria (2,4 milioni), dalla recru­de­scenza degli scon­tri da tempo in atto in Soma­lia (1,1 milione). Ad essi segui­vano i pro­fu­ghi pro­ve­nienti dal Sudan, dalla Repub­blica demo­cra­tica del Congo, dal Myan­mar, dall’Iraq, dalla Colom­bia, dal Viet­nam, dall’Eritrea. Per un totale di altri 3 milioni, sem­pre nel solo 2013. Altri richie­denti asilo cer­ca­vano di scam­pare dai «nuovi» con­flitti in Mali e nella Repub­blica Centrafricana.
La grande mag­gio­ranza di que­ste e altri milioni di per­sone fug­gite da situa­zioni di peri­colo e sof­fe­renza, sem­pre nel 2013, non hanno cer­cato e tro­vato acco­glienza nei paesi più ric­chi d’Europa o negli Usa, bensì nei paesi più vicini. Paesi con un Pil pro capite basso e variante tra i 300 e i 1.500 dol­lari l’anno. Infatti, fin dallo scop­pio della guerra del 2001, il 95% degli afgani ha tro­vato rifu­gio in Paki­stan. Il Kenya ha accolto la mag­gio­ranza dei somali. Il Ciad molti suda­nesi. Men­tre altri somali e suda­nesi hanno tro­vato rifu­gio in Etio­pia, insieme a pro­fu­ghi eri­trei. I siriani si sono river­sati in mas­sima parte in Libano, Gior­da­nia e Tur­chia. Di fronte all’entità di que­sti flussi, il numero delle per­sone che, sem­pre nel 2013, hanno cer­cato pro­te­zione inter­na­zio­nale in 8 dei paesi più ric­chi dell’Ue, con Pil pro capite dai 33.000 ai 55.000 dol­lari, assom­mava a 360mila (pari all’83% dei rifu­giati in tutta l’Ue).
by Almost 
Que­sti dati di fatto dimo­strano l’assoluta man­canza di fon­da­mento e la totale stru­men­ta­lità che carat­te­rizza la discus­sione in atto tra i paesi mem­bri e le stesse isti­tu­zioni dell’Ue. Si discute di pat­tu­glia­menti navali, bom­bar­da­menti di bar­coni, per con­clu­dere con quello che viene defi­nito un «salto di qua­lità» nel dibat­tito e che con­si­ste­rebbe nella pro­po­sta di acco­gliere nei 28 paesi mem­bri dell’Ue un totale di 40.000 rifu­giati in due anni. Men­tre, nel 2013, Paki­stan, Iran, Libano, Gior­da­nia, Tur­chia, Kenya, Ciad, Etio­pia, da soli, ne hanno accolti 5.439.700. Il che signi­fica che un gruppo di paesi, il cui Pil è 1/5 di quello dei paesi dell’Ue, ha accolto in un anno un numero di immi­grati e rifu­giati che è 136 volte più grande del numero di quelli che sono dispo­sti ad acco­gliere i paesi della grande Europa in due anni! Ma per­fino que­sta misera pro­po­sta viene ora messa in discus­sione, dato anche l’atteggiamento nega­tivo di paesi come la Gran Bre­ta­gna e la Fran­cia, che pure si auto­de­fi­ni­scono grandi e civili. Lo spet­ta­colo di tanta pochezza poli­tica e morale induce a chie­dersi se i nostri gover­nanti e i diri­genti di Bru­xel­les si ren­dono conto che stanno asse­stando un altro colpo alla cre­di­bi­lità dell’Unione europea.

Migranti, Schengen sospeso causa dell'invasione nelle città. "Sono in trappola: alle spalle il mare, davanti le frontiere chiuse"

Naufragio de una patera de inmigrantes en la costa de Lampedusa
Viñeta del caricaturista y activista Carlos Latuff en el sitio web Opera Mundi
“Adesso è scattata la trappola: alle spalle il mare, davanti agli occhi le frontiere chiuse di Schengen. Il problema è che in trappola ci siamo anche noi, c’è l’Italia”. La voce del poliziotto in servizio in queste ore a Ventimiglia arriva via telefono. È lungo la frontiera dove da qualche giorno sta ingrossando un piccolo esercito di migranti, per lo più eritrei e sudanesi, arrivati in Italia dal mare, ma con un chiaro progetto migratorio che li porta nei paesi del nord Europa.
Un giovane sudanese tira su un cartello dove è scritto: “Grazie Italia per tutto, ma vogliamo andarcene”. Ecco, dice il poliziotto, “il fatto è che in Francia non riescono ad entrare, in Italia non vogliono restare e meno che mai vogliono farsi identificare. Se entrano nel circuito Eurodac dall’Italia (se si fanno prendere le impronte digitali in Italia, ndr) poi dovranno attendere tutta la procedura per la richiesta di asilo nel nostro Paese”. Ogni procedura impiega in media 215 giorni, e siamo anche molto migliorati. È il famoso accordo di Dublino, la madre di tutte le trappole che risale ai governi di Silvio Berlusconi, è stato reiterato con Roberto Maroni ministro e l’ultima volta sotto il governo di Enrico Letta.
E quindi che succede? Adesso parla uno dei dirigenti del Viminale che si occupa di immigrazione: “Quello a cui assistiamo in questi giorni è un fenomeno atteso: li chiamiamo i transitanti, migranti che sbarcano in Italia, nei confronti dei quali non esiste l’obbligo di identificazione e che si mettono nuovamente in viaggio risalendo la penisola per raggiungere i paesi del nord Europa”. Matteo Salvini li ha chiamati (stamani ad Agorà) i “ciabattanti”. Roberto Maroni ha detto che “se necessario la polizia deve poter sparare a vista”. Il riferimento è al ferroviere che ha perso il braccio perché aggredito da due sudamericani che hanno sfoderato un machete quando gli è stato chiesto il biglietto. Affermazioni che certo non rasserenano una situazione che i massimi dirigenti del Viminale ammettono essere “molto pesante” e “molto critica”.
Ma torniamo alla “trappola”, il mare alle spalle, le frontiere chiuse davanti. Le “criticità” di questi giorni, il numero sempre più alto di stranieri fermi nelle grandi stazioni di Milano e Roma, sono il risultato del numero di sbarchi sempre più alto ma anche del fatto che in occasione del G7 in Germania, Angela Merkel ha chiesto e ottenuto di sospendere Schengen e ripristinare i controlli alle frontiere per motivi di sicurezza legati allo svolgimento del summit internazionale a Garmish. A Berlino si è accodata Vienna. La commissione europea ha detto sì. E dal primo al 15 giugno le frontiere europee sono tornate chiuse. Il G7 a Garmish è durato 48 ore, lo scorso week end. Ma per precauzione le frontiere restano chiuse.
Ora, la sospensione di Schengen è una prassi in occasione dei vertici internazionali (chissà perché a noi italiani riesce sempre molto poco), ma farla durare due settimane rispetto ad un evento di poche ore, sembra un po’ una scusa. Nessuno però ha obiettato quando la Commissione Ue l’ha autorizzata. Il risultato è quello che vediamo: frontiere chiuse al Brennero e dintorni. Sull’onda del G7 si sono accodati anche altri valichi, compresi quelli della Francia di Francois Hollande. “Ecco che a Milano – spiega il funzionario dell’immigrazione - dove in genere i transitanti sostano al massimo 36 ore, il tempo di rifocillarsi, riposare e ripartire, in questi giorni restano fermi nei pressi della stazione anche una settimana”. Analogo discorso può essere fatto per Roma, per Ventimiglia.
È come se ci fosse un tappo: senza lo sbocco, i migranti restano chiusi, in trappola. E l’Italia con loro. Il sospetto, che avanza qualcuno anche al Viminale, è che “questo Schengen sia stato una prova generale per decisioni più a lungo termine”. Il resto d’Europa - quello che non vuole le quote di migranti, ha mandato le navi nel Mediterraneo per soccorrere barconi e gommoni ed evitare naufragi e li consegna sempre ai porti italiani – accusa l’Italia di non rispettare gli accordi. Angela Merkel non perde occasione per rimproverarci di “non sapere fare finger printing”. Cioè di non voler identificare i nuovi arrivati che altrimenti, in base a Dublino (lo status di rifugiato è a carico del paese delle prima identificazione) , dovrebbero restare in Italia per un tempo lunghissimo. Si spiega al Viminale: “Per identificare tremila persone, sempre che siano consenzienti, servono in media venti giorni. In un week end sono arrivate seimila persone. Come possiamo fare?”. E’ chiaro che vengano lasciati andare. “Vogliono raggiungere il nord Europa e non abbiamo alcuna possibilità di fermarli perché non esiste l’obbligo di identificazione”.
Al di là delle parole parlano i numeri: nel 2014 sono sbarcate sulle nostre coste 170 persone. Nei Centri sono state assistite 70 mila persone. Gli altri centomila hanno silenziosamente superato i valichi di frontiera. Che adesso sono stati chiusi. Momentaneamente. Almeno si spera.
Viminale e governo sono sotto accusa. La Lega non perde occasione per definire “inadeguati” entrambi. I governatori scrivono lettere a prefetti e sindaci per rifiutare nuovi arrivi e, addirittura, sgomberare le strutture turistiche impegnate per profughi e migranti. Argomenti che toccano la pancia del paese. Il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione non ci sta. E accusa le regioni di essere inadempienti. “Nel luglio 2014 – spiega Manzione – sindaci e governatori hanno firmato il Piano nazionale di accoglienza. Era previsto che ogni regione allestisse un cosiddetto hub, centri dove accogliere per tempi più lunghi proprio chi è in transito. L’unica regione che lo ha realizzato è l’Emilia Romagna”.
by Claudia Fusani, L'Huffington Post

Europa, impasible ante la crisis del Mediterráneo

La Operación Mare Nostrum logró rescatar a 150.000 personas, pero fue cancelada en octubre de 2014.

La mayoría de los problemas sanitarios se deben a las malas condiciones de recepción. 

La mayoría de inmigrantes muertos en el viaje a Europa era jóvenes subsaharianos
by  LUSMORE DAUDA
«No queremos que los europeos se cansen de nosotros, no queremos abrumarlos, pero no tenemos otra opción. Arriesgamos nuestras vidas para ayudar a nuestras familias o vecinos, a nuestros amigos, nuestros padres y nuestros hermanos. Por eso nos embarcamos en este viaje».Abdul tiene 34 años y es de Gambia. Dejó su país porque necesitaba dinero para mantener a su familia. Franqueó Senegal, Mali, Burkina Faso, Níger y Argelia antes de llegar a Libia, desde donde tenía previsto dar el salto a Europa. Fue rescatado el 14 de mayo por el MY Phoenix en un pesquero con 561 personas a bordo.
Abdul es uno de los de 100.000 inmigrantes que han cruzado el Mediterráneo desde el inicio del año, según calcula el Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Refugiados, Acnur. Los anhelos de otros 1.800 quedaron sumidos en el mar. «Esta es una crisis humanitaria orquestada, creada por el fracaso de la Unión Europea a la hora de poner en marcha políticas y prácticas adecuadas y humanas para hacerla frente», denuncia Aurelie Ponthieu, especialista de Médicos Sin Fronteras en migraciones. La mayoría de inmigrantes son sirios, eritreos, afganos, somalíes y nigerianos que huyen de contextos de violencia y persecución.
Entretanto, los Estados miembros emplean su tiempo en discutir sobre el cierre de fronteras: Francia y Austria han reforzado los controles fronterizos, Italia amenaza con impedir que barcos extranjeros desembarquen migrantes y Hungría anuncia la construcción de un muro en su frontera con Serbia. Pero las cifras evidencian que construir muros obstaculiza la entrada efectiva de inmigrantes, y no su salida. Recordemos, además, que en octubre de 2014 se canceló la Operación Mare Nostrum que llevaba a cabo Italia en el Mediterráneo, y que tenía como misión fundamental el rescate marítimo. Fue sustituida por la Operación Tritón, dirigida por la Agencia Europea de control fronterizo (Frontex), con menos presupuesto y limitada a la vigilancia y la protección de fronteras.
Las políticas defensivas sólo consiguen «socavar cualquier esfuerzo de colaboración para ayudar a las personas que lo requieren», asegura Ponthieu: «El deterioro de la situación no se debe a un número inmanejable de migrantes y refugiados sino al resultado directo de lasdeficiencias crónicas en las políticas de la UE en la gestión de las personas recién llegadas».
En este sentido, Amnistía Internacional presentó un informe el año pasado donde denunciaba que «las prioridades se han focalizado en sellar las fronteras más que en las obligaciones humanitarias». Del estudio se desprende que Europa dedicó, entre 2007 y 2013, cerca de 1.820 millones de euros al control de sus fronteras en equipamiento e infraestructura tecnológica. Pero sólo fueron 700 millones los invertidos en apoyo a procesos de asilo, servicios de acogida e integración de refugiados.
Italia y Grecia
Los datos médicos de los proyectos de MSF de ayuda a refugiados y migrantes en Italia y Grecia muestran que la mayoría de los problemas sanitarios se deben a las malas condiciones de recepción, así como a las heridas y traumatismos sufridos en viajes largos y peligrosos. Sin olvidar que los servicios que ofrece esta organización pretenden cubrir las necesidades sanitarias que las autoridades están desatendiendo y a las que los inmigrantes tienen derecho según las directivas comunitarias.
«Es evidente que el sistema actual, que incluye el Reglamento de Dublín II, no está funcionando. Las devoluciones de las personas vulnerables a Italia en el marco de Dublín II deben suspenderse inmediatamente», solicita Loris de Filippi, presidente de MSF Italia. Y es que en su país el sistema de recepción podría colapsarse en las próximas semanas si no se toman medidas. Desde la organización alertan de que centenares de refugiados en tránsito se concentran en asentamientos informales en las principales ciudades italianas y en Ventimiglia, en la frontera francesa.
Grecia está haciendo frente a la llegada de un importante aumento de refugiados, «pero el sistema de recepción es casi inexistente y las condiciones son cada vez más preocupantes». En la isla de Kos, MSF brinda atención médica en el campamento del Hotel Capitán Elías, un edificio en ruinas que constituye el único lugar puesto a disposición por parte de las autoridades para que los refugiados y los migrantes permanezcan mientras esperan la autorización de la policía para salir de la isla, un trámite que puede llevar varias semanas.
By Laura Zamarriego 3 JUNIO 2016

Las imágenes que nos recuerdan la tragedia del Mediterráneo

En lo que llevamos de año han muerto más de 1.600 personas intentando llegar a las costas europeas
El 18 de abril fallecieron entre 700 y 950 personas cerca de la costa de Libia. Se trataba de inmigrantes que intentaban llegar a Europa. Sólo se pudo salvar a 28 personas. Esta tragedia tuvo lugar sólo días después de que otras 400 personas desaparecieran en otro naufragio. En lo que va de año, ya han muerto más de1.600 personas intentando llegar desde África a las costas europeas.
Muchos han querido subrayar la importancia de la noticia ante el temor de que pasara desapercibida o, al menos, no tuviera la misma presencia en los medios que otras tragedias. Las redes sociales se han llenado de comparaciones e imágenes que han querido poner estas muertes en contexto.
Los dirigentes europeos en una balsa

Este tuit que coloca a los líderes europeos en una balsa en medio del mar se ha compartido más de 6.000 veces. Se trata además de una imagen sacada de la manifestación tras el atentado a Charlie Hebdo. El montaje incluso ha sido portada del diario alemán Die Tageszeitung.
By el país
Ethic 25
La viñeta by  El Roto
by The NY Times
La Domenica del Corriere, 7 dicembre 1947
by Idígoras y Pachi
by Charlie Hebdo
by immigrazione-uaumag
viñeta by Ricardo
El Clavo
by ElRoto y el MareMortum
Danteum

by Giuseppe Terragni (with Piero Lingeri), drawing of Paradiso room in Danteum, 1938, with its glass columns and open-air grid ceiling...                                                    by kitchener lord Danteum Flickr

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Danteum - by Lorenzo Russo

TERRAGNI DANTEUM 
A cura di Attilio Terragni e Italo Tomassoni
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
cura di Attilio Terragni e Italo Tomassoni
¿Monumentalismo vs. Modernidad? 
Otro proyecto en la representación monumental de la tradición fue el Monumento a Dante Danteum del año 1938. El monumento pretendía ser un puente que vincularía el legado de la cultura italiana con el esplendor del nuevo imperio. Un ejercicio simbólico inspirado alegóricamente en la Divina Comedia que articula diferentes compartimentos de planta rectangular en sección aurea como representación sucesiva del Infierno, Purgatorio y Paraíso. Cada espacio cuenta con un carácter distinto, por ejemplo: el Paraíso al ser la última sala, translucida y abierta al cielo, se organiza mediante una retícula de columnas de vidrio. En palabras de Curtis, el Danteumes el claro ejemplo de que “los dispositivos modernos de abstracción fueron empleados no para escapar del pasado sino para acceder a él de lleno en diversos niveles simultáneamente”14.
14 CURTIS, W.; op. cit., p. 369.
By por Jorge Cárdenas 

Caronte
Delacroix. Barque of Dante 1822 Louvre 189cmx246cm.  by tallermuse
Caronte (caronte), s. m. Chi trasporta su un’imbarcazione persone da una sponda all’altra di un fiume, di un mare. ◆ Anche se a portarle da questa parte dell’Adriatico sono stati i famigerati scafisti, i «Caronte» del mare che speculano sulla tragedia della guerra e sulla pulizia etnica che, ormai da troppo tempo, unisce i destini di kurdi e kosovari. (Corriere della sera, 2 aprile 1999, p. 9, In primo piano) • Lampedusa potrebbe diventare così un posto scomodo da raggiungere perché le imbarcazioni di clandestini verrebbero immediatamente intercettate. Quindi i caronte potrebbero tentare di sbarcare in Sicilia, sperando di non essere visti lungo il percorso. (ElioDesiderio, Sicilia, 2 ottobre 2004, p. 7, Immigrazione) • Grazie alle loro testimonianze è stato possibile identificare due presunti scafisti, che avevano in tasca un biglietto aereo per fare rientro a Casablanca, mentre un terzo «Caronte» figura tra le vittime. (Adige, 19 novembre 2005, p. 3, Attualità).
Uso antonomastico del nome proprio Caronte, personaggio che traghettava le anime dei defunti nel regno dei morti attraversando il fiume Acheronte.
By TRECCANI, LA CULTURA ITALIANA
by Gustave Doré, 1857 The Divine Comedy
Giovanni Stradano (1587) Dante et Virgile dans la barque de Phlégyas
Caronte i dannati. Michelangelo Buonarroti, 1535 e il 1541 Cappella Sistina
Joachim Patinir (1480–1524), Landscape with Charon Crossing the Styx, 1515–1524
La Barca de Caronte, Óleo sobre lienzo, 103 x 176 cm Josè Benlliure y Gil (Valencia, 1855 - Valencia, 1937) 
la barca di caronte - divina commedia dante alighieri inferno canto 
by Gustave Doré, 1857 The Divine Comedy
Charon's crossing by Alexander Litovchenko. 19th-century
by Gustave Doré, 1857 The Divine Comedy 
by Gustave Doré, 1857 The Divine Comedy
Dante e Virgilio by Giovanni di Paolo (c.1403–1483)

Sónar 2016 Niño de Elche. Sobre las Fronteras 
Radio 3 RNE
Otro año más descubriendo sonidos y creatividad en el Sonar. Destacamos el nuevo proyecto de Niño de Elche y los Voluble que presentan en el Festival su nuevo trabajo "En el nombre de" en el que reflexionan sobre el concepto de fronteras, para denunciar la situación que se vive en el Mediterráneo y en el Estrecho, con las personas en busca de refugio. Presentamos el trabajo artístico y científico de Semiconductor, creadores de la instalación de land art en SonarPlanta titulada Eartworks, la comentamos junto al científico Albert Casas, catedrático de la Universidad de Barcelona que ha colaborado con los artistas para conseguir que la grabación de los movimientos sísmicos se conviertan en sonido y finalmente en colores cambiantes. Se trata de mostrar la realidad sonora del Antropoceno, nuestra era, la primera en la que la mano humana modifica el paisaje del planeta y su evolución. Nos despide el director del Sonar Ricard Robles, incidiendo en esa apuesta por reflejar la relación de la música con el cambio climático, la política migratoria y la democracia en Europa. 
Escuchamos la música de: Acid Arab-Ia Hafla; Niño de Elche-Un Veneno-El Ravero; John Luther Adams-Become Oceans;  Insanlar+Ricardo Villalobos-KimeMe;  Red Axes-Balad of the Ice; AtaKak-MomaYendo.


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