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dOceendOcedeldOce ·· pOderes extrañOs ·· platerO y yO ·· la Bien Querida ·· La favola di Santa Lucia ·· LA MAGICA NOTTE DI SANTA LUCIA · Perché Santa Lucia porta i regali ai bimbi bergamaschi? · La tradizione a Verona ·· Santa Lucía, la mágica noche de la luz en Suecia ·· 100 años · Platero y yo · Capítulo XLIII - Amistad ·· Santa Lucia davanti al giudice Lorenzo Lotto 1532 ·· Pinacoteca civica e galleria di arte contemporanea, Jesi ·· Palazzo Pianetti Santa Lucia alla tomba di sant'Agata ·· El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick ·· Poderes Extraños · Versión Piroquinética - Triángulo De Amor Bizarro Remix · Zippo de TAB ··

pOderes extrañOs
"nO quierO decir
tOdO lO que sé
tOdO lO que piensO
ni tOdO lO que piensO
nO quería decirlO, perO
nO quería decirlO, perO tú...
tú tienes pOderes extrañOs sObre
tus pOderes extrañOs sObre
tus pOderes extrañOs sObre mí 
nO quierO esperar tOdO el añO
a las vacaciOnes..."
by LaBienQuerida



La favola di Santa Lucia

Quando S. Lucia salì in cielo, tutti si meravigliarono nel veder arrivare una persona così giovane. Ben presto la Santa con i suoi modi dolci ed i suoi occhi pieni di luce conquistò tutti e, persino lo scontroso S. Pietro si prese cura di lei come fanno i nonni con i nipoti.Così trascorrevano i giorni allietati di serenità e pace e Lucia si godeva questa sublime situazione, riflettendo su quanto fossero lontane da lei le sofferenze e la cattiveria che regnavano sulla Terra. S. Pietro, che nonostante la sua lunga barba bianca, aveva ancora una vista acutissima, si accorse che un sottile velo di tristezza si era posato sugli occhi celestiali di Lucia e, così, decise di chiamarla a sé per parlarle. S. Lucia gli disse che avrebbe tanto desiderato anche per un solo minuto poter rivedere il suo paese in Sicilia e i suoi poveri.

S. Pietro, fu talmente colpito da quella richiesta che passò giorni e notti fra le morbide nuvole del Paradiso a pensare come potesse esaudire il suo desiderio, finché prese coraggio e decise di parlarne col Padre Eterno. S'incamminò un po' timoroso e quando fu da Lui espose la richiesta tenendo sempre china la testa in segno di profondo rispetto. S. Pietro restò immobile ad aspettare una risposta poi, inaspettatamente, udì uno strano e metallico tintinnio; socchiuse gli occhi e vide che il buon Dio teneva in mano una piccola chiave d'oro. "Tieni Pietro, questa é la chiave che apre una finestrella che dà sul mondo, prendila e portala a S. Lucia" disse il Signore. S. Pietro fu così meravigliato che afferrò la chiave e corse come un ragazzino a cercare la sua Santa bambina, felice di aver esaudito il suo desiderio. Immediatamente gli occhi della santa s'illuminarono e i due salirono su di una nuvoletta che li portò alla magica finestrella. Quando arrivarono, Lucia con la mano tremante, infilò la chiave nella fessura e, come d'incanto, le apparve laggiù il mondo.La giovane fu soddisfatta di quella visione e, per lungo tempo,non desiderò più aprire gli occhi sulle cose terrene. Una notte però, il suo sonno venne turbato da lontani lamenti e pianti. Lucia, preoccupata decise di prendere la chiave per vedere cosa stesse accadendo. Fu in quel momento che la santa vide tutte le cose ingiuste, la vita dissoluta, il male, ma soprattutto vide bambini che soffrivano e piangevano. Rammaricata richiuse piano la finestrella e, una profonda tristezza, calò sui suoi dolcissimi occhi celesti.

Lucia sperava di vedere presto migliorare le cose sulla Terra; la sofferenza dei bambini l'angosciava tantissimo, non sopportando che proprio loro, così immacolati ed indifesi, potessero subire angherie fisiche o morali da parte degli adulti. S.Pietro nel frattempo la osservava in silenzio e, notava man mano che passavano le giornate, il mutamento d'umore di Lucia.Nemmeno al Padre Eterno passò inosservata la cosa e decise di chiamare S. Pietro. "Caro Pietro," disse il Signore "Io so quello che turba S. Lucia. Ella soffre per i patimenti dei bambini e le privazioni alle quali sono sottoposti."disse ed aggiunse: " Ho deciso, daremo l'incarico proprio a Lei di portare una volta all'anno un po' di allegria sulla Terra e, tu Pietro, le dirai che il Signore l'autorizza a scendere il giorno del suo martirio cioè il 13 dicembre per portare doni a tutti i bambini della Terra. Ora vai, corri, voglio che torni la luce in quei santi occhi." S. Pietro fu talmente felice, che, abbracciò il Signore e poi si affrettò a cercare Lucia per darle la bellissima notizia. Subito la santa rimase incredula, ma poi si convinse riempiendosi il cuore di letizia. Ormai mancavano pochi giorni al 13 dicembre, ma Lucia capì ben presto che non disponeva di nulla ed, in Paradiso, non esistevano né pasticcerie, né negozi di giocattoli. Questa volta S. Pietro fu veramente geniale; chiamò S. Lucia e la invitò a prendere la chiave d'oro dicendole di seguirlo."Apri la finestrella e guarda bene"disse Pietro. "Vedi là nello spazio?

Eccolo, lì c'é un cavallino, una bambola, un trenino, là c'é una trombetta, una trottola, li vedi? Sai cosa sono tutti quei giochi? Sono i giochi superflui, inutili,abbandonati e dimenticati dai bambini viziati e mai contenti. I giochi sono come le persone, cercano compagnia e, se nessuno li vuole più, preferiscono andare nello spazio, sperando d'incontrare qualche bimbo disposto a giocare con loro.. su' dai forza, prendine quanti ne vuoi e portali a chi ne ha veramente bisogno" concluse Pietro. "Oh, nonno Pietro, grazie, grazie di cuore" disse S. Lucia e cominciò ad afferrare tutti quei giocattoli abbandonati. La santa lavorò fino alla sera del 12 dicembre e mise tutti i giocattoli in grandi sacchi che appoggiò sulle spalle. Ma cara Lucia, così non arriverai mai con tutto quel carico,pesa troppo" disse Pietro e col suo vocione esclamò: " C'é qualcuno qui che sarebbe disposto ad aiutare S. Lucia?" "Iho...Iho..."Tu, mio dolce asinello? Se a Lucia va bene, andrà bene anche a me" disse Pietro guardando la santa. "Bravo asinello, tu sarai il mio fedele accompagnatore, vedrai, quando ci vedranno i bambini che gioia sarà per loro"disse Lucia accarezzando la generosa bestiola. Ecco come nacque il viaggio di S. Lucia e del suo asinello; da allora non hanno mai mancato all'appuntamento ogni 13 dicembre con i bambini buoni e bravi.

by comune.lazise.vr.it
13 · Dicembre, Santa Lucia

In Italia la maggior parte dei bambini riceve con impazienza i regali nel giorno di Natale ma in alcune città del Nord e Centro Italia, tra cui Brescia, Bergamo, Mantova, Cremona, Lodi, Udine, Verona, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e i comuni confinanti, è Santa Lucia, nella notte tra il 12 e 13 dicembre, che con il suo asinello e il suono di un dolce campanellino, porta i doni ai bambini che hanno fatto i bravi durante l’anno.

Abito a Brescia e scrivere di Santa Lucia mi fa tornare con la mente bambina e rivivere le emozioni che un bimbo prova in quei giorni di attesa e durante quella notte magica. Tutti i bambini che abitano nelle città dove si festeggia Santa Lucia sanno che è lei che porta i regali ai bambini buoni insieme al suo asinello nella notte tra il 12 e 13 dicembre, quella che viene definita la notte più fredda e lunga dell’anno.

Ricordo ancora che, come tutti i bambini, scrivevo la letterina per Santa Lucia e quella notte preparavo una ciotola con della farina per l’asinello e una tazza di latte e biscotti per Santa Lucia. Ora che ci ripenso sorrido, ma all’epoca ero così felice ed emozionata all’idea che sarebbe passata Santa Lucia al punto da non vedere l’ora di andare a letto presto per svegliarmi il prima possibile la mattina seguente e guardare tutti i regali e dolci che Santa Lucia mi aveva portato.

Tutti i bambini conoscono la storia di Santa Lucia, e ve la racconterò in quanto è molto toccante e per i Cristiani la Santa rappresenta la protettrice delle malattie degli occhi. Lucia nacque a Siracusa nel 283 d.C in una famiglia ricca e nobile, ma all’età di 5 anni perse il padre e con la madre decise di dedicare la propria vita a Gesù, facendo voto di povertà e castità.

Lucia era molto bella e per questo suscitò l’amore di un giovane pagano che, dopo essere stato da lei allontanato, per vendicarsi decise di denunciarla e consegnarla alle autorità, in quanto a quell’epoca tutti i Cristiani venivano perseguitati. La giovane non negò la sua religione e così venne condannata a morire bruciata vivacome se fosse una strega. La leggenda narra che in quel momento Lucia non vide più nulla e non sentii le fiamme che ardevano intorno a lei ma volò felice in paradiso. Era il 13 dicembre, e Lucia aveva solo 22 anni.

Arrivata in cielo, Lucia tornò a vedere e gli angeli le comunicarono che almeno per una notte all’anno sarebbe potuta tornare sulla terra per far felici i bambini buoniportando loro giocattoli e dolci. L’unica condizione che le imposero fu la seguente: potrai andare solo di notte perchè i tuoi occhi potranno vedere solo alla luce della luna e delle stelle e quella notte sarà sempre la stessa, quella del 13 dicembre quando il buio sembra interminabile.

Da allora Santa Lucia ogni anno, con il suo carro pieno di doni e accompagnata dal suo asinello, giunge nelle case di molti bambini per renderli felici. Per me si tratta di uno dei ricordi più dolci della mia infanzia, così come per tutti i bambini che hanno vissuto la magia di Santa Lucia e che anche da grandi continuano ad aspettarla e a vivere quell’attesa e quella notte con la stessa emozione di quando erano piccoli!

by passionemamma.it

Perché Santa Lucia porta i regali ai bimbi bergamaschi?

Il compito di portare doni ai bambini da parte della Santa è limitato solo ad una parte della Italia del nord.
Forse non tutti sanno che Santa Lucia non arriva in tutta Italia ma soltanto in una parte del Nord della nazione.
La ricerca di una plausibile spiegazione al fatto che il compito di portare doni ai bambini da parte della Santa è limitato solo ad una parte territoriale ci ha portato ad una probabile soluzione.

Noi stessi, infatti, ci eravamo domandati quale potesse essere il nesso che intercorreva fra questa Santa siracusana, Santa Lucia appunto, e la nostra provincia bresciana.
Una breve ricerca ci ha allora fornito le notizie che cercavamo.
Santa Lucia visse nel periodo del Basso Impero (281–304).

Aveva abbracciato il cristianesimo all’insaputa dei suoi genitori e sembra avesse fatto voto di castità per impetrare da Dio la guarigione di sua madre, colta da grave malattia. I genitori la fidanzarono ad un ricco pagano, che ella rifiutò. Il fidanzato irritato dal rifiuto la denunciò alle autorità romane come cristiana. Il governatore, che si chiamava Pascazio, la fece decapitare. Essa è la protettrice degli occhi e della vista, non si sa bene con certezza il perché: alcuni credono per il fatto che era la cecità la malattia da cui Lucia volle salva la mamma col suo voto; altri dicono perché il governatore prima di farla decapitare le fece strappare gli occhi; altri infine, più semplicemente, perché il suo nome deriva da “luce”.

Sepolta a Siracusa e divenuta nel frattempo Santa, non sfuggì ai cacciatori di reliquie del medioevo, quando il loro commercio era una attività come tante altre e, soprattutto, molto lucrativa. Il corpo di Santa Lucia fu portato dapprima a Costantinopoli e, da lì, commercianti veneziani lo trasportarono a Venezia dove divenne ben presto oggetto di culto.

Ancor oggi, infatti, navigando sul Canal Grande, vicino alla stazione ferroviaria, è visibile sul muro esterno della chiesa a lei dedicata una grande scritta che dice “Lucia Vergine di Siracusa in questo tempio riposa”.

Infatti, dietro l’altar maggiore della chiesa si trova il sarco-fago riparato dal vetro, con dentro il corpo della Santa, pienamente visibile. La lunghezza del corpo è quanto la statura regolare di una giovane di poco più di vent’anni. Le vesti sono di co-lore rosso; la mano sinistra lascia vedere le ossa ed i nervi essendo il corpo incorrotto, conservatosi tale per fenomeno naturale. Il volto è ricoperto da un'artistica maschera d'argento fatta porre nel 1955 dal futuro papa Giovanni XXIII.

Nei secoli successivi successe poi che proprio nella Festa dedicata alla Santa (una delle principali feste del tempo) i nobili veneziani usassero fare dei doni ai bambini più poveri della città lagunare. Lentamente questa usanza si estese a tutta la popolazione della capitale e, più tardi, alle altre città che erano comprese nei domini della Serenissima.

La tradizione della Santa Lucia si diffuse allora in tutto il territorio della Repubblica di Venezia che in Italia comprendeva per l’appunto tutto l’attuale Veneto, il Friuli, parte del Trentino, Brescia, Bergamo e Crema. La Repubblica nel 1797 tramontò, ma la tradizione rimase proprio in quei territori ed in quelle province che erano state governate per quasi 400 anni dalla Serenissima.

Quindi l’origine di questa tradizione si ricollega strettamente alle vicende storiche di queste nostre terre, corrispondendo la sua diffusione, grosso modo e con minime variazioni, alla superficie dell’antica Repubblica Veneta e permanendo, all’insaputa dei più, come ricordo indelebile di uno Stato che non esiste ormai da oltre 200 anni.
by Dario Ghirardi

Documentario Lorenzo Lotto


Deposizione nel Sepolcro, Jesi

LA MAGICA NOTTE DI SANTA LUCIA
Una delle principali tradizioni a cui è legata la maggior parte della Bergamasca è indubbiamente la magica notte di Santa Lucia! Una notte molto speciale dedicata ai più piccoli! Infatti accade che ogni anno nella notte tra il 12 ed il 13 Dicembre la Santa, lesta lesta, porti i doni ai bambini che sono stati diligenti durante l’anno e hanno fatto del bene.

Lucia è nata nel 283 d.C. e martirizzata nel 304 d.C.. La giovane faceva parte di una famiglia patrizia di Siracusa e venne promessa in sposa ad un altro patrizio pagano. Da tempo Lucia con la madre Eutichia si erano convertite al cristianesimo, in seguito ad un pellegrinaggio ai sepolcri di Sant’Agata, durante il quale l’anziana madre, ormai cieca, miracolosamente riacquistò la vista.
Il suo futuro sposo vedendo i cambiamenti di Lucia, che donava le sue ricchezze ai poveri, e all'ennesimo rifiuto di sposarlo, la denunciò come cristiana, e per le leggi decretate dall'imperatore Diocleziano fu martirizzata. Secondo la tradizione gli furono cavati gli occhi ed infatti viene rappresentata con un piattino con le orbite ed un pugnale, divenendo così simbolicamente “La Portatrice di Luce”, quindi la protettrice della vista.

Le diffusione del culto di Santa Lucia nel nord è legato al dominio della Serenissima Repubblica di Venezia. Le spoglie della Santa furono portate dai Bizantini a Costantinopoli dopo la liberazione della Sicilia dai musulmani. Nel 1024 dopo la caduta di Costantinopoli durante la quarta crociata, il Doge Enrico Dandolo portò le reliquie a Venezia dove furono riposte nella chiesa di San Geremia.

Il culto della Santa nella nostra provincia si diffuse a partire dal XIV secolo, e fu abolito solo dai napoleonici nel 1798, ma con la fine del loro dominio il culto riprese. Negli anni trenta ebbe inizio l’usanza che per ricevere i doni i bambini debbano scrivere una letterina con i propri pensieri e le proprie richieste, che poi dovrà essere messa nella cesta nella chiesa a lei dedicata in via XX Settembre a Bergamo, dove si trova la sua statua.

Santa Lucia durante la notte del 12 dicembre prende miracolosamente vita e legge le letterine. A questo punto con il carretto e il suo fedele asinello prende il volo consegnando i doni nelle case dei bimbi, lasciandoli sui tavoli delle cucine ed accompagnati da golosissimi dolci.
Nell'800 e nei primi del 900 invece si usava mettere una scarpetta di stoffa sul davanzale della finestra e durante la notte la Santa vi riponeva i "bùn bù", ossia i dolci come: nocciole, una mela, fichi secchi, torroncini e i zuccherini, i cosiddetti "basì de zöchèr" e i più fortunati del cioccolato.

Chi osa però sbirciare la Santa mentre sta consegnando i regali riceverà una manciata di cenere negli occhi diventando cieco, quindi si deve andare a letto presto e dormire!

Si deve anche pensare all’asinello che dopo tutta quella fatica avrà fame e quindi si deve mettere del fieno fuori casa o sulla finestra, oppure della crusca con farina gialla. Per chi ha avvistato la Santa viene descritta con un bel vestito bianco e un velo che gli copre il viso, perché non vuole far vedere che è senz’occhi. Nei tempi passati Santa Lucia amava portare ai bambini anche le arance i “portogài”. Si usa anche offrire qualcosa alla Santa per permettergli di caricare per bene le energie, magari dei biscotti! Così il giorno dopo si può vedere se li ha graditi!.

Per i bambini che invece non si sono comportati bene durante l’anno, anziché i regali la Santa porta solo carbone!

Il giorno di Santa Lucia viene correlato alla rinascita della luce ed alle celebrazioni del  solstizio d’inverno, un tempo infatti il calendario antico faceva ricorrere questa festività proprio nei giorni antecedenti il 21 Dicembre, mentre nei paesi nordici il solstizio era celebrato proprio il 13 dicembre. Un proverbio infatti dice “La nòcc de Santa Lüsea, l’è la piü longa che s’ghé seà“ (La notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia).

Santa Lucia è festeggiata anche nei paesi nordici come Svezia, Finlandia e Danimarca. Essa è rappresentata come una bellissima fanciulla vestita di bianco con una corona di candele.

In Svezia infatti la sera del 12 dicembre la tradizione vuole che si preparino dei dolciumi. La mattina del 13 dicembre la primogenita si alza prima di tutti e vestita con un lungo abito bianco con una cintura rossa ed in capo una corona di foglie con sette candele, sveglia gli altri membri della famiglia porgendo loro i biscotti cucinati la sera precedente, che simboleggiano i doni del passaggio della Santa sulla terra.
E’ inoltre tradizione il canto di Luciasången (riadattamento in svedese della canzone di Santa Lucia) dove le bambine sfilano vestite di bianco cantando di casa in casa simboleggiando le stelle. Ogni anno è eletta la “Santa Lucia di Svezia” che parteciperà alla processione a Siracusa, e solitamente fanno anche una sosta a Milano.

by Mirko Trabucchi


Santa Lucia davanti al giudice 
Lorenzo Lotto 1532
La tradizione a Verona

Già una settimana prima della festa la Santa si “manifesta” ai bambini buoni tramite lanci improvvisi di caramelle e cioccolatini; naturalmente è un continuo tentativo di…vedere il buco nel soffitto che S. Lucia apre velocissimamente e altrettanto velocissimamente richiude! Peccato che non ci si riesca mai…

Tre giorni prima del 13 dicembre, in piazza Bra, la piazza centrale della città, quella dell’Arena per intenderci, arrivano i “banchéti de Santa Lùssia”, secondo una tradizione che risale già al secolo scorso: nelle bancarelle ricoperte di tende, si vendono giocattoli, dolci e altri oggetti da regalo, anche per gli adulti.

Le nonne raccontano che “tanto tempo fa” (forse nel Settecento, da altre notizie orali raccolte in questi anni) c’era stata un’epidemia di “male agli occhi” che colpiva soprattutto i bambini, così che i genitori li votarono alla Santa, che non solo compì il miracolo, ma aggiunse anche dolci e piccoli doni …nelle loro scarpette.

Santa Lucia a Verona viene aiutata dal Gastaldo, che conduce l'asinello. La sera del 12 dicembre si deve lasciar da mangiare sulla tavola; in famiglia ogni componente, adulti compresi, deve preparare un piatto vuoto che la Santa riempirà di dolci, tra cui le immancabili "pastefrolle di S. Lucia", introvabili ovunque, tranne a Verona, nonché l'altrettanto immancabile "ghiaia dell'Adige". In questa sera i bambini vanno a letto presto e chiudono forte forte gli occhi, nel timore che la Santa li accechi con la cenere, se li trova svegli. S. Lucia si annuncia con un suono di campanello.

Anche a LAZISE, arriva qualche giorno prima, l'8 dicembre per la precisione.
Arriva dall'altra sponda del Lago, in barca, accompagnata dal suo fedelissimo Castaldo.
Sul porto c'è sempre l'asinello e il suo carretto carico di caramelle per tutti i bambini.

by comune.lazise.vr.it


Dettagli: Santa Lucia

 
 
by beniculturali.marche.it
Jesi, Pinacoteca comunale, 
Palazzo Pianetti Santa Lucia alla tomba di sant'Agata.

Santa Lucía,
la mágica noche de la luz en Suecia

A medida que noviembre llega a su fin, los países nórdicos deben enfrentarse a circunstancias poco favorables: las gélidas temperaturas se instalan definitivamente en las ciudades, y las horas de luz son cada vez menores.
Por eso el 13 de diciembre tiene lugar, en Suecia, una de las fechas más especiales del calendario: el día de Santa Lucía, la portadora de la luz. Coincide con el solsticio de invierno y la noche más larga del año y, para iluminar el frío y la oscuridad, se encienden miles de velas. Una de las noches más mágicas del año, que no puedes perderte si visitas Suecia en esta época.
¿Cómo se celebra la noche de Santa Lucía? El acto más especial es el desfile, compuesto por cientos de niños que lucen túnicas blancas como la nieve. Al frente se encuentra la elegida para representar a Santa Lucía, una chica con vestido blanco y corona iluminada. Todos ellos portan candelabros y velas, sinónimo de la luz, que han de guardar el país durante los meses de oscuridad invernal.
Los niños, ataviados con capirotes blancos llenos de estrellas doradas, también son portadores de la luz; y detrás de ellos camina una banda de duendecillos, la parte más pagana de esta celebración de raíz cristiana.
El desfile de Santa Lucía es uno de los momentos más conmovedores que presenciarás en durante el invierno en Suecia. Los niños y niñas desfilan lentamente por iglesias, escuelas y escenarios dejando a su paso miles de motas de luz, mientras cantan villancicos tradicionales para romper la oscuridad.
Mientras desfilan reparten, a los que allí se han congregado para verlos, galletas de jengibre, bollos de azafrán (conocidos como pepparkakor y lussekatter) y otros dulces para combatir el frío.
Esta tradición centenaria no es tan solo una ocasión única de acercarte a la cultura sueca; marca también un momento de gran importancia en el calendario del país, la segunda semana de adviento. Las ciudades se engalanan, más que nunca, con sus alumbrados y decoraciones navideñas; y los hogares se visten para esperar el mágico y próximo día de Navidad.
by Xavi Villalvilla


platerO y yO
Platero es pequeño, peludo, suave; tan blando por fuera, que se diría todo de algodón, que no lleva huesos. Sólo los espejos de azabache de sus ojos son duros cual dos escarabajos de cristal negro. Lo dejo suelto y se va al prado y acaricia tibiamente, rozándolas apenas, las florecillas rosas, celestes y gualdas... Lo llamo dulcemente: ¿Platero?, y viene a mí con un trotecillo alegre, que parece que se ríe, en no sé qué cascabeleo ideal...
La primera edición se publicó en 1914 (Ediciones de la lectura) Juan Ramón, en un «prologuillo» a la edición aclaraba: «Yo nunca he escrito ni escribiré nada para niños, porque creo que el niño puede leer los libros que lee el hombre, con determinadas excepciones que a todos se le ocurren».
By wikipedia


Capítulo XLIII - Amistad

“Nos entendemos bien. Yo lo dejo ir a su antojo, y él me lleva siempre a donde quiero.
Sabe Platero que, al llegar al pino de la Corona, me gusta acercarme a su tronco y acariciárselo, y mirar al cielo al través de su enorme y clara copa; sabe que me deleita la veredilla que va, entre céspedes, a la Fuente vieja; que es para mí una fiesta ver el río desde la colina de los pinos, evocadora, con su bosquecillo alto, de parajes clásicos. Como me adormile, seguro, sobre él, mi despertar se abre siempre a uno de tales amables espectáculos.
Yo trato a Platero cual si fuese un niño. Si el camino se torna fragoso y le pesa un poco, me bajo para aliviarlo. Lo beso, lo engaño, le hago rabiar... El comprende bien que lo quiero, y no me guarda rencor. Es tan igual a mí, tan diferente a los demás, que he llegado a creer que sueña mis propios sueños.
Platero se me ha rendido como una adolescente apasionada. De nada protesta. Sé que soy su felicidad. Hasta huye de los burros y de los hombres...”


El burro más célebre de la literatura universal celebra su centenario en Google. El protagonista de Platero y yo, de Juan Ramón Jimnénez, cumple 100 años con un 'doodle' en la página principal del buscador más usado de internet.

El protagonista de PLATERO y YO, pese a su edad, permanecerá siempre "pequeño, peludo, suave; tan blando por fuera, que se diría todo de algodón, que no lleva huesos", tal y como reza el inicio de la obra del poeta español, de lectura obligada en todos los colegios de España e Iberoamérica. Es por eso que su arranque evoca en mucho recuerdos lejanos. "Sólo los espejos de azabache de sus ojos son duros cual dos escarabajos de cristal negro. Lo dejo suelto y se va al prado, y acaricia tibiamente con su hocico, rozándolas apenas, las florecillas rosas, celestes y gualdas... Lo llamo dulcemente: “¡Platero!" y viene a mí con un trotecillo alegre que parece que se ríe...", describió el poeta en este libro, uno de los más traducidos en de la literatura universal.

Platero y yo, un clásico de la literatura española del siglo XX, es, según el Instituto Cervantes, todo un ejemplo de prosa poética modernista. Dedicado por Juan Ramón Jiménez A la memoria de Aguedilla, la pobre loca de la calle del Sol que me mandaba moras y claveles, describe la amistad y el cariño entre un viejo y su burrillo, una relación en la que se funden la alegría, la pena y el agradecimiento. Es un libro que entra en lo profundo del alma humano, un libro bueno no sólo para niños, sino también para mayores..
Muchos son los actos que conmemorarán hoy el centenario de Platero y yo. La alcaldesa de Madrid, Ana Botella, descubrirá hoy una placa conmemorativa de los 100 años de la primera edición de la obra en la sede de la Fundación Mapfre, situado en el Paseo de Recoletos, 25. Además, varios artistas también rendirán homenaje en varias disciplinas a esta obra icónica creada por Juan Ramón Jiménez en 1914.
by LaVanguardia


El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 

El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 
El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 
El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 
by ecartelera.com


LA BIEN QUERIDA - Poderes Extraños (Versión Piroquinética - Triángulo De Amor Bizarro Remix) 

Triángulo de Amor Bizarro revisitan un “Poderes Extraños” incluido en el disco de remezclas de “Premeditación, Nocturnidad Y Alevosía” (Elefant Records, 15).
La Bien Querida cierra por fin el ciclo. Sus tres EPs daban forma a una obra que, pensando en el formato álbum tradicional, parecía completa. Pero todas las aristas, especialmente la parte audiovisual, que rodeaban a estos tres EPs hacían necesaria una recopilación final. Enmarcarlo todo y presentarlo como se merecía. Ahora, con la nueva edición -CD y DVD- de “Premeditación, Nocturnidad Y Alevosía” que presenta Elefant Records se unen por fin todas las piezas.
El DVD incluye la película de Juanma Carrillo resultante de unir los tres fragmentos previos, uno por cada EP, acompañado de un making of y los videoclips de “A Veces Ni Eso”, “Arenas Movedizas”, “Aurora”, “Luna Nueva”, “Hoy”,  “9.6”, “Corpus Christi” y “De Momento Abril”. Pero además se incluye un CD de remezclas muy jugoso, con nombres que van desde Tulsa a Yung Beef pasando por Joe Crepúsculo, Nacho Canut, Le Parody, Russian Red o Triángulo de Amor Bizarro, que firman la remezcla que estrenamos hoy, una de las dos  -la versión piroquinética- de “Poderes Extraños” incluida en el disco.
by mondosonoro.com

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conAdios Jesús López · Pimpi Florida ·· el Palo · Málaga ·· MAS de 62 AÑOS pimpeando "VAMOS a ACABAR en la CARCEL TODOS" "esto es como un MILAGRO, es que esta la cosa MU MALA" el dice que dicen de su bar que "el Pimpi es Vampírico te chupa la Sangre" "cuando vienen los acreedores apartamos a correr" ·· El divo de la barra·· Ceremonia gastronómica y musical ·· Making Off de ZOYDERPALO ·· El Pimpi Florida, donde todo el mundo cabe ·· El PIMPI FLORIDA. UNA EXPERIENCIA ÚNICA ENTRE MARISCO Y COPLAS ·· El Pimpi Florida pierde a su capitán ·· Marifé en el Pimpi Florida ·· Muere el propietario y ‘alma mater’ de El Pimpi Florida a los 62 años ·· JESUSITO MALAGUEÑO! · El pimpi es Nandi y Nandi es el pimpi ·· Marifé de Triana · El Fari · Antonio Molina · Juanita Reina · Rocio Jurado · Julio Iglesias Frank Sinatra · Chavela Vargas · Renato Carosone · concha Piquer · Rafael · Raffaella Carrà ·


"VAMOS a ACABAR en la CARCEL TODOS"
"esto es como un MILAGRO, es que esta la cosa MU MALA"
dicen de su bar que "el Pimpi es Vampírico!! te chupa la Sangre"
"cuando vienen los acreedores apartamos a correr"
by Jesús López -pimpi florida-

MAS de 62 AÑOS pimpeando
 fotograma RTVE - tallermuse
 fotograma RTVE - tallermuse

De Jesús, ese señor tan amable y siempre con una sonrisa preparada, y su bar, que les puedo contar; Mi abuela vivía en el palo, y los domingos por la tarde, siempre íbamos a verla. Ya de vuelta a casa, cuando tirábamos para Marcos de Obregón, mi padre (si estaba de buen humor) casi siempre, nos llevaba a cenar al Pimpi. 
Siempre pedíamos empanadillas para picar, mientras esperábamos las eternas patas y gambas al pimpi, reforzando el pedido "con mucho ajo". Al terminar con las gambas, mi padre, solía pasarse el ajo de una cazuela a otra, separando el aceite y su pimentón, para hacerse un enorme barquillo de ajo al Pimpi Florida. 
También teníamos un grato recuerdo de su cuñado, el marido de la cocinera, un señor con un gran porte, elegante y muy agradable, Jesús siempre se incorporaba algo más tarde, y siempre sonaba la misma música en casete, a alto volumen, o según el gusto de Jesús, que subía el volumen a placer, recuerdo que Rocío Jurado siempre sonaba alto, y Julio Iglesias bajo.  

Son recuerdos de hace más de 35 años, no recuerdo cuando y porque dejamos de frecuentarlo. 

Me habló del Pimpi un compañero universitario Jienense, que trajo el boom del ladrillo a Málaga, cuando el local empanzaba a ponerse de moda (quizás merecida para Jesús, aunque si a mí la moda…me descolocaba los recuerdos). La curiosidad y hacer vivir parte de mi infancia a mi pareja sentimental, me hizo volver (un par de veranos, no mas, el gentío era arrollador) y seguí contrastando que las patas tardaban una eternidad y doy fe que el bar nunca cambio.
by tallermuse

 fotograma RTVE - tallermuse
 fotograma RTVE - tallermuse
 fotograma RTVE - tallermuse
by comando-actualidad-bares-miticos
 fotograma RTVE - tallermuse
 fotograma RTVE - tallermuse

El divo de la barra

Jesús López es un enamorado del teatro, y cada vez que abre las puertas del Pimpi Florida, la taberna que heredó de su padre (casi siempre con el público agolpado en la puerta), es como si levantara el telón para dirigir una función que, a pesar de transcurrir en el mismo escenario, nunca se repite. «Llevo 32 años aquí dentro y cada día es diferente, por eso me apasiona lo que hago», explica. 
Jesús iba para publicista. La taberna familiar abierta en pleno corazón de El Palo (Juan Sebastián Elcano, 13) daba, gracias a las gambas al pilpil (al pimpi, en paleño) de su madre, suficiente dinero para permitirle soñar. Pero a mitad de la carrera su padre murió y Jesús tuvo que aparcar los libros para sustituirlo detrás de la barra. 
Igual que los grandes de la escena, que impregnan de sí mismos todo lo que tocan, Jesús convirtió su taberna en algo único. Decidí rodearme de todo lo que me gustaba: mi música, mis fotos con las estrellas que admiro. Siempre que puedo voy al teatro, y si me conmueve lo que veo, no puedo evitar ir al camerino para decírselo al artista. He entrado en todos los camerinos del mundo...». 
Las paredes están cubiertas de fotos de Jesús con grandes del flamenco, la ópera, la copla. A él le gusta estar detrás de la barra para verlas, pero también para dirigir la función, para dialogar con los clientes a través de los sabores y la música. No es raro que la clientela baile y cante apretujada tras la barra. Por Miguel de Molina o por Renato Carosone. Por lo que decida el maestro de ceremonias. 
Él sabe que es un artista, que su público le espera y adora. Nunca decepciona.

by Esperanza Peláez. 09.06.2006
 fotograma RTVE - tallermuse

Ceremonia gastronómica y musical

El surrealismo vive y brota como un manantial de magia en Las Cuatro Esquinas de El Palo. Allí tiene su pequeño templo de la gastronomía y la música Jesús López, un tabernero a la vieja usanza que cada noche (excepto los lunes y los martes) oficia, como un chamán de las empanadillas y el vino, la ceremonia de la confusión y el placer en la que se ha convertido desde hace tiempo la visita al Pimpi Florida.
Cabría decir, incluso, que la excelencia de sus productos es casi lo de menos. Quiere decirse que ve uno brotar y derramarse por la barra como una suculenta catarata los carabineros, las ínclitas empanadillas morunas, las almejas y conchas finas, los cuerpos y las huevas aliñás y está uno viendo un bar que apuesta a las claras por la calidad y frescura de sus productos.
Pero no es eso (solamente). El Pimpi Florida es mucho más que buena comida. Baste recordar que cada noche se llena antes de abrir y que cada noche, después de más de 30 años, es completamente distinta a la anterior. La insólita estrechez del local invita al roce y el júbilo desmedido. Las gentes que se agolpan en la desmesurada barra acaban convertidos en medios hermanos unos de otros, movidos por la euforia que imprimen los dulces caldos de la tierra.
La ironía reina cuando la masa se anima a entonar el «hola Pimpi norte, hola Pimpi sur», como si aquel local minúsculo fuera un enorme y espacioso estadio de fútbol. El chamán Jesús López oficia su ceremonia con la mejor música que encuentra en su vasta discoteca. En las paredes del Pimpi Florida rebotan, casi siempre, los ecos de la copla.
Pero todo suele acabar mezclado y remezclado: Raphael (la canción Mi gran noche es casi un himno del local), Renato Carosone, Raffaella Carrà… No es extraña la noche que termina con el himno de la Legión, El novio de la muerte, que media Málaga se sabe de memoria por las procesiones y traslados del Cristo de la Buena Muerte. A esas alturas todo el mundo ha entrado ya en otra dimensión. La del Pimpi: única e irrepetible.
by Andrés Marín Cejudo | Málaga
by Fernando Anton (FB)


Making Off de ZOYDERPALO.COM donde se grabó, el sábado 5 de Marzo de 2011, a l@s compañer@s de La Sexta 2 para el programa "Bares, qué lugares", que se comenzará a emitir los lunes desde este pasado 7 de Marzo. En esta ocasión se eligió el PIMPI FLORIDA como establecimiento referente por su enorme popularidad y reconocimiento por parte de la clientela que cada noche se da cita en sus instalaciones que, aunque pequeñas, ofrecen cantidad de oportunidades de pasarlo bien. Esperamos que disfrutéis de este vídeo tanto como nosotros a la hora de realizarlo. Agradecimientos especiales para www.rutas-gastronomicas-malaga.es y www.lamegamalaga.com por contar con nosotros..





El Pimpi Florida, 

donde todo el mundo cabe

Jesús López, dueño y alma de un pequeño bar que recoge las esencias de El Palo, reabre su barra tras casi tres meses de cierre forzoso por un infarto · Cada noche hay colas para entrar antes de la apertura.
En la madrugada del sábado, mientras muchos celebraban la foránea noche de los muertos vivientes, una parte del corazón del popular barrio de pescadores de El Palo volvía a latir. Las brujas de Halloween pensarán que sólo fue un espectro, pero el Pimpi Florida y su propietario e imagen del establecimiento, Jesús López, han vuelto tras casi tres meses de cierre forzoso por enfermedad. Las tradicionales colas a la puerta del local antes de su apertura, una estampa fija en las noches de las Cuatro Esquinas, devolvían a Málaga uno de sus iconos hoteleros.

El Pimpi Florida es a simple vista una modesta taberna de barrio. En su interior se puede degustar marisco de la tierra bañado con buenos vinos. Con suerte y si uno llega pronto, hasta se pueden saborear las empanadillas morunas que cada noche trae una antigua vecina. Cada pieza tiene nombre y apellidos cuando llega a la barra. Sobre este lugar mágico se han dicho y escrito muchas cosas, y efectivamente puede considerarse un templo de la gamba. O de la copla española, género musical que pone banda sonora a cada noche en este establecimiento. Se trata de un lugar mágico donde todo puede ocurrir, donde los clientes que entran a empujones acaban saliendo abrazados como amigos del alma. Porque El Pimpi guarda un secreto, un milagro que cada noche desafía las leyes de la física y que nadie ha descifrado aún: cabe todo el mundo. 

Una noche en el Pimpi Florida suele empezar esperando cola para coger sitio y con unas aceitunas y cacahuetes de aperitivos. Sí, en esta taberna lo de hacer cola antes de que abra sus puertas es lo normal. Lo que nunca se sabe es cómo puede terminar. La madrugada del regreso de Jesús, no fue una excepción y aunque hacía una noche de perros, muchos habituales no faltaron a la cita. Jesús, con camisa amarilla y buen aspecto, tampoco. 

Este regreso puede considerarse una resurrección. Por un lado de algo que ya es patrimonio de Málaga, el Pimpi Florida. Pocos bares tan auténticos definen el carácter abierto, extrovertido y hospitalario del malagueño. Pero esta taberna no sería lo que es sin su propietario, quien también empieza una nueva vida tras el infarto que sufrió el pasado 2 de agosto. Era un sábado y la marisquería estaba llena hasta la bandera, como cada fin de semana. Entonces, según cuenta, empezó a sentirse indispuesto estando en la cocina. A partir de ahí no recuerda nada. Un médico y un enfermero que se encontraban allí casualmente le aplicaron los primeros auxilios. Luego llegaron los servicios de emergencias.

Después de tres semanas en la UVI entre la vida y la muerte, y de dos meses de reposo, ha vuelto. "Al principio me he agobiado un poco porque había muchísima gente, pero ha sido un regreso maravilloso", explica. Para dosificar energías, en adelante el Pimpi cerrará lunes y martes, antes sólo lo hacía un día en semana. Aunque por lo demás todo será igual. Según pudo comprobarse en la reapertura, la máquina está engrasada y el sabor que destila es el mismo. "El tabaco me estaba matando pero el trabajo no, algo que te hace tan feliz nunca puede hacerte daño", dice Jesús.

La lluvia marcó la madrugada del regreso, recordar que esta taberna sólo abre por las noches, aunque contribuyó a darle más épica al momento. El sabor lo puso la plancha y la melodía una discografía de copla española, sirva de ejemplo el tema de Rafael Mi gran noche, quizá el himno de este pequeño gran lugar, el Pimpi Florida.
by J. A. NAVARRO ARIAS / MÁLAGA
Jesús López El Pimpi Florida  by JAN

El PIMPI FLORIDA. UNA EXPERIENCIA ÚNICA ENTRE MARISCO Y COPLAS

Hoy os traigo un local único, original y que deja huella a todo el que lo visita. Fuí una vez y salí de allí satisfecho, contento( demasiado contento de hecho ) y lleno de felicidad. Pocas veces va uno a tapear y sale tan eufórico de un local. Aquí no hay mesa ni mantel, tán sólo una barra, unos taburetes y mucho arte y hospitalidad.
Situado en el Malagueño barrio de El Palo, en las famosas 4 esquinas, Jesús López regenta este local de marisco y pescados que es inigualable e inusual por varios motivos. Como él dice en su web: Es un local que rebosa tipismo y abolengo brindando un ambiente muy agradable y especial. En cierto modo, recuerda las pequeñas tabernas malagueñas de antaño. La barra se prolonga casi toda la longitud del local algo que invita a practicar el tapeo;un tapeo sin más excusa que una conversación animada compartiendo pescados y platos de tradición marinera con amigos y familiares. Las paredes están repletas de fotografías e instantáneas de las grandes figuras del flamenco y de la copla española. Una decoración que dota al local de un toque genuino y profundamente andaluz. "
Os cuento porque es tan especial para mí:

- Porque el local abre a las 21:00 ( literalmente) y cada noche hay que hacer cola ( más de media hora) en la calle para coger sitio. Es entrar al local y comienza la magia.

- Porque se tapea a la vieja usanza, de pie, un poco apretado y con copla española como música de fondo.
El dueño, jesús López brindando con unos clientes.
- Porque tiene mucha variedad y calidad de pescados y mariscos: pescados de la bahía de Málaga, gambas, langostinos al pimpi, patas, "huevas aliñás", empanadilla Pimpi, almejas, carabineros, conchas finas.....
- Porque mientras te sirven la comida, va uno tomando vino blanco y cervecitas y se le va subiendo en ánimo. Es cierto que tardan un poco en servir la comida pero eso hace que el personal charle animadamente.
- Porque el personal se va deshinibiendo y se arranca a cantar coplas a tu lado ( y Jesús quita la música para que "el artista espontáneo" tenga su momento de gloria.)
- Porque el local es muy pequeño y las estrecheces hacen que entables amistad con el/la/los/las que te toque/n al lado.
- Porque no tiene precio el tapear, reirte y disfrutar de un ambientazo único en Málaga
- ¿ En que otro bar de tapas se puede llevar a pulso a una clienta de una punta a otra del local?
- ¿ En que otro se puede cantar" hola Pimpi norte, hola pimpi sur" o que un cliente se arranque cantar por concha Piquer? Y es que aquí, cada noche es distinta pero siempre igual de mágica. Como dice Jesús, su dueño, en una entrevista, "Llevo 32 años aquí dentro y cada día es diferente, por eso me apasiona lo que hago".
Sólo puedo decir cosas buenas de El Pimpi Florida y recomendaros que lo visitéis porque vais a ver lo que es ambiente malagueño de verdad. Eso sí, iros pronto o no cogeréis sitio. Relajaros y dejaros llevar, que seguro lo vais a recordar.
Este sitio hay que conocerlo porque no hay otro igual.
by viajaycome.blogspot.com
Jesús López, en la barra de El Pimpi Florida by SUR

El Pimpi Florida pierde a su capitán

La hostelería de Málaga perdió esta pasada madrugada a una de sus figuras más singulares. Un referente. Anoche fallecía, a los 62 años, Jesús López, el dueño y 'alma mater' de El Pimpi Florida, el emblemático establecimiento situado en las Cuatro Esquinas de El Palo, un templo del marisco, el vino y sobre todo la copla, de la que este hostelero era un gran amante. En 2008, Jesús tuvo que ceder el timón de la taberna a su hijo tras sufrir un infarto que, como no podía ser de otra manera, le sobrevino mientras atendía a su fiel clientela. Desde entonces, Pablo, el segundo de sus hijos, recogió el testigo de Jesús, siguiendo con la tradición que inició su abuelo Gregorio, quien abrió este modesto y singular bar. 

El pasado 5 de diciembre El Pimpi Florida reabría sus puertas tras un mes de vacaciones, periodo que se le hizo eterno a su legión de seguidores, como bien quedó reflejado en las redes sociales. El inigualable local, estrecho y "hasta incómodo" –en palabras del propio Jesús– sólo está abierto cuatro horas al día, pero sus incondicionales hacen colas desde mucho antes. Desde las 20.00 horas esperan en la acera para coger sitio. Y es que el bullicio y el trato exquisito que Jesús siempre daba a sus invitados han otorgaban ese toque especial al establecimiento. Como también son los rituales que en otros bares resultan imposibles, como colarse en la cocina para acceder al pequeño patio en el que poder fumar sin pasar por la puerta. Sin olvidar, otra gran tradición del cierre: el 'adiós' entonando el 'Novio de la muerte'.

Jesús López_ElPimpi_Florida_El Palo_by vivecostadelsol


Marifé en el Pimpi Florida

Vaya por delante que no soy de esos que aspiran a la inmortalidad. Y que no echaré cuentas a la reencarnación, el más allá, la vida eterna –o cualquier cosa que se le parezca– hasta que venga alguien desde el cielo o el infierno y me demuestre que existe una segunda parte, o hasta prórrogas o penaltis, y que se puede pasar pantalla de una vida a otra.
En cambio, le tengo mucho respeto y admiración, será por eso de mi tendencia cultureta, a la vida de más que dejan a su marcha ciertos creadores, ese club de pocos artistas que son de verdad. Me refiero a aquellos que han sabido sacarse del alma un estilo y, por mucho que les haya tocado ponerse el traje de madera, los resucitamos cada vez que echamos mano de uno de sus cuadros, películas o canciones.
En el caso de la música, puedo asegurarles que en Málaga hay un lugar al que basta con concederle un ratito de noche para vivir estas resurrecciones artísticas de forma múltiple. Les hablo del Pimpi Florida,una taberna de las de vino y marisquito que tiene algo de alegre teatro de los sueños, y mucho de templo de la copla. Sólo sabiendo lo que se vive dentro de este refugio de Las Cuatro Esquinas del Palo, puede llegar a entenderse que muchas noches se asista ante su puerta a milagrosas colas como las del Cristo de Medinaceli. En ellas, sus parroquianos cogen turno para vivir el ritual que explota en su contado pasillo, entre retratos de folclóricas y cánticos a capella empujados por muchas voces.
Durante décadas ha oficiado esta liturgia de la canción su propietario Jesús López Santos, que es el melómano más certero que conozco, y ahora le ha cedido el testigo a su hijo Pablo, que sigue haciendo posible que lleguen a nuestros oídos, como si estuvieran vivas, las voces de Antonio Molina o Juanita Reina, e incluso de Frank Sinatra, Chavela Vargas o Renato Carosone.
Aunque cabe de todo, hasta el himno de la Legión con alguien en volandas como si fuera el Cristo de Mena, allí manda la copla. De ahí que el otro día, en cuanto tuve noticia de la muerte en un hospital de Benalmádena de Marifé de Triana, lo primero que me vino a la cabeza fueron todos los bailes derramados con la copa en ristre y María de la O como banda sonora. Y seguro que no fui el único que pensó en ello, como no fueron pocos quienes se fueron allí a mitigar de la mejor manera la «pena, penita, pena».
El pasado fin de semana –con Marifé de Triana de cuerpo presente en la capilla ardiente de Torremolinos– las fotos de cupletistas y los bigotes de sus gambas estuvieron a media asta en el Pimpi Florida. Y su gente hizo aún más sentido el homenaje a ‘la actriz de la copla’, como aquella vez en la que se murió El Fari y varias mujeres llegaron a la taberna, ataviadas con peinetas que llevaban suspendidos en el aire varios retratos del taxista-cantante más popular.
by Cristobal G. Montilla |
 
by Mad about Malaga

Muere el propietario y ‘alma mater’ de El Pimpi Florida a los 62 años

El Palo está hoy de luto por la muerte repentina de Jesús López, propietario de El Pimpi Florida, a los 62 años de edad. El responsable del negocio, que estuvo 36 años detrás de la barra y seguía siendo su principal ‘alma mater’, falleció la madrugada del martes de forma sorpresiva, ya que no estaba aquejado de ninguna enfermedad.
Este querido hombre de negocios será enterrado hoy en el cementerio de El Palo, lugar en el que ha pasado toda su vida, según informaron sus hijos. Tras el duelo que se celebra en el mismo camposanto será despedido por todos sus seres queridos a partir de las 12.00 horas.
La noticia de la muerte la comunicaron los propios familiares a través de las redes sociales, en donde escribieron para agradecer todas las muestras de cariño recibidas. «Queridos amigos, escribimos las líneas más tristes para informaros del fallecimiento del ‘alma mater’ de esta casa, Jesús López. La pasada madrugada se nos fue. Gracias a todos por el cariño que siempre le mostrasteis. Él siempre estuvo agradecido por ello», expresaron.
López llevaba varios años sin trabajar en el bar, aunque seguía siendo su segunda casa y «siempre iba a supervisar que todo estuviera en orden». En 2008 sufrió un infarto que le tuvo 30 días en coma y le hizo replantearse toda su vida. Aunque tuvo el corazón parado durante dos minutos, confesaba con buen humor que le había «raptado una secta» para hacerle pruebas «como un conejillo de indias».
Pese a aquel susto, sus familiares recordaban ayer que ya se encontraba perfectamente y que estuvo hasta el último día frecuentando el bar, un local de apenas 30 metros en el que todos llorarán a Jesús López. 
En un breve mensaje, los familiares han lamentado la triste pérdida y han agracedido el cariño recibido por todos los usuarios. “Queridos amigos, escribimos las líneas más tristes para informaros del fallecimiento del 'alma mater' de esta casa, Jesús López. La pasada madrugada se nos fue. Gracias a todos por el cariño que siempre le mostrasteis. Él siempre estuvo agradecido por ello”. Sus restos descansarán en el mismo barrio donde fue tan feliz. Este miércoles, 10 de diciembre, será enterrado en el cementerio de El Palo a partir de las 12.00 horas. Como siempre, gracias a todos”.
by Juan Soto
JESUSITO MALAGUEÑO!
El pimpi es Nandi 
y Nandi es el pimpi
by David Fernandez
La tristeza que hoy nos une a tantos amigos y seres queridos de Jesús López Santos, contrasta con el "Escándalo" absoluto que se ha formado en el cielo a su llegada.
Allí estaban todas sus santas esperándole como se merece, pero también su padre, Don Gregorio, Rocio Jurado, Farifé de Triana y Miguel de los Reyes, (entre otros muchos y muchas)....todos haciendo una cola interminable, como está mandado, aguardando impacientes la llegada del gran maestro de ceremonias.

Tuve la increíble fortuna de conocer a Jesús hace casi 20 años...y desde entonces, he tenido el privilegio de compartir a su lado una gran cantidad de momentos inolvidables, de ir conociéndole con el tiempo cada vez más y mejor, de recibir su cariño y su amor incondicional, su alegría, su energía, su belleza, su carisma, su arte, su magia, su amistad....Y SU INFINITA GENEROSIDAD.

Tratando de asimilar esta pena de una forma consciente y sin dramatismo, es inevitable que pensamientos y recuerdos se apoderen de mi...Me doy cuenta de mi gran egoísmo...Sin duda, comparto el gran dolor de su querida familia, de la cual me siento uno más....pero en realidad, sé que no lloro por él, sino por mi....la idea de no volver a verle en la cocina y disfrutar de su risa y su complicidad, es algo que lamento y que me duele bien profundo...En cualquier caso, tengo la certeza que ÉL está vivo y feliz, y doy gracias a la vida por habernos regalado 6 años extras de Jesús, (en 2.008, cuando casi se nos va, le concedieron un bonus divino, y gracias a ello, lo hemos podido disfrutar más tiempo, todos sus fans, familiares, amigos y hasta sus nietos).

Recuerdo que una noche, cuando aún no éramos tan íntimos, después de varias botellas de "Don condado", me dediqué a escribir una canción en las servilletas de papel del Pimpi Florida....escribí la misma canción varias veces, y repartí todas las servilletas entre casi todos los grupos que encontré, por todo el bar, dándoles indicaciones de lo que "tenían" que hacer....Después, pedí a Jesús que hiciera sonar la canción "Cocidito madrileño", uno de los grandes "hits" que yo había descubierto gracias a él, y que siendo tan jovencito, me parecía tan surrealista y fascinante al mismo tiempo.

Cuando entró el tema y al llegar al estribillo, Jesús no daba crédito!! yo había cambiado la letra de la canción, dedicándosela a él....Todo el PIMPI, (su amado público), le estaba cantando a Jesús en ese momento, proporcionándole un gran ataque de risa y de alegría inesperada...(Jesús es muy humilde a la vez que vergonzoso, aunque pueda parecer lo contrario).

Minutos después, me llamó desde la barra, y me dijo: "Nandi, voy a poner ahora yo una canción, que no te va a ser nada fácil....pero, si eres capaz de adivinar su nombre o el nombre de quien la canta, ganarás un año completo comiendo y bebiendo en el Pimpi, totalmente gratis, no tendrás que pagar nada y podrás venir todos los días, TODOS!...menos los martes, que cerramos"....Incluso haciendo trampas y preguntando a la gente como un loco, no lo conseguí, "perdí" ese primer gran reto...pero desde ese momento, mi vínculo con aquel señor de bigote y simpatía desbordante, comenzó a crecer como la espuma, y hoy puedo decir bien contento, que Jesús ha sido, (Y ES), para mi, uno de los seres más "MARAVILLOSOS" que he conocido, que le adoro y que le admiro, y que lo quiero con todo mi corazón....Nunca contemplé a nadie detrás de una barra con esa energía y esa pasión hacia su negocio y hacia sus clientes....podría contar mil historias para que la gente entendiese qué grado de respeto sentía Jesús hacia SUS clientes, pero entonces esto sería interminable...."EL DIVO DE LA BARRA", así se titula un pequeño pero potente artículo que escribió hace años Esperanza Peláez sobre Jesús, (recomiendo leerlo)...Por cierto, la canción cuyo nombre no adiviné se llamaba "El negro zumbón", interpretada por Silvana Mangano, de la película Anna, y es precisamente esa una de las canciones que más está sonando esta noche allá arriba.

Desde entonces, para mi esa canción es el pimpi....

"El pimpi es Nandi y Nandi es el pimpi", me decía cada noche Jesús...yo me reía, pero por dentro, me llenaba de emoción, y me "hacia engordar"...Él sabía bien como hacernos sentir los seres más especiales del mundo, pero lo mejor de todo, es que no necesitaba fingirlo, le salía de dentro, era uno de sus dones, quizá el más especial...Tenía para todo el mundo.

Para acabar, quisiera transmitir algo a todos los que compartimos este sentimiento hacia Jesús y hacia su casa, (nuestra casa)....Entre todos los mensajes que mis amigos me enviaron hoy, y a los que agradezco en el alma, hubo uno de mi amiguísima Marta, que me decía que "HAY QUE SEGUIR PALANTE CON EL PIMPI FLORIDA", y es así....no sabemos cuando volverán a abrir esas míticas puertas de cristal, pero sabemos que su espíritu, su alma y su fuerza van a permanecer allí mismo, en ese misterioso y pequeño gran rincón que es de todos....controlando el punto exacto de los carabineros, el volumen de la música, el nivel de la FELICIDAD INTERIOR BRUTA que su público siente y percibe nada más llegar....con el magnífico Pablo al frente, con la tía Rosa a los fuegos, con la abuela Antonia, con Jose y con Zora, allí va a estar también nuestro Jesús....Y cuando esas puertas vuelvan a abrirse, la cola ya estará debidamente formada, desde más o menos, unos 45 minutos antes de alzar el telón....

Jesús se reía siempre de todas las cosas y celebraba la vida como nadie, así que pasáremos por esta pena, pero volveremos a reír y a celebrar como a él le gustaría, y como nos enseñó con su ejemplo diario.

"A quererte con locura yo aprendí desde pequeño....porque tu eres gloria pura, porque tu eres gloria pura, JESUSITO MALAGUEÑO!", así decía el estribillo de la canción que le dediqué aquella noche hace casi 20 años, y así se la canto de nuevo.

GRACIAS JESÚS, sin ti nuestra vida jamás habría sido la misma.
by David Fernandez
el Pimpi y sus Gentes
 fotograma RTVE - tallermuse
by FBpimpiflorida
 fotograma RTVE - tallermuse
Amaya Valdemoro, Nandi y amigos by FBpimpiflorida
Paleña_el pimpi Florida  fotograma RTVE - tallermuse
 
Paleña_el pimpi Florida  fotograma RTVE - tallermuse
 
manolito hernandez y amigos by Silvia Morer Aguarón‎

conAdios Jesus
by ZOYDERPALO







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