Popular Posts las pequeñas imagenes

meneghino ©. Con la tecnología de Blogger.

Blogger templates

Blogger news

www.facebook.com/Meneghino-1241104175997286/

VERDE

correspondenciAs

dOceendOcedeldOce ·· pOderes extrañOs ·· platerO y yO ·· la Bien Querida ·· La favola di Santa Lucia ·· LA MAGICA NOTTE DI SANTA LUCIA · Perché Santa Lucia porta i regali ai bimbi bergamaschi? · La tradizione a Verona ·· Santa Lucía, la mágica noche de la luz en Suecia ·· 100 años · Platero y yo · Capítulo XLIII - Amistad ·· Santa Lucia davanti al giudice Lorenzo Lotto 1532 ·· Pinacoteca civica e galleria di arte contemporanea, Jesi ·· Palazzo Pianetti Santa Lucia alla tomba di sant'Agata ·· El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick ·· Poderes Extraños · Versión Piroquinética - Triángulo De Amor Bizarro Remix · Zippo de TAB ··

pOderes extrañOs
"nO quierO decir
tOdO lO que sé
tOdO lO que piensO
ni tOdO lO que piensO
nO quería decirlO, perO
nO quería decirlO, perO tú...
tú tienes pOderes extrañOs sObre
tus pOderes extrañOs sObre
tus pOderes extrañOs sObre mí 
nO quierO esperar tOdO el añO
a las vacaciOnes..."
by LaBienQuerida



La favola di Santa Lucia

Quando S. Lucia salì in cielo, tutti si meravigliarono nel veder arrivare una persona così giovane. Ben presto la Santa con i suoi modi dolci ed i suoi occhi pieni di luce conquistò tutti e, persino lo scontroso S. Pietro si prese cura di lei come fanno i nonni con i nipoti.Così trascorrevano i giorni allietati di serenità e pace e Lucia si godeva questa sublime situazione, riflettendo su quanto fossero lontane da lei le sofferenze e la cattiveria che regnavano sulla Terra. S. Pietro, che nonostante la sua lunga barba bianca, aveva ancora una vista acutissima, si accorse che un sottile velo di tristezza si era posato sugli occhi celestiali di Lucia e, così, decise di chiamarla a sé per parlarle. S. Lucia gli disse che avrebbe tanto desiderato anche per un solo minuto poter rivedere il suo paese in Sicilia e i suoi poveri.

S. Pietro, fu talmente colpito da quella richiesta che passò giorni e notti fra le morbide nuvole del Paradiso a pensare come potesse esaudire il suo desiderio, finché prese coraggio e decise di parlarne col Padre Eterno. S'incamminò un po' timoroso e quando fu da Lui espose la richiesta tenendo sempre china la testa in segno di profondo rispetto. S. Pietro restò immobile ad aspettare una risposta poi, inaspettatamente, udì uno strano e metallico tintinnio; socchiuse gli occhi e vide che il buon Dio teneva in mano una piccola chiave d'oro. "Tieni Pietro, questa é la chiave che apre una finestrella che dà sul mondo, prendila e portala a S. Lucia" disse il Signore. S. Pietro fu così meravigliato che afferrò la chiave e corse come un ragazzino a cercare la sua Santa bambina, felice di aver esaudito il suo desiderio. Immediatamente gli occhi della santa s'illuminarono e i due salirono su di una nuvoletta che li portò alla magica finestrella. Quando arrivarono, Lucia con la mano tremante, infilò la chiave nella fessura e, come d'incanto, le apparve laggiù il mondo.La giovane fu soddisfatta di quella visione e, per lungo tempo,non desiderò più aprire gli occhi sulle cose terrene. Una notte però, il suo sonno venne turbato da lontani lamenti e pianti. Lucia, preoccupata decise di prendere la chiave per vedere cosa stesse accadendo. Fu in quel momento che la santa vide tutte le cose ingiuste, la vita dissoluta, il male, ma soprattutto vide bambini che soffrivano e piangevano. Rammaricata richiuse piano la finestrella e, una profonda tristezza, calò sui suoi dolcissimi occhi celesti.

Lucia sperava di vedere presto migliorare le cose sulla Terra; la sofferenza dei bambini l'angosciava tantissimo, non sopportando che proprio loro, così immacolati ed indifesi, potessero subire angherie fisiche o morali da parte degli adulti. S.Pietro nel frattempo la osservava in silenzio e, notava man mano che passavano le giornate, il mutamento d'umore di Lucia.Nemmeno al Padre Eterno passò inosservata la cosa e decise di chiamare S. Pietro. "Caro Pietro," disse il Signore "Io so quello che turba S. Lucia. Ella soffre per i patimenti dei bambini e le privazioni alle quali sono sottoposti."disse ed aggiunse: " Ho deciso, daremo l'incarico proprio a Lei di portare una volta all'anno un po' di allegria sulla Terra e, tu Pietro, le dirai che il Signore l'autorizza a scendere il giorno del suo martirio cioè il 13 dicembre per portare doni a tutti i bambini della Terra. Ora vai, corri, voglio che torni la luce in quei santi occhi." S. Pietro fu talmente felice, che, abbracciò il Signore e poi si affrettò a cercare Lucia per darle la bellissima notizia. Subito la santa rimase incredula, ma poi si convinse riempiendosi il cuore di letizia. Ormai mancavano pochi giorni al 13 dicembre, ma Lucia capì ben presto che non disponeva di nulla ed, in Paradiso, non esistevano né pasticcerie, né negozi di giocattoli. Questa volta S. Pietro fu veramente geniale; chiamò S. Lucia e la invitò a prendere la chiave d'oro dicendole di seguirlo."Apri la finestrella e guarda bene"disse Pietro. "Vedi là nello spazio?

Eccolo, lì c'é un cavallino, una bambola, un trenino, là c'é una trombetta, una trottola, li vedi? Sai cosa sono tutti quei giochi? Sono i giochi superflui, inutili,abbandonati e dimenticati dai bambini viziati e mai contenti. I giochi sono come le persone, cercano compagnia e, se nessuno li vuole più, preferiscono andare nello spazio, sperando d'incontrare qualche bimbo disposto a giocare con loro.. su' dai forza, prendine quanti ne vuoi e portali a chi ne ha veramente bisogno" concluse Pietro. "Oh, nonno Pietro, grazie, grazie di cuore" disse S. Lucia e cominciò ad afferrare tutti quei giocattoli abbandonati. La santa lavorò fino alla sera del 12 dicembre e mise tutti i giocattoli in grandi sacchi che appoggiò sulle spalle. Ma cara Lucia, così non arriverai mai con tutto quel carico,pesa troppo" disse Pietro e col suo vocione esclamò: " C'é qualcuno qui che sarebbe disposto ad aiutare S. Lucia?" "Iho...Iho..."Tu, mio dolce asinello? Se a Lucia va bene, andrà bene anche a me" disse Pietro guardando la santa. "Bravo asinello, tu sarai il mio fedele accompagnatore, vedrai, quando ci vedranno i bambini che gioia sarà per loro"disse Lucia accarezzando la generosa bestiola. Ecco come nacque il viaggio di S. Lucia e del suo asinello; da allora non hanno mai mancato all'appuntamento ogni 13 dicembre con i bambini buoni e bravi.

by comune.lazise.vr.it
13 · Dicembre, Santa Lucia

In Italia la maggior parte dei bambini riceve con impazienza i regali nel giorno di Natale ma in alcune città del Nord e Centro Italia, tra cui Brescia, Bergamo, Mantova, Cremona, Lodi, Udine, Verona, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e i comuni confinanti, è Santa Lucia, nella notte tra il 12 e 13 dicembre, che con il suo asinello e il suono di un dolce campanellino, porta i doni ai bambini che hanno fatto i bravi durante l’anno.

Abito a Brescia e scrivere di Santa Lucia mi fa tornare con la mente bambina e rivivere le emozioni che un bimbo prova in quei giorni di attesa e durante quella notte magica. Tutti i bambini che abitano nelle città dove si festeggia Santa Lucia sanno che è lei che porta i regali ai bambini buoni insieme al suo asinello nella notte tra il 12 e 13 dicembre, quella che viene definita la notte più fredda e lunga dell’anno.

Ricordo ancora che, come tutti i bambini, scrivevo la letterina per Santa Lucia e quella notte preparavo una ciotola con della farina per l’asinello e una tazza di latte e biscotti per Santa Lucia. Ora che ci ripenso sorrido, ma all’epoca ero così felice ed emozionata all’idea che sarebbe passata Santa Lucia al punto da non vedere l’ora di andare a letto presto per svegliarmi il prima possibile la mattina seguente e guardare tutti i regali e dolci che Santa Lucia mi aveva portato.

Tutti i bambini conoscono la storia di Santa Lucia, e ve la racconterò in quanto è molto toccante e per i Cristiani la Santa rappresenta la protettrice delle malattie degli occhi. Lucia nacque a Siracusa nel 283 d.C in una famiglia ricca e nobile, ma all’età di 5 anni perse il padre e con la madre decise di dedicare la propria vita a Gesù, facendo voto di povertà e castità.

Lucia era molto bella e per questo suscitò l’amore di un giovane pagano che, dopo essere stato da lei allontanato, per vendicarsi decise di denunciarla e consegnarla alle autorità, in quanto a quell’epoca tutti i Cristiani venivano perseguitati. La giovane non negò la sua religione e così venne condannata a morire bruciata vivacome se fosse una strega. La leggenda narra che in quel momento Lucia non vide più nulla e non sentii le fiamme che ardevano intorno a lei ma volò felice in paradiso. Era il 13 dicembre, e Lucia aveva solo 22 anni.

Arrivata in cielo, Lucia tornò a vedere e gli angeli le comunicarono che almeno per una notte all’anno sarebbe potuta tornare sulla terra per far felici i bambini buoniportando loro giocattoli e dolci. L’unica condizione che le imposero fu la seguente: potrai andare solo di notte perchè i tuoi occhi potranno vedere solo alla luce della luna e delle stelle e quella notte sarà sempre la stessa, quella del 13 dicembre quando il buio sembra interminabile.

Da allora Santa Lucia ogni anno, con il suo carro pieno di doni e accompagnata dal suo asinello, giunge nelle case di molti bambini per renderli felici. Per me si tratta di uno dei ricordi più dolci della mia infanzia, così come per tutti i bambini che hanno vissuto la magia di Santa Lucia e che anche da grandi continuano ad aspettarla e a vivere quell’attesa e quella notte con la stessa emozione di quando erano piccoli!

by passionemamma.it

Perché Santa Lucia porta i regali ai bimbi bergamaschi?

Il compito di portare doni ai bambini da parte della Santa è limitato solo ad una parte della Italia del nord.
Forse non tutti sanno che Santa Lucia non arriva in tutta Italia ma soltanto in una parte del Nord della nazione.
La ricerca di una plausibile spiegazione al fatto che il compito di portare doni ai bambini da parte della Santa è limitato solo ad una parte territoriale ci ha portato ad una probabile soluzione.

Noi stessi, infatti, ci eravamo domandati quale potesse essere il nesso che intercorreva fra questa Santa siracusana, Santa Lucia appunto, e la nostra provincia bresciana.
Una breve ricerca ci ha allora fornito le notizie che cercavamo.
Santa Lucia visse nel periodo del Basso Impero (281–304).

Aveva abbracciato il cristianesimo all’insaputa dei suoi genitori e sembra avesse fatto voto di castità per impetrare da Dio la guarigione di sua madre, colta da grave malattia. I genitori la fidanzarono ad un ricco pagano, che ella rifiutò. Il fidanzato irritato dal rifiuto la denunciò alle autorità romane come cristiana. Il governatore, che si chiamava Pascazio, la fece decapitare. Essa è la protettrice degli occhi e della vista, non si sa bene con certezza il perché: alcuni credono per il fatto che era la cecità la malattia da cui Lucia volle salva la mamma col suo voto; altri dicono perché il governatore prima di farla decapitare le fece strappare gli occhi; altri infine, più semplicemente, perché il suo nome deriva da “luce”.

Sepolta a Siracusa e divenuta nel frattempo Santa, non sfuggì ai cacciatori di reliquie del medioevo, quando il loro commercio era una attività come tante altre e, soprattutto, molto lucrativa. Il corpo di Santa Lucia fu portato dapprima a Costantinopoli e, da lì, commercianti veneziani lo trasportarono a Venezia dove divenne ben presto oggetto di culto.

Ancor oggi, infatti, navigando sul Canal Grande, vicino alla stazione ferroviaria, è visibile sul muro esterno della chiesa a lei dedicata una grande scritta che dice “Lucia Vergine di Siracusa in questo tempio riposa”.

Infatti, dietro l’altar maggiore della chiesa si trova il sarco-fago riparato dal vetro, con dentro il corpo della Santa, pienamente visibile. La lunghezza del corpo è quanto la statura regolare di una giovane di poco più di vent’anni. Le vesti sono di co-lore rosso; la mano sinistra lascia vedere le ossa ed i nervi essendo il corpo incorrotto, conservatosi tale per fenomeno naturale. Il volto è ricoperto da un'artistica maschera d'argento fatta porre nel 1955 dal futuro papa Giovanni XXIII.

Nei secoli successivi successe poi che proprio nella Festa dedicata alla Santa (una delle principali feste del tempo) i nobili veneziani usassero fare dei doni ai bambini più poveri della città lagunare. Lentamente questa usanza si estese a tutta la popolazione della capitale e, più tardi, alle altre città che erano comprese nei domini della Serenissima.

La tradizione della Santa Lucia si diffuse allora in tutto il territorio della Repubblica di Venezia che in Italia comprendeva per l’appunto tutto l’attuale Veneto, il Friuli, parte del Trentino, Brescia, Bergamo e Crema. La Repubblica nel 1797 tramontò, ma la tradizione rimase proprio in quei territori ed in quelle province che erano state governate per quasi 400 anni dalla Serenissima.

Quindi l’origine di questa tradizione si ricollega strettamente alle vicende storiche di queste nostre terre, corrispondendo la sua diffusione, grosso modo e con minime variazioni, alla superficie dell’antica Repubblica Veneta e permanendo, all’insaputa dei più, come ricordo indelebile di uno Stato che non esiste ormai da oltre 200 anni.
by Dario Ghirardi

Documentario Lorenzo Lotto


Deposizione nel Sepolcro, Jesi

LA MAGICA NOTTE DI SANTA LUCIA
Una delle principali tradizioni a cui è legata la maggior parte della Bergamasca è indubbiamente la magica notte di Santa Lucia! Una notte molto speciale dedicata ai più piccoli! Infatti accade che ogni anno nella notte tra il 12 ed il 13 Dicembre la Santa, lesta lesta, porti i doni ai bambini che sono stati diligenti durante l’anno e hanno fatto del bene.

Lucia è nata nel 283 d.C. e martirizzata nel 304 d.C.. La giovane faceva parte di una famiglia patrizia di Siracusa e venne promessa in sposa ad un altro patrizio pagano. Da tempo Lucia con la madre Eutichia si erano convertite al cristianesimo, in seguito ad un pellegrinaggio ai sepolcri di Sant’Agata, durante il quale l’anziana madre, ormai cieca, miracolosamente riacquistò la vista.
Il suo futuro sposo vedendo i cambiamenti di Lucia, che donava le sue ricchezze ai poveri, e all'ennesimo rifiuto di sposarlo, la denunciò come cristiana, e per le leggi decretate dall'imperatore Diocleziano fu martirizzata. Secondo la tradizione gli furono cavati gli occhi ed infatti viene rappresentata con un piattino con le orbite ed un pugnale, divenendo così simbolicamente “La Portatrice di Luce”, quindi la protettrice della vista.

Le diffusione del culto di Santa Lucia nel nord è legato al dominio della Serenissima Repubblica di Venezia. Le spoglie della Santa furono portate dai Bizantini a Costantinopoli dopo la liberazione della Sicilia dai musulmani. Nel 1024 dopo la caduta di Costantinopoli durante la quarta crociata, il Doge Enrico Dandolo portò le reliquie a Venezia dove furono riposte nella chiesa di San Geremia.

Il culto della Santa nella nostra provincia si diffuse a partire dal XIV secolo, e fu abolito solo dai napoleonici nel 1798, ma con la fine del loro dominio il culto riprese. Negli anni trenta ebbe inizio l’usanza che per ricevere i doni i bambini debbano scrivere una letterina con i propri pensieri e le proprie richieste, che poi dovrà essere messa nella cesta nella chiesa a lei dedicata in via XX Settembre a Bergamo, dove si trova la sua statua.

Santa Lucia durante la notte del 12 dicembre prende miracolosamente vita e legge le letterine. A questo punto con il carretto e il suo fedele asinello prende il volo consegnando i doni nelle case dei bimbi, lasciandoli sui tavoli delle cucine ed accompagnati da golosissimi dolci.
Nell'800 e nei primi del 900 invece si usava mettere una scarpetta di stoffa sul davanzale della finestra e durante la notte la Santa vi riponeva i "bùn bù", ossia i dolci come: nocciole, una mela, fichi secchi, torroncini e i zuccherini, i cosiddetti "basì de zöchèr" e i più fortunati del cioccolato.

Chi osa però sbirciare la Santa mentre sta consegnando i regali riceverà una manciata di cenere negli occhi diventando cieco, quindi si deve andare a letto presto e dormire!

Si deve anche pensare all’asinello che dopo tutta quella fatica avrà fame e quindi si deve mettere del fieno fuori casa o sulla finestra, oppure della crusca con farina gialla. Per chi ha avvistato la Santa viene descritta con un bel vestito bianco e un velo che gli copre il viso, perché non vuole far vedere che è senz’occhi. Nei tempi passati Santa Lucia amava portare ai bambini anche le arance i “portogài”. Si usa anche offrire qualcosa alla Santa per permettergli di caricare per bene le energie, magari dei biscotti! Così il giorno dopo si può vedere se li ha graditi!.

Per i bambini che invece non si sono comportati bene durante l’anno, anziché i regali la Santa porta solo carbone!

Il giorno di Santa Lucia viene correlato alla rinascita della luce ed alle celebrazioni del  solstizio d’inverno, un tempo infatti il calendario antico faceva ricorrere questa festività proprio nei giorni antecedenti il 21 Dicembre, mentre nei paesi nordici il solstizio era celebrato proprio il 13 dicembre. Un proverbio infatti dice “La nòcc de Santa Lüsea, l’è la piü longa che s’ghé seà“ (La notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia).

Santa Lucia è festeggiata anche nei paesi nordici come Svezia, Finlandia e Danimarca. Essa è rappresentata come una bellissima fanciulla vestita di bianco con una corona di candele.

In Svezia infatti la sera del 12 dicembre la tradizione vuole che si preparino dei dolciumi. La mattina del 13 dicembre la primogenita si alza prima di tutti e vestita con un lungo abito bianco con una cintura rossa ed in capo una corona di foglie con sette candele, sveglia gli altri membri della famiglia porgendo loro i biscotti cucinati la sera precedente, che simboleggiano i doni del passaggio della Santa sulla terra.
E’ inoltre tradizione il canto di Luciasången (riadattamento in svedese della canzone di Santa Lucia) dove le bambine sfilano vestite di bianco cantando di casa in casa simboleggiando le stelle. Ogni anno è eletta la “Santa Lucia di Svezia” che parteciperà alla processione a Siracusa, e solitamente fanno anche una sosta a Milano.

by Mirko Trabucchi


Santa Lucia davanti al giudice 
Lorenzo Lotto 1532
La tradizione a Verona

Già una settimana prima della festa la Santa si “manifesta” ai bambini buoni tramite lanci improvvisi di caramelle e cioccolatini; naturalmente è un continuo tentativo di…vedere il buco nel soffitto che S. Lucia apre velocissimamente e altrettanto velocissimamente richiude! Peccato che non ci si riesca mai…

Tre giorni prima del 13 dicembre, in piazza Bra, la piazza centrale della città, quella dell’Arena per intenderci, arrivano i “banchéti de Santa Lùssia”, secondo una tradizione che risale già al secolo scorso: nelle bancarelle ricoperte di tende, si vendono giocattoli, dolci e altri oggetti da regalo, anche per gli adulti.

Le nonne raccontano che “tanto tempo fa” (forse nel Settecento, da altre notizie orali raccolte in questi anni) c’era stata un’epidemia di “male agli occhi” che colpiva soprattutto i bambini, così che i genitori li votarono alla Santa, che non solo compì il miracolo, ma aggiunse anche dolci e piccoli doni …nelle loro scarpette.

Santa Lucia a Verona viene aiutata dal Gastaldo, che conduce l'asinello. La sera del 12 dicembre si deve lasciar da mangiare sulla tavola; in famiglia ogni componente, adulti compresi, deve preparare un piatto vuoto che la Santa riempirà di dolci, tra cui le immancabili "pastefrolle di S. Lucia", introvabili ovunque, tranne a Verona, nonché l'altrettanto immancabile "ghiaia dell'Adige". In questa sera i bambini vanno a letto presto e chiudono forte forte gli occhi, nel timore che la Santa li accechi con la cenere, se li trova svegli. S. Lucia si annuncia con un suono di campanello.

Anche a LAZISE, arriva qualche giorno prima, l'8 dicembre per la precisione.
Arriva dall'altra sponda del Lago, in barca, accompagnata dal suo fedelissimo Castaldo.
Sul porto c'è sempre l'asinello e il suo carretto carico di caramelle per tutti i bambini.

by comune.lazise.vr.it


Dettagli: Santa Lucia

 
 
by beniculturali.marche.it
Jesi, Pinacoteca comunale, 
Palazzo Pianetti Santa Lucia alla tomba di sant'Agata.

Santa Lucía,
la mágica noche de la luz en Suecia

A medida que noviembre llega a su fin, los países nórdicos deben enfrentarse a circunstancias poco favorables: las gélidas temperaturas se instalan definitivamente en las ciudades, y las horas de luz son cada vez menores.
Por eso el 13 de diciembre tiene lugar, en Suecia, una de las fechas más especiales del calendario: el día de Santa Lucía, la portadora de la luz. Coincide con el solsticio de invierno y la noche más larga del año y, para iluminar el frío y la oscuridad, se encienden miles de velas. Una de las noches más mágicas del año, que no puedes perderte si visitas Suecia en esta época.
¿Cómo se celebra la noche de Santa Lucía? El acto más especial es el desfile, compuesto por cientos de niños que lucen túnicas blancas como la nieve. Al frente se encuentra la elegida para representar a Santa Lucía, una chica con vestido blanco y corona iluminada. Todos ellos portan candelabros y velas, sinónimo de la luz, que han de guardar el país durante los meses de oscuridad invernal.
Los niños, ataviados con capirotes blancos llenos de estrellas doradas, también son portadores de la luz; y detrás de ellos camina una banda de duendecillos, la parte más pagana de esta celebración de raíz cristiana.
El desfile de Santa Lucía es uno de los momentos más conmovedores que presenciarás en durante el invierno en Suecia. Los niños y niñas desfilan lentamente por iglesias, escuelas y escenarios dejando a su paso miles de motas de luz, mientras cantan villancicos tradicionales para romper la oscuridad.
Mientras desfilan reparten, a los que allí se han congregado para verlos, galletas de jengibre, bollos de azafrán (conocidos como pepparkakor y lussekatter) y otros dulces para combatir el frío.
Esta tradición centenaria no es tan solo una ocasión única de acercarte a la cultura sueca; marca también un momento de gran importancia en el calendario del país, la segunda semana de adviento. Las ciudades se engalanan, más que nunca, con sus alumbrados y decoraciones navideñas; y los hogares se visten para esperar el mágico y próximo día de Navidad.
by Xavi Villalvilla


platerO y yO
Platero es pequeño, peludo, suave; tan blando por fuera, que se diría todo de algodón, que no lleva huesos. Sólo los espejos de azabache de sus ojos son duros cual dos escarabajos de cristal negro. Lo dejo suelto y se va al prado y acaricia tibiamente, rozándolas apenas, las florecillas rosas, celestes y gualdas... Lo llamo dulcemente: ¿Platero?, y viene a mí con un trotecillo alegre, que parece que se ríe, en no sé qué cascabeleo ideal...
La primera edición se publicó en 1914 (Ediciones de la lectura) Juan Ramón, en un «prologuillo» a la edición aclaraba: «Yo nunca he escrito ni escribiré nada para niños, porque creo que el niño puede leer los libros que lee el hombre, con determinadas excepciones que a todos se le ocurren».
By wikipedia


Capítulo XLIII - Amistad

“Nos entendemos bien. Yo lo dejo ir a su antojo, y él me lleva siempre a donde quiero.
Sabe Platero que, al llegar al pino de la Corona, me gusta acercarme a su tronco y acariciárselo, y mirar al cielo al través de su enorme y clara copa; sabe que me deleita la veredilla que va, entre céspedes, a la Fuente vieja; que es para mí una fiesta ver el río desde la colina de los pinos, evocadora, con su bosquecillo alto, de parajes clásicos. Como me adormile, seguro, sobre él, mi despertar se abre siempre a uno de tales amables espectáculos.
Yo trato a Platero cual si fuese un niño. Si el camino se torna fragoso y le pesa un poco, me bajo para aliviarlo. Lo beso, lo engaño, le hago rabiar... El comprende bien que lo quiero, y no me guarda rencor. Es tan igual a mí, tan diferente a los demás, que he llegado a creer que sueña mis propios sueños.
Platero se me ha rendido como una adolescente apasionada. De nada protesta. Sé que soy su felicidad. Hasta huye de los burros y de los hombres...”


El burro más célebre de la literatura universal celebra su centenario en Google. El protagonista de Platero y yo, de Juan Ramón Jimnénez, cumple 100 años con un 'doodle' en la página principal del buscador más usado de internet.

El protagonista de PLATERO y YO, pese a su edad, permanecerá siempre "pequeño, peludo, suave; tan blando por fuera, que se diría todo de algodón, que no lleva huesos", tal y como reza el inicio de la obra del poeta español, de lectura obligada en todos los colegios de España e Iberoamérica. Es por eso que su arranque evoca en mucho recuerdos lejanos. "Sólo los espejos de azabache de sus ojos son duros cual dos escarabajos de cristal negro. Lo dejo suelto y se va al prado, y acaricia tibiamente con su hocico, rozándolas apenas, las florecillas rosas, celestes y gualdas... Lo llamo dulcemente: “¡Platero!" y viene a mí con un trotecillo alegre que parece que se ríe...", describió el poeta en este libro, uno de los más traducidos en de la literatura universal.

Platero y yo, un clásico de la literatura española del siglo XX, es, según el Instituto Cervantes, todo un ejemplo de prosa poética modernista. Dedicado por Juan Ramón Jiménez A la memoria de Aguedilla, la pobre loca de la calle del Sol que me mandaba moras y claveles, describe la amistad y el cariño entre un viejo y su burrillo, una relación en la que se funden la alegría, la pena y el agradecimiento. Es un libro que entra en lo profundo del alma humano, un libro bueno no sólo para niños, sino también para mayores..
Muchos son los actos que conmemorarán hoy el centenario de Platero y yo. La alcaldesa de Madrid, Ana Botella, descubrirá hoy una placa conmemorativa de los 100 años de la primera edición de la obra en la sede de la Fundación Mapfre, situado en el Paseo de Recoletos, 25. Además, varios artistas también rendirán homenaje en varias disciplinas a esta obra icónica creada por Juan Ramón Jiménez en 1914.
by LaVanguardia


El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 

El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 
El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 
El Resplandor (1980) - Stanley Kubrick 
by ecartelera.com


LA BIEN QUERIDA - Poderes Extraños (Versión Piroquinética - Triángulo De Amor Bizarro Remix) 

Triángulo de Amor Bizarro revisitan un “Poderes Extraños” incluido en el disco de remezclas de “Premeditación, Nocturnidad Y Alevosía” (Elefant Records, 15).
La Bien Querida cierra por fin el ciclo. Sus tres EPs daban forma a una obra que, pensando en el formato álbum tradicional, parecía completa. Pero todas las aristas, especialmente la parte audiovisual, que rodeaban a estos tres EPs hacían necesaria una recopilación final. Enmarcarlo todo y presentarlo como se merecía. Ahora, con la nueva edición -CD y DVD- de “Premeditación, Nocturnidad Y Alevosía” que presenta Elefant Records se unen por fin todas las piezas.
El DVD incluye la película de Juanma Carrillo resultante de unir los tres fragmentos previos, uno por cada EP, acompañado de un making of y los videoclips de “A Veces Ni Eso”, “Arenas Movedizas”, “Aurora”, “Luna Nueva”, “Hoy”,  “9.6”, “Corpus Christi” y “De Momento Abril”. Pero además se incluye un CD de remezclas muy jugoso, con nombres que van desde Tulsa a Yung Beef pasando por Joe Crepúsculo, Nacho Canut, Le Parody, Russian Red o Triángulo de Amor Bizarro, que firman la remezcla que estrenamos hoy, una de las dos  -la versión piroquinética- de “Poderes Extraños” incluida en el disco.
by mondosonoro.com

< >

No hay comentarios:

Publicar un comentario en la entrada