Popular Posts las pequeñas imagenes

meneghino ©. Con la tecnología de Blogger.

Blogger templates

Blogger news

www.facebook.com/Meneghino-1241104175997286/

VERDE

correspondenciAs

conAdios GRAPPA Anniversary · conAdios ALHAKEM · by meneghino ·· Boatswain · Lord Byron ·· Giandomenico Tiepolo · Tre cani sulla roccia ·· Flush · Virginia Woolf ·· Queenie Tulip · J.R. Ackerley ·· Tennessee Williams ·· HALLELUJAH · Jeff Buckley by Leonard Cohen ·· Lukánikos ·· Ένα αντίο στον Λουκάνικο ··Excalibur · Ebola ·· Giandomenico Tiepolo, Venezia, Ca' Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano ·· Nuiman· Neuman Paco Román · concierto IF Radio 3 14-4-2015 ·· HALLELUJAH -Jeff Buckley - by Leonard Cohen ·· Masha Novosibirsk ·· Ebola Virus Antibody Prevalence in Dogs and Human Risk ·· I Tre Cani di Italo Calvino ·· Flush · Virginia Woolf ·· A Dog Called Pain ·· Un perro llamado Dolor · Luis Eduardo Aute ·· Antonio Saura El perro de Goya y las 5 condiciones ·· Jacopo Bassano ·· Correggio ·· Paolo Veronese ·· Velazquez ·· La chienne d'assaut du Raid, "Diesel"Leonard Cohen - Hallelujah ·· Antony from a Leonard Cohen, If It Be Your Will ·· Emiliano ·· Winky ·· Otto · PETIT VERDOT 2013 · Bodega La Capuchina ··

HALLELUJAH -Jeff Buckley - by Leonard Cohen

En este lugar está la esencia de alguien que poseía Belleza sin Vanidad, Fortaleza sin Insolencia, Coraje sin Ferocidad y todas las virtudes del hombre sin sus vicios. Estos elogios, que serían adulaciones inmerecidas si estuvieran inscritas sobre cenizas humanas, no es más que un justo tributo a la memoria de "GRAPPA", un perro que había nacido en Los Alpes Italianos, un verano del año 2000, y murió en Málaga mirando su Mediterráneo de adopción, el 18 de noviembre de 2012. Cuando algún orgulloso hijo de la raza humana retorna a la tierra, desconocido para la Gloria pero ayudado por su Nacimiento, el arte del escultor agota las pompas del dolor y urnas llenas de hechos registran el nombre de quien yace debajo. Encima de la tumba se ve no quien fue sino quién debió ser. Pero cuando el pobre perro, en vida el amigo más fiel, el primero en dar la bienvenida, el primero en defender, cuyo honesto corazón es propiedad de su dueño, que trabaja, pelea, vive, respira solo por él, cae sin honores, desconocidos sus méritos, el alma que poseyó en la Tierra le es negada en el Paraíso. Mientras el hombre, vil insecto, espera ser perdonado y reclama para sí un Paraíso exclusivo. Hombre, miserable inquilino de nuestro mundo, degradado por la esclavitud o corrompido por el poder, quien te conoce bien debe evitarte con desagrado, masa envilecida de polvo animado. Tu amor es lujuria, tu amistad trampa, tu lengua hipocresía, tu corazón engaño, vil por naturaleza, ennoblecido solo por el nombre, cualquier bestia gentil puede hacerte sonrojar por la vergüenza. Tú, a quien el azar ha traído ante esta simple urna, sigue de largo, ella no se levanta en honor de nadie a quien quieras llorar. Estas piedras se levantan para señalar los restos de un amigo; solo uno conocí y aquí yace. 
Llantos por Grappa, variaciones de un poema de L.Byron.

Te han tapado la cara con plumarias.
Vete, Grappa: No sientas el caliente Terral. 

Duerme, vuela, reposa: ¡También se muere el mar!

conAdios Alhakem 
24 Octubre 2014, 30 años y medio


Boatswain Lord Byron

" In questo luogo è deposta la spoglia di uno che fu bello senza vanità, forte senza insolenza,
coraggioso senza ferocia.
Egli possedeva tutte le virtù dell'uomo, senza i vizi.
E questa lode che non sarebbe che una mendace adulazione se di resti umani si trattasse,
Non è che un giusto omaggio alla memoria di Boatswain, un cane che nacque a Terranova nel maggio 1803 e morì a Newstead Abbey il 18 novembre 1808.

Queste pietre segnano il posto di un amico.
Uno solo ne ho conosciuto e qui riposa. "
Lord Byron

"  Near this spot
Are deposited the Remains of one
Who possessed Beauty without Vanity,
Strength without Insolence,
Courage without Ferocity,
And all the Virtues of Man without his Vices.
This Praise, which would be unmeaning Flattery
If inscribed over human ashes,
Is but a just tribute to the Memory of
BOATSWAIN, a DOG
Who was born at Newfoundland, May, 1803,
And died at Newstead, Nov 18th, 1808.
When some proud son of man returns to earth,
Unknown to glory, but upheld by birth,
The sculptor's art exhausts the pomp of woe,
And storied urns record who rest below:
When all is done, upon the tomb is seen,
Not what he was, but what he should have been:
But the poor dog, in life the firmest friend,
The first to welcome, foremost to defend,
Whose honest heart is still his master's own,
Who labours, fights, lives, breathes for him alone,
Unhonour'd falls, unnoticed all his worth,
Denied in heaven the soul he held on earth:
While man, vain insect! hopes to be forgiven,
And claims himself a sole exclusive heaven.
Oh man! thou feeble tenant of an hour,
Debased by slavery, or corrupt by power,
Who knows thee well must quit thee with disgust,
Degraded mass of animated dust!
Thy love is lust, thy friendship all a cheat,
Thy smiles hypocrisy, thy words deceit!
By nature vile, ennobled but by name,
Each kindred brute might bid thee blush for shame.
Ye! who perchance behold this simple urn,
Pass on --- it honours none you wish to mourn:
To mark a friend's remains these stones arise;
I never knew but one, --- and here he lies. "
Lord Byron

conAdios Leonard

- "La poesia venne da un luogo che nessuno controlla, che nessuno conquista. Così mi sento come un chiacchieróne accettando un premio per un'attività che non controllo. Voglio dire, se io sapesse da dove vengono le buone canzoni, andrei più spesso."- 

- " La poesía viene de un lugar que nadie controla, que nadie conquista. Así que me siento como un charlatán al aceptar un premio por una actividad que yo no controlo. Es decir, si supiera de dónde vienen las buenas canciones, me iría allí más a menudo."-


Leonard Cohen - Hallelujah

Ella dejo de comer y tu te caíste.....
Si es tu voluntad? If it Be Your Will?
Antony from a Leonard Cohen, If It Be Your Will .

Jacopo Bassano. Due bracchi legati al tronco di un albero. 1549 ca. olio su tela cm 61x80. Parigi, Musée du Louvre, Départment des peintures.

Ottimo Massimo by Italo Calvino.

Ottimo Massimo era diventato stanco e vecchio, non aveva più voglia di stanare le prede delle caccia, ogni tanto guardava in alto verso il suo padrone e scodinzolava pigramente.

La fuga di Ottimo Massimo ·· Il barone rampante by Italo Calvino
Ottimo Massimo by Italo Calvino


Tiepolo Giovanni Battista  sec. XVIII Cane. 
Fondazione Zeri. Venezia


I tre cani dalle Fiabe italiane raccolte da Italo Calvino

Nelle note scritte da Calvino su questa fiaba si parla di 368 versioni in tutta Europa e 14 solo in Italia. Ha forti affinità con il tipo dei "due fratelli" ma sembrerebbe più antica. Al posto dei cani possono comparire un leone, un orso e un lupo. Quella scelta da Calvino è romagnola.
Giandomenico Tiepolo · Tre cani sulla roccia
Il rapporto uomo-cane è esaltato da questa storia: meglio la fedeltà di tre cani che il finto affetto di un parente.
Un fratello e una sorella rimangono orfani con solo tre pecore per sostenersi.
Il fratello incontra per strada un omino molto gentile che lo convince a barattare una pecora per un cane. Tornato a casa la sorella lo sgrida moltissimo, ma il giorno dopo l'omino lo convince a barattare anche la seconda pecora e poi la terza. Il giovane si ritrova con tre cani e una sorella inviperita e così decide di andarsene con gli animali: Spaccamuro, Spezzaferro e Schiantacatene. 
Arriva in un palazzo apparentemente abbandonato e lì, grazie alla forza dei tre cani che divelgono sbarre e cancelli e abbattono muri, riesce a entrare e a farne la sua dimora. ll palazzo, apparentemente deserto, è incantato e soddisfa ogni suo bisogno, facendogli fare la vita di un signore. Preso dalla nostalgia per la sorella decide di andarla a prendere per farla vivere con lui. Ma la sorella malgrado tutto continua a odiare i tre cani ed evidentemente un po' anche lui. Tanto che, quando finalmente incontra in giardino il proprietario del palazzo, un Drago che vorrebbe mangiarla, lei chiede pietà promettendo in cambio la vita del fratello. Ma i tre cani, liberatisi facilmente dalle catene e dai muri dietro i quali la sorella aveva convinto il giovane a rinchiuderli, salvano il padrone e uccidono il Drago.


  • Giandomenico Tiepolo · Atteone ·· Venice the future

  • Il giovane decide di andarsene, non volendo più stare con quella perfida sorella. Nel suo peregrinare giunge in un paese in cui la figlia del Re è destinata a essere divorata da un Drago. Grazie ai suoi cani salva la principessa e si fidanza con lei. 
    Felice di questo suo destino, dimentica la cattiveria della sorella a la invita alle nozze. Ma la perfida sorella nasconde una sega affilata nel letto al posto dello sposo e quando lui si corica viene talgiato in due. A guardia della salma prima della sepoltura vengono messi i tre cani, che all'insaputa di tutti sono depositari di un segreto: sanno dove recuperare un unguento che ridona la vita al padrone.
    Scoperta la responsabilità della sorella, il Re la condanna a morte e poi abdica in favore del genero e così il nostro protagonista diventa Re.
    Nel frattempo però i tre cani scompaiono e, malgrado le ricerche disperate del padrone, non si trovano più.
    Passa del tempo ed ecco comparire tre bastimenti con a bordo "tre gran personaggi" che affermano di essere suoi antichi amici. Il giovane Re, un contadino da sempre, non può aver conosciuto due Re e un Imperatore, ma li invita naturalmente a palazzo. E non può credere alle sue orecchie quando i tre gli raccontano di essere stati Spezzaferro, Schiantacatene e Spaccamuro, diventati cani per un incantesimo e destinati a essere liberati solo quando un contadino sarebbe diventato Re.
    "Venuto il giorno della partenza, si divisero augurandosi ogni bene e furono sempre felici".
  •  Giandomenico Tiepolo, Venezia, Ca' Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano
    Giandomenico Tiepolo, Venezia, Ca' Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano
    Giandomenico Tiepolo, Venezia, Ca' Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano

  • I tre cani ·· Italo Calvino

  • AudioLibro ·· I Tre Cani di Calvino 1/2 - Legge Ezio Falcomer


Flush by  Virginia Woolf


“Nos une el odio. Nos une el prevencción contra la tiranía… Nos une el amor… En resumen, que todas las esperanzasde Flush se basaban ahora en algún triunfo confusamente intuído, pero de segura consecución, en alguna gloriosa victoria”.
“Se iba haciendo ya un perro viejo, pesaba sobre él intensamente el plomizo sueño de la vejez; sueño sin ensueños… Ese día era su sueño mucho más profundo que de costumbre, pues a medida que seguía durmiendo se iba haciendo más densa la oscuridad en que estaba sumergido”.

Francisco de GOYA y Lucientes

Perro semihundido o, más simplemente, El perro, es una de las Pintura negras que formaron parte de la decoración de los muros de la casa, llamada la Guinta del Sordo, que Goya adquirió en 1819.

A Dog Called Pain ·· Un perro llamado Dolor 

by Luis Eduardo Aute 

CAST  Animation  2001 Goya Awards: Nominated to Best Animation Film

"Un perro llamado Dolor" es una película dibujada y animada por su autor, Luis Eduardo Aute. Más de 4000 dibujos que han sido, posteriormente, tratados con la última tecnología digital. Un trabajo colosal que ha supuesto más de cinco años desde que realizara los primeros dibujos en 1995 hasta los dos últimos años de plena dedicación al rodaje.
"Un perro llamado Dolor contiene momentos de una belleza intensa en los que se advierte el riesgo, pero también la grandeza de los hombres que se han entregado al arte con auténtica pasión"
Ernesto Sábato 
"Nos encontramos ante una bellísima y singular obra. Un todo original e inventado... Dibujos en blanco y negro, dibujos de sol y sombra, carboncillos que se sustituyen unos a otros, que bailan y actúan y que al final nos dejan perplejos y sorprendidos... Terrenos donde se representa el ritual de la vida y la muerte. ¿Cuánto tiempo nos queda por pintar? ¿Cuánto tiempo nos queda por vivir?"
Eduardo Arroyo

Correggio 
1520 affresco. Putti con Cane. Correggio  
Paolo Veronese
Paolo Veronese Las bodas de Caná 1563 Museo del Louvre en frente a la dichosa Gioconda
Paolo VeroneseLa cena en casa de Simón  1570 
Musée National du Château Versalles
Paolo Veronese La cena en casa de Simón el fariseo 1570 
Pinacoteca Brera Milán
Paolo Veronese La cena en casa de Simón el fariseo 1560 
Galleria Sabauda Turín
Paolo Veronese La familia de Darío ante Alejandro; 1565-1570,  
National Gallery de Londres



Velazquez


Scuola di Fontainebleau
Diana cacciatrice, 
Scuola di Fontainebleau, metà del XVI sec
Diana cacciatrice, Scuola di Fontainebleau, metà del XVI sec. Secondo la tradizione pagana, Diana, accompagnata da un corteo di donne, percorreva di notte, in volo, la campagna per recarsi alla caccia. Nel Medioevo si credeva ancora alla realtà del corteo di Diana e alcune donne raccontavano di essersi aggregate al seguito della dea. Il Canon Episcopi (IX sec.) riteneva tali affermazioni frutto di visioni e farneticazioni.


 El perro de Goya  y las 5 condiciones.




Anonimo del XIX secolo

Neuman by Paco Román
El nombre del grupo no es fruto del azar, sino que viene dado por el nombre del perro de Paco Román. Su mascota de 15 años se llamaba Neuman. Además, éste le ha dedicado dos canciones. En Plastic Heaven hay una cariñosa dedicatoria, Mi pequeño Nuiman, donde rinde un pequeño homenaje a su mascota.
Plastic Heaven
Mi pequeño Nuiman

Neuman "Plastic Heaven". 
Descargate su ultimo disco gratis desde su sitio web
http://neuman.es
concierto Radio 3 14-4-2015 ·· IF-2014 link:
http://www.rtve.es/alacarta/videos/los-conciertos-de-radio-3/conciertos-radio-3-neuman/3090698/
http://www.facebook.com/neumanmusic
http://myspace.com/neumanland
http://neuman.bandcamp.com
  • Disco del año y grupo del año para Radio 3
  • Mejor disco nacional cantado en inglés para Mundopop.es
  • Nominados a mejor disco nacional de 2011 (Premio Palma ´11, Lagartoon Música Alternativa)
  • “Doggy” Mejor Canción nacional de 2011 (Premio Palma a mejor canción nacional de 2011)
  • Grupo Revelación Nacional" Premios "SH’s GOLDEN AWARDS" 2011
  • Mejor disco nacional mes de diciembre (El detonador)
  • RollingStones: Entre las 25 bandas que debes de conocer.
  • Top 50 mejores discos internacionales para GO MAG.
  • Band of The Year 2011 (Jungle Indie Rock)
  • Mejor LP 2011 para ESTO ES MÚSICA.
  • Neuman "My Dad" mejor canción nacional 2011 para ESTO ES MÚSICA.
  • Top 10 mejores discos nacionales 2011 para Corrientes Circulares.
  • Entre los mejores discos nacionales de 2011 para INDIECACIONES
  • TOP 50 mejores discos internacionales para NOS GUSTA LA MÚSICA.
  • Entre los mejores discos nacionales de 2011 para YNDYTV.
  • 12º mejor concierto del año (Barcelona, Sala Sidecar) para GO MAG.
  • Nominados a grupo revelación 2011 por NO TE DETENGAS MAGAZINE

conAdiós 

a Lukánikos, símbolo de las protestas griegas



Lukánikos fue uno de los protagonistas de las protestas griegas entre 2010 y 2012Lo vimos en multitud de fotos, acompañando a los manifestantes, manteniendo a raya a la policía e incluso alejando las bombas de gas lacrimógeno que arrojaba la policía.
Aunque la fecha exacta de la muerte se desconoce, hoy se ha hecho público el fallecimiento del famoso perro mestizo, a los diez años de edad y de un fallo cardiaco, según informa el diario griego Avgi. Sufría problemas respiratorios por la inhalación de gases lacrimógenos, además de otras dolencias resultado de los golpes que había recibido de la policía.


Cuando comenzaron las manifestaciones en protesta por el programa de ajuste impuesto al país, Luk se puso de lado de los ciudadanos. Desde 2008 el perro de color canela vivía en la plaza Syntagma de Atenas, donde se encuentra el Parlamento griego. Hoy, muchos -no solo griegos- le están agradeciendo el favor en las redes sociales. A Lukánikos nunca le gustaron esos hombres uniformados, con cascos, botas, escudos y porras.

Lukánikos (salchicha en griego) se convirtió en un símbolo de las revueltas. De hecho, cuando Time nombró persona del año al “manifestante”, incluyó un especial dedicado a este perro, bajo el nombre “The Riot Dog”. No es el único homenaje que ha recibido: cuenta con canción y vídeo en Youtube, y en el barrio madrileño de Lavapiés hay un bar que lleva su nombre.
En 2012, Luk tuvo que retirarse de las manifestaciones por los ya mencionados problemas de salud. Desde entonces vivía alojado con una familia ateniense. 
by  09 de octubre de 2014

Ένα αντίο στον Λουκάνικο

Έγινε γνωστός ως «Λουκάνικος». Έτσι τον μάθαμε, έτσι τον γνωρίσαμε. Δεν ξέραμε πως ο άνθρωπος που τον εντόπισε σε μικρή ακόμη ηλικία να περιφέρεται στο κέντρο της Αθήνας τον είχε βαφτίσει «Θόδωρο». Όποιο κι αν ήταν το όνομά του, μαζί του ασχολήθηκαν το BBC, το CNN, το Al Jazeera.

Έγινε εξώφυλλο σε δεκάδες περιοδικά ανά τον κόσμο, έγινε τραγούδι, και η απόλυτη καταξίωση ήρθε όταν το περιοδικό TIME τον ενέταξε στις 100 προσωπικότητες της χρονιάς του 2011. Τον αποκάλεσαν, όχι άδικα, «επαναστάτη» και «σκύλο της πρώτης γραμμής στην Ελλάδα».

Πρωτοστατούσε στις πορείες του 2011, αλλά και των προηγούμενων ετών, στο κέντρο της Αθήνας, πάντα στο πλευρό των εξεγερμένων. Τα σωθικά του πνίγηκαν από τα χημικά της αστυνομίας, το κορμί του γέμισε πληγές από τις κλωτσιές των αστυνομικών. Πριν δύο χρόνια ο καφετί σκύλος εξαφανίσθηκε από την πλατεία Συντάγματος και αποσύρθηκε από την ενεργό συμμετοχή σε πορείες και διαδηλώσεις. Επέστρεψε, κουρασμένος και με σοβαρά προβλήματα υγείας στο σπίτι του ανθρώπου που όλα αυτά τα χρόνια τον φρόντιζε και τον περιέθαλπτε. Εκεί, δίπλα στον ανώνυμο φίλο του, ο «Θόδωρος» έζησε τα δύο τελευταία χρόνια της ζωής του. Ώς την ημέρα που η καρδιά του σταμάτησε να χτυπά.

Ήταν περίπου δέκα χρόνων. Η υγεία του, όμως, όπως έλεγε ο κτηνίατρος που τον παρακολουθούσε, ήταν αρκετά επιβαρυμένη, κυρίως λόγω των χημικών και των δακρυγόνων που είχε εισπνεύσει όλα αυτά τα χρόνια που βρισκόταν στην πρώτη γραμμή των διαδηλώσεων. Μια συνάδελφος επικοινώνησε τηλεφωνικά χθες με τον άνθρωπο που φιλοξενούσε τον Λουκάνικο και έμαθε τα δυσάρεστα νέα. «Ήταν ξαπλωμένος στον καναπέ και κοιμόταν, όταν ξαφνικά σταμάτησε να χτυπά η καρδιά του. Ο Θόδωρος, έφυγε» της είπε.

Σήμερα, ο τετράποδος ήρωας που έγραψε τη δική του ιστορία στους δρόμους της Αθήνας αναπαύεται στη σκιά ενός δέντρου σε κάποιο λόφο στο κέντρο της πρωτεύουσας. Ο Λουκάνικος δεν θα γαυγίσει ξανά στους άντρες των ΜΑΤ, δεν θα δεχτεί ξανά το φιλικό χάδι των διαδηλωτών. Ο δικός μας Λουκάνικος έφυγε νωρίς για έναν κόσμο χωρίς δακρυγόνα, χωρίς κλομπ και χημικά...

by του Πέτρου Κατσάκου









https://www.pinterest.com/agnesmariakaki/loukanikos-the-brave-riot-dog-of-athens/

LOUKANIKOS, the brave riot dog of Athens

Loukanikos is the bravest, most idealistic dog in the whole world. He is a stray, but is a national hero. He lives in Syntagma square, in downtown Athens, and loves to be the first one in any and every protest downtown. He is fearless and courageous. And he always knows who to fight against. Needless to say, he is loved by all, and well cared for. His name means "sausage".

"Hola, me llamo Javier L. R. [facilita sus apellidos], soy el marido de Teresa R. R. [facilita sus apellidos], la auxiliar contagiada de ébola por tratar de forma voluntaria a los dos pacientes contagiados que fueron repatriados a España.
Quiero denunciar públicamente que un tal Zarco, creo que es jefe de sanidad de la Comunidad de Madrid, me ha dicho que tienen que sacrificar a mi perro así, sin más. Me pide mi consentimiento a lo cual me he negado rotundamente. Dice que entonces pedirán una orden judicial para entrar por la fuerza en mi casa y sacrificarle.
Yo antes de venir al hospital le deje varios cubos de agua, la bañera también con agua y un saco de pienso de 15Kg para que tuviera comida y agua. También le deje la terraza abierta para que haga sus necesidades.
Me parece injusto que por un error de ellos quieran solucionar esto por la vía rápida.
Un perro no tiene porque contagiar nada a una persona y al revés tampoco.
Si tanto les preocupa este problema creo que se pueden buscar otro tipo de soluciones alternativas, como por ejemplo poner al perro en cuarentena y observación como se ha hecho conmigo. O acaso hay que sacrificarme a mí por si acaso.
Pero claro, un perro es más fácil, no importa tanto".

salvemosa Excalibur

El primer caso de contagio de ébola en España - y fuera de África - tiene una víctima colateral: el perro de la auxiliar de enfermería afectada. Menos de un día después de que se confirmara el contagio, la atención pública ha pasado de si es posible contraer ébola por haberse cruzado en el camino de la enferma a intentar salvar la vida de Excálibur, la mascota que, tras la hospitalización de la enfermera y su marido, está sola en casa, ajena al debate que ha despertado en el exterior sobre si es necesario sacrificarlo o no.
Cuando se conoció que había una enfermera gallega residente en Alcorcón enferma de ébola, los primeros pasos que se dieron se centraron enreconstruir sus últimos días y todas las personas que podían haber estado expuestas. Nadie reparó en el perro color canela. Teresa R. R. y Javier L. R. fueron ingresados en el hospital Carlos III y, desde allí, Javier denunció que había recibido una llamada de personal de la Comunidad de Madrid en la que le pedían autorización para sacrificar a Excálibur.
by 

El perro de la contagiada de ébola será sacrificado “para evitar riesgos”

La Comunidad de Madrid ha confirmado que sacrificará al perro de la mujer contagiada de ébola. Su marido, Javier L. R., había empezado este martes una campaña en redes sociales a través de organizaciones de protección de los animales para salvar la vida de su mascota Excalibur.
"No podemos arriesgarnos", resume Felipe Vilas, presidente del Colegio Oficial de Veterinarios de Madrid. Su criterio ha sido determinante para que la Comunidad de Madrid tome la decisión de sacrificar al perro de la auxiliar de enfermería contagiada de ébola y su marido. Vilas explica que hay pocos estudios sobre ébola y perros, pero que los que hay muestran que, en zonas donde ha habido un brote, un número de animales "no desdeñable" presenta niveles de anticuerpos elevados. Esto quiere decir que han tenido contacto con el virus, precisa. Es decir, no se ha podido demostrar la transmisión del animal al hombre, pero tampoco se puede descartar que un perro en contacto con el virus no pueda excretarlo en alguna fase, con desarrollo sintomático o sin él, añade.
Consultado por EL PAÍS, el mayor experto mundial sobre el virus, Eric Leroy, sostiene que “no hay que matar al perro porque es importante desde el punto de vista científico”.
El papel de los perros en la propagación del ébola está poco estudiado pero un comunicado de 2005 del Instituto de Investigación para el Desarrollo de París aseguraba que "estos animales domésticos pueden por lo tanto infectarse y excretar el virus durante un periodo determinado, convirtiéndose así en una fuente potencial de infección para el ser humano".
Según el mensaje difundido por Javier L. R., el personal de la Comunidad de Madrid se ha puesto en contacto con él para pedir su consentimiento y que puedan sacrificar al animal. Como él explica, el perro se ha quedado solo en la casa después de que sus dos dueños hayan sido ingresados en el hospital Carlos III y, aunque tiene comida y agua para varios días, tiene miedo de que puedan entrar y sacrificarlo sin su consentimiento.
"Es una medida más que justificada, por dura que pueda parecer. Aquí tiene que primar el factor de protección de la población", asegura Vilas. "Por mínimo que sea el riesgo, lo lógico es eliminarlo", subraya el presidente de los veterinarios madrileños. La Comunidad de Madrid confirma que ha pedido autorización a los dueños del perro para sacrificarlo. En caso de no obtenerla, Vilas es claro: en ese caso se pedirá autorización al juez. Un proceso que pueda tardar días. "El perro está en la casa, y la casa está cerrada. Tiene agua y comida, así que no pasa nada porque esté allí dos o tres días", asegura el experto.

Movilización en las redes

Javier L. R, pareja de Teresa R. R, la auxiliar de enfermería contagiada de ébola, ha lanzado esta tarde, desde la habitación del hospital Carlos III en el que permanece en observación, un mensaje a las redes sociales para intentar evitar que sacrifiquen a su perro Excalibur.
La pareja de la enferma de ébola ha hecho llegar a través de sus amigos un mensaje a la asociación AXLA (Amig@sXlosanimales) para pedir ayuda. Ellos han sido los encargados de difundir la petición a través de Facebook y de avisar a otras asociaciones de animales a través de un grupo de WhatsApp, según informan desdela protectora Villa Pepa. El mensaje está acompañado de unas imágenes de Excalibur.

Madrid regional government to put down Ebola victim’s dog

The Madrid regional government confirmed on Tuesday that it would put down the dog belonging to the nursing assistant who was diagnosed with Ebola earlier this week. The husband of Teresa Romero, Javier L. R., began a campaign on the social networks on Tuesday in an attempt to save the life of his pet, named Excalibur.
“We cannot take the risk,” explained 
Felipe Vilas, head of the Madrid Official College of Veterinarians. His criteria were the determining factor in Madrid regional authorities’s decision to put the animal down.
According to Vilas, few studies on Ebola and dogs exist, but those that have been carried out show that in areas where there has been an outbreak, a significant number of animals present high levels of antibodies, which means they have had contact with the virus. While this does not prove it can be transmitted from canines to humans, it cannot be ruled out that a dog who has been in contact with the virus might not excrete it at some stage, with or without presenting symptoms.
But the leading global expert on Ebola, Eric Leroy, told EL PAÍS that “the dog did not need to be put down because it is important from a scientific viewpoint.”
Among the other few sources of information on the issue is a 2005 statement from the IRD development research institute in Paris, which states that “these domestic animals can become infected and excrete the virus during a determined period, thus becoming a potential source of infection for humans.”
In a message sent out via the social networks on Tuesday, Javier L. R.revealed that staff from the regional government had gotten in touch with him to seek his consent to have the animal put down. As he explained, the dog had been left alone after he and his wife were admitted to the Carlos III hospital. Teresa Romero has been confirmed to have Ebola, after she treated two Spanish missionaries with the virus, while he is under observation in isolation. He also made clear in his statement that he had left the dog with enough food and water to last a number of days.
“This measure is more than justified, no matter how tough it may appear,” Vilas explained. “The protection of the population is the most important factor here. No matter how small the risk, the logical step is to destroy the animal.”
The Madrid regional government has confirmed that it has requested authorization from the dog’s owners to put it down. Should it not get permission, Vilas is unequivocal about what will happen next: a court order will be sought from a judge, a process that could take several days. “The dog is in their house, and the house is closed,” Vilas explained. “He has water and food, so there will be no problem if he is there two or three days.”
Javier and his wife had sent out a number of messages via animal protection associations in a bid to save the dog. The messages were accompanied by images of both the animal and the couple themselves.

Husband of Ebola patient makes internet plea to save his dog

The husband of the Spanish nursing assistant infected with Ebola has launch an internet appeal through several animal protection organizations to stop authorities from destroying the couple’s dog.
The pet, named Excálibur, has been left on his own at home after owners Javier L. R. and Teresa R. R wereadmitted to hospital in Madrid on Monday.
Through friends, the couple managed to get a message to the AXLA (Amig@sXlosanimales) animal association, who distributed the appeal via Facebook and other animal charities.
This is the message he published on Facebook:
“Hello, my name is Javier L. R. [surname supplied]. I am the husband of Teresa R. R. [surname supplied], the nursing assistant infected with Ebola for voluntarily treating the two infected patients who were repatriated to Spain.
I want to publicly condemn that a certain Zarco, who I think is the health chief for the Madrid region, has told me that they have to put down my dog, just like that, without further ado. He has asked for my consent, which I have categorically denied. He says that they will therefore request a judicial order to break into my house and destroy him.


It seems unfair to me that because of their mistake, they want to solve this the quick way”
Before going to the hospital I left him several buckets of water, the bath tub also full of water, and a 15kg bag of feed, so he had food and water. I also left the terrace open so he could do his business.
It seems unfair to me that because of their mistake, they want to solve this the quick way.
A dog will not pass anything on to another person, and the same goes the other way around.
If this problem worries them so much, I think other alternative solutions can be found, such as, for example, putting the dog in quarantine and observation, as they have done with me. Or maybe they will have to put me down, just in case.
But, of course, a dog is easier, it doesn’t matter as much.”
The ability of dogs to spread the Ebola virus has been little studied, but a statement issued in 2005 by the IRD development research institute in Paris noted that they “may infect and excrete the virus for a determined period, thus becoming a potential source of infection for humans.”

Javier L. R. appeals for help on social networks to stop authorities putting down his pet

“No hay que matar al perro de la contagiada de ébola, es importante para la ciencia”

Las autoridades sanitarias de la Comunidad de Madrid quieren sacrificar al perro de la auxiliar de enfermería infectada por ébola "para evitar riesgos". Su marido, a través del partido animalista PACMA, ha exigido sin embargo que se aísle a su perro, Excalibur, de 12 años, y se ha negado a autorizar la muerte de su mascota.
El mayor experto mundial en el papel de los perros en los brotes de ébola le da la razón. “No hay que matar al perro, porque es importante desde el punto de vista científico”, sentencia por teléfonoEric Leroy, director general del Centro Internacional de Investigaciones Médicas de Franceville, en Gabón. Leroy es el principal autor del único estudio sobre el tema, que analizó a posteriori un brote de ébola en Gabón entre 2001 y 2002. El trabajo, publicado en una revista científica de los Centros Para El Control y la Prevención de Enfermedades (CDC) de EEUU, sugería que “los perros pueden ser infectados por el virus del ébola y que su presunta infección es asintomática".
“Al perro de Madrid hay que aislarlo, hacerle un seguimiento, estudiar sus parámetros biológicos, ver si está infectado y averiguar si excreta virus. Es muy interesante desde el punto de vista científico, no sirve para nada matarlo”, advierte Leroy. Su estudio en Gabón investigó una zona epidémica, con perros asilvestrados que llegaron a comer animales salvajes con alto riesgo de estar infectados, como simios y murciélagos de la fruta. En pueblos de Gabón en los que se habían registrado casos humanos de ébola por contacto con animales salvajes, el 32% de los perros presentaba anticuerpos específicos contra el virus.
"Estos animales domésticos pueden por lo tanto infectarse y excretar el virus durante un periodo determinado, convirtiéndose así en una fuente potencial de infección para el ser humano", explicaba en un comunicado de 2005 el Instituto de Investigación para el Desarrollo de París. "Ahora parece necesario evaluar el papel de los perros en los brotes de ébola y tener en cuenta este riesgo en las medidas de control de la epidemia", sentenciaba.
Sin embargo, subraya Leroy, “fue un estudio a posteriori, en Madrid tenemos un posible caso activo del que podemos aprender muchas cosas, como si los perros efectivamente representan un foco de infección en los brotes de ébola”. Conocer el papel de los canes en las epidemias del ébola es fundamental, porque las aldeas africanas afectadas están llenas de perros, añade este experto en enfermedades emergentes. A juicio de Leroy, si se comprueba que Excalibur no está infectado, basta con liberarlo. Y si está contagiado por el ébola, “se va a recuperar y cuando esté curado habrá eliminado completamente el virus”.
Ni el Ministerio de Sanidad español ni la Comunidad de Madrid han consultado a este experto antes de decidir el sacrificio del perro. "No he recibido ninguna llamada", confirma Leroy.

Muerto el perro, no se acabó la rabia

Según el Centro para el Control y Prevención de Enfermedades de los Estados Unidos, en África no se han detectado casos de perros o gatos con síntomas de ébola. Aún así, Excalibur, la mascota de Teresa Romero fue sacrificada. En Estados Unidos, donde suelen ser más cautelosos, un caso similar se está gestionando de manera completamente distinta. Allí se ha aislado al perro de la enfermera Nina Pham en una base aérea naval para ser vigilado a distancia.  
Pero los españoles somos distintos. Aquí preferimos cortar por lo sano. Los responsables de sanidad de la Comunidad de Madrid han usado la estrategia de "tierra quemada". Podían haberlo aislado o puesto en cuarentena hasta saber algo más. Pero no, prefirieron rescatar la sabiduría milenaria que contiene el refranero español: "muerto el perro, se acabó la rabia". El problema es que ni la biología ni los virus funcionan así. La rabia, de todos los tipos, sigue su camino. 
Y es que a pesar de que el respeto hacia los animales está creciendo en nuestro país, aún quedan algunas reminiscencias y supersticiones que permanecen en el inconsciente colectivo. Esta es la historia del perro 'Moro'. En la localidad cordobesa de Fernán Núñez, un día llegó un hombre que murió al poco tiempo dejando solo a su perro deambulando por el pueblo. Los vecinos le llamaron 'Moro'. Lo misterioso es que, según la leyenda, Moro siempre asistía a los entierros y funerales del pueblo. Incluso algunos pensaban que anunciaba la muerte, presentándose en la puerta de los desafortunados que estaban a punto de fallecer. Esto trajo consecuencias negativas para el perro, que acabó sus días asesinado a patadas por un grupo de jóvenes psicópatas en 1983. 
Entonces dejo volar mi imaginación y me pregunto: ¿qué harían los perros si estuvieran en nuestro lugar? Cómo sería el "juicio a los humanos", retomando la fábula que contó en su último libro el prestigioso antropólogo y divulgadorJosé Antonio Jáuregui, quien durante los años 70 colaboró en RTVE con el mítico Félix Rodríguez de la Fuente.
Las reacciones de los perros ante la enfermedad, accidente o muerte de los humanos es asombrosa. Yo diría casi "mágica". Por ejemplo, en los casos de rescate de personas de entre los escombros se desmotivan cuando encuentran a un fallecido. ¡Lo que les gusta es encontrarnos vivos! Por eso, suele ocurrir que en mitad de la búsqueda uno de los entrenadores tiene que esconderse. De esta manera, el perro encuentra a una persona viva y puede proseguir la búsqueda motivado. Así lo cuentan los voluntarios y expertos españoles que llevaron a sus perros al 11-S o al terremoto de Haiti.
Son muchos los casos de perros que salvan de incendios a miembros de su familia u otros animales. En el año 2008, un perro australiano llamado Leosalvó de la hoguera a varias crías de gato que se habían quedado encerradas cuando se desató un incendio en la casa donde convivían. La familia propietaria de la vivienda pudo escapar de la vivienda, pero Leo se negó a abandonarla y permaneció hasta que los bomberos acudieron a rescatarlos. Momentos después, Leo tuvo que ser reanimado ya que había perdido la conciencia y dejado de respirar.
También en el norte de España, donde vivo gran parte del año, los pescadores solían llevar perros de agua en sus barcos. Su función erarescatar a los marineros en caso de una caída al agua en el Mar Cantábrico, una de las aguas más peligrosos de Europa. Las historias de salvamento en mar abierta de esta raza son infinitas.  
Del mismo modo, los enfermos de varios tipos cuentan con la ayuda "medica" de nuestros mejores amigos. Muchos dueños enfermos de cáncer de piel, cuentan cómo antes de ser confirmados sus casos en análisis clínicos, sus mascotas lamían las partes de piel afectadas. En unos estudios, se demostró que los canes detectaban este tipo de cáncer sin entrenamiento en más de un 60% de los casos. Cuando se les adiestra, superan el 90% de aciertos, incluso en fases precoces que sólo un escáner podría detectar. Esta habilidad se puede explicar desde la ciencia, ya que las células muertas huelen y los perros están acostumbrados a lamerse y chupar las heridas de sus compañeros de manada. La saliva, además, posee propiedades desinfectantes que favorecen la cicatrización. También son excelentes en la anticipación de ataques epilépticos e hipoglucémicos, avisando de antes de que ocurran y tumbándose rápidamente para que su amigo o amiga sufra lo menos posible en caso de caída repentina al suelo. 
Sin embargo, aún muchos pensarán que Excalibur no sufrió porque los animales no tienen conciencia ni sienten. En cuanto a reconocer la existencia propia, es decir, la conciencia, es cierto que otros animales no la poseen tan desarrollada como la nuestra, pero existen indicios de que sí la tienen a un nivel básico. En los cánidos se trataría de una conciencia de tipo olfativo y no visual, según descubrimientos del biólogo Marc Bekoff, ya que es el olor el sentido que ellos más usan para reconocerse los unos a los otros. 
También hasta hace muy poco se negaba la existencia de emociones en animales. El problema es que gran parte de la psicología desarrollada durante el s. XX estuvo dominada por el conductismo, el cual consideraba a los animales como autómatas programados para gritar o gemir, pero en ningún caso sentían verdadero dolor. 
Ahora sabemos que es completamente falso. Por ejemplo, el sistema límbico, área del cerebro donde se producen las emociones es común a todos los mamíferos. Además, en todos nosotros estas emociones están mediadas por los mismos neurotransmisores como la dopamina y la serotonina. Es decir,las estructuras cerebrales y las hormonas asociadas a las emociones, son comunes a todos los mamíferos, por lo que potencialmente todos pueden tener experiencias emocionales.
En conclusión, la necesidad de salvar a miembros de la manada, es fundamental para la supervivencia de los perros, lo que conduce a esta especie, con la que convivimos desde hace más de 20.000 años, a protagonizar los ejemplos de amistad más bellos de la naturaleza. Estos descendientes directos de los lobos poseen un instinto de cooperación extrema tan intensa que se ponen en peligro a sí mismos con tal de salvar a un compañero o compañera, ya sea humano o animal. No importa. De esa tendencia gregaria nos hemos aprovechado los humanos desde entonces. Por eso la mayoría de las sociedades los respeta y valora. Algo que en España, con casos como el de ahorcamiento de galgos o la poca sensibilidad en el caso de Excalibur parece romper con la coherencia de esta alianza milenaria entre dos especies. Al final, después de tantos sacrificios, una vez más les pagamos con distinta moneda. 

by Pablo Herreros

El sociólogo, primatólogo y antropólogo Pablo Herreros Ubalde, autor del libro "Yo, mono", explica en esta sección todas las claves del comportamiento humano con ayuda de sus observaciones sobre nuestros parientes máss cercanos: los grandes simios. 


conAdios GRAPPA  Anniversary












conAdios Rocco e Pablo,  Filippo Robboni  
conAdios Rocco 

conAdios Otto
Otto by Mariola Banda
www.mariolabanda.es

conAdios Winky

Nos dejó con 8 años, en Málaga, el 2 de diciembre de 2016.
"No es fácil hablar de un animal próximo y querido, porque a menudo ha acabado pareciéndose a su dueño y hablar de él es hablar de uno mismo" Andrés Trapiello
Winky by Monica Olivares

conAdios Emiliano
“Poco después de amanecer, el Nini se asomó a la boca de la cueva y contempló la nube de cuervos reunidos en consejo. Los tres chopos desmochados de la ribera cubiertos de pajarracos, parecían tres paraguas con las puntas hacia el Cielo. Las tierras bajas de Don Antero, el poderoso, negreaban en la distancia como una extensa tizonera.
La perra se enredó en las piernas del niño y él le acarició el lomo a contrapelo, con el sucio pie desnudo, sin mirarla; luego bostezó, estiró los brazos y levantó los ojos al lejano cielo arrasado...”
Emiliano, Nos dejó en Zalamea la Real, el 3 de Enero de 2012

conAdios Otto

PETIT VERDOT 2013. Hoy estamos felices. La imaginación de Isabel ya ha dejado su impronta en la Bodega La Capuchina  Con una familia perruna tan amplia, habrá que seleccionar muchos vinos especiales, para que todos tengan su momento de protagonismo. Hemos comenzado por un líder carismático, por encima de lo perruno y lo divino. Inolvidable Otto.



conAdios Anniversary































































































El TSJM rechaza la querella por el sacrificio del perro Excálibur

El partido animalista argumentaba que la Comunidad de Madrid debía exigir que haya un diagnóstico previo de que el animal ha contraído una enfermedad infecciosa.

El Tribunal Superior de Justicia de Madrid (TSJM) ha decidido no admitir a trámite la querella presentada por el Partido Animalista (PACMA) contra el consejero de Sanidad de la Comunidad de Madrid, Javier Rodríguez, por el sacrificio Exkálibur, el perro de la auxiliar de enfermería Teresa Romero. La denuncia se realizó por la comisión de un supuesto delito de prevaricación.
Así lo ha dado a conocer este tribunal después de que la Sala de lo Civil y Penal del TSJM deliberará sobre la denuncia presentada el 6 de octubre por PACMA, que argumentaba que el artículo 12 de la Ley 1/90 de protección animal de la Comunidad de Madrid exige que antes del sacrifico de una animal haya un diagnóstico previo de que ha contraído una enfermedad infecciosa.
En el auto, fechado el 25 de noviembre, los magistrados del TSJM recuerdan que la representante del PACMA que presentó la querella aportó dos reseñas en las que la Consejería de Sanidad justifica el sacrificio de Exkalibur para evitar la posible transmisión del Ébola y explica que el animal fue sedado previamente para evitar su sufrimiento.

No constituye delito

«No aportada, por tanto, la resolución administrativa de la que pretende extraerse la responsabilidad penal, carecemos de datos para determinar siquiera la autoridad concreta de la que emanó y sus exactas motivaciones», señala el escrito. Por ello, los magistrados concluyen que debe «rechazarse de plano» la admisión a trámite de la querella formulada «al no constituir delito los hechos sobre los que se funda». Por otro lado, indican que contra esta resolución cabe la interposición de recurso de súplica en el plazo de tres días ante la misma Sala.
Además de la querella que acaba de ser rechazada, la misma sala del TSJM ha abierto diligencias previas por otra denuncia posterior presentada por la Asociación contra el maltrato (ACM) por un supuesto delito de prevaricación en el sacrifico del animal, según ha informado esta asociación. Esta denuncia se dirige contra el consejero, el director general de Ordenación e Inspección de Sanidad y todas las demás personas presuntamente «implicadas».
En su escrito, ACM alega que, a pesar de la negativa del marido de Romero a sacrificar a Excalibur por no existir pruebas de que se hubiera infectado de ébola, Sanidad emitió una resolución –ratificada por el Juzgado de lo contencioso-administrativo número 2 de Madrid– para sacrificar al animal.
Teresa Romero y su marido han presentado además un solicitud en la Comunidad de Madrid para iniciar un procedimiento de responsabilidad patrimonial que incluye una reclamación por vía administrativa de 150.000 euros para reparar el daño causado por el sacrificio de su perro. Romero interpuso también en un Juzgado de Alcorcón una demanda civil en la que reclama 150.000 euros al consejero de Sanidad, Javier Rodríguez, por vulneración del derecho al honor.
La pareja prevé también personarse en una denuncia presentada ante el TSJM por sindicatos de Sanidad por «diversos delitos derivados de las acciones y omisiones atribuibles a los responsables políticos» en la gestión del caso de la auxiliar infectada por el virus del Ébola.
by ABC

Masha, la perrita que lleva un año esperando a su dueño muerto


Aunque el pasado enero su propietario falleció en el centro, ella monta guardia día y noche por si regresa

by ABC

Desde hace un año, día tras día y noche tras noche, la pequeña perritaMasha espera pacientemente en un hospital del distrito deNovosibirsk (ubicado en Rusia) a que su dueño acuda a recogerla. Pero, por más que aguarde, el hombre no irá a por ella, pues falleció en una de las habitaciones del centro el pasado invierno.
Tal y como publica la versión digital del diario ruso «Argumenti y Facti», la triste historia de Masha comenzó el pasado invierno cuando, un día aparentemente normal, su dueño acudió al Hospital №1 de la Ciudad de la Ciencia de Novosibirsk.
Lo que en principio era una visita de rutina al médico se terminó convirtiendo en un grave caso clínico que obligó a ingresar al pacienet, según ha explicado el propio director del centro, Vladimir Bespalov.
A partir de ese momento y según el diario ruso, la perrita se presentó día tras día en el centro esperando a que su dueño mejorara. Desgraciadamente, éste falleció el pasado enero, algo que no ha impedido que Masha continúe en el hospital aguardando a que el hombre salga del centro para recogerla.
Según Bespalov, el animal se ha convertido ya en la mascota preferida de los médicos, enfermeros y pacientes, muchos de los cuales le llevan comida a diario y le han preparado, incluso, una cama dentro de una de las salas de espera.
A su vez, los médicos ya han asumido que Masha se quedará junto a ellos muchos años, pues dos personas han intentado llevársela consigo a casa en varias ocasiones sin éxito. ¿La razón? La perra siempre encuentra la forma de escapar regresar al hospital. 
by ABC

El perro, el virus y el odio

Por si leen estas líneas dentro de cierto tiempo, les pondré en situación. Un error, al que le siguieron otros, en el protocolo durante el tratamiento del segundo religioso repatriado a España por ébola ha generado el primer caso de contagio dentro de Europa. La infectada, una auxiliar de enfermería llamada Teresa Romero Ramos, tiene un perro, y su marido, Javier Limón, ha emprendido una campaña para evitar que éste sea sacrificado, ante la sospecha de que el animal pueda ser un portador del virus y generar nuevos contagios.
Las redes sociales y los medios de comunicación han convertido esa campaña en una mezcla de irresponsabilidad, de buenos sentimientos y de sensacionalismo, como si nos hallásemos ante la versión real deEl gran carnaval (1951), aquella obra maestra de Billy Wilder.
Fíjense hasta qué punto llega el paralelismo que, más allá del ruido mediático, nos encontramos con que el marido de la enferma cede la custodia del animal a un comunicador, Carlos Rodríguez, veterinario y director del programaComo el perro y el gato, de Onda Cero. El grupo animalista de dicho espacio, Mascoteros Solidarios, se encarga de difundir este vínculo, y en su red social, nos encontramos con mensajes de solidaridad como este que cito a continuación: "El perro que sea ayudado como fueron los curas y la monja. Tiene tanto derecho o más... El perro esta solito y los curas cuando se fueron ya sabían a lo que se exponían... Que los hubieran dejado allí también solos, como quieren hacer al perrín".
No lo he elegido al azar. Coincide con otras muchas opiniones que ustedes pueden encontrar en los medios de comunicación o en las redes.
Me parece tremendo que se cuestionara y se cuestione que se repatriara a ciudadanos españoles enfermos de ébola hasta la saciedad, que se critique ahora la falta de medidas de protección que supuestamente se han producido... y que después se monte una campaña para que no sacrifique al perro de la enferma, con el hashtag‪#‎salvemosaExcalibur.
En primer lugar, la repatriación de enfermos de ébola es lo que dicta la Organización Mundial de la Salud. España ha hecho lo mismo que todos los países con ciudadanos infectados. No obstante, el caso del perro ha llegado al extremo de que citan su posible eutanasia en la revista People, pero no se da noticia alguna del estado de la enfermera o su marido. Y en las redes sociales apenas han tenido repercusiones dos grandes noticias: dos personas aisladas por posible contagio han sido dadas de alta. Una de ellas era la segunda persona a la que muchos diarios, por cierto, daban por infectada ya.
En cuanto al perro, si puede ser un peligro, y eso deben decidirlo las autoridades, yo no puedo decantarme: habrá que sacrificarlo. Aunque eso nos provoque dolor a quienes amamos a los animales. Créanme, sé por experiencia propia lo que significa perder a una mascota muy querida. Sé el desgarro que produce la eutanasia de un animal que ha compartido cerca de 10 años de tu vida y con el que has creado lazos de afecto inolvidables. De hecho, colaboro con protectoras de animales, porque considero que el maltrato a un ser vivo, como un perro o un gato, es inadmisible. Asimismo, todos los animales que he tenido a lo largo de mi vida han sido rescatados de protectoras, porque no me parece ética la compra y venta de animales. Y a pesar de todo ello, si mi perro fuera el foco de una enfermedad infecciosa que se trasmite a los humanos, no lo pondría por delante de ningún ser humano.
El sentimentalismo irracional de las redes sociales no debería nublar la objetividad con la que ha de ser tratado este problema, finalmente convertido –una vez más– en una trampa colectiva en la que estallan nuestros odios políticos, nuestros miedos más acendrados y nuestra desconfianza ante los medios de que disponemos para solucionar estas emergencias.
A todo ello se añade nuestra incapacidad de guardar silencio ante un tema fundamentalmente técnico, del que muy pocos tienen una idea clara.
El ébola es un virus que se contagia por zoonosis. Estamos hablando de contener un virus mortal que se transmite por fluidos. Aunque no se ha demostrado de forma concluyente, un perro enfermo podría contagiar el virus por la saliva, la orina y las heces. ¿Están dispuestos a asumir el riesgo? O mejor dicho, ¿están dispuestos a que otros asuman los riesgos?
En un diálogo virtual, después de exponer estos argumentos, otra persona, aparentemente ilustrada, me espetó que "deberían sacrificarse a otros individuos por el mal que hacen a este planeta en general."
¿Estamos hablando, quizá, de la pena de muerte? Porque yo no logro dar otra interpretación a sus palabras.¿Hemos llegado ya a ese punto de irracionalidad en el que se puede pedir la muerte de un responsable político en lugar de la de un perro potencialmente infectado? Porque eso es lo que se decía en las redes sociales. Pueden echar un vistazo en Twitter o Facebook para comprobar cuánta gente está repitiendo ocurrencias sobre el sacrificio de la ministra.
Si les soy sincera, después de este intercambio de opiniones que acabo de mencionar, pasé de la perplejidad a la tristeza y la rabia. No creo en la pena de muerte, y nunca lo haré. Creo en la depuración de responsabilidades, en las inhabilitaciones, en la justicia, una vez que sepamos exactamente qué ha ocurrido.
En casos como este, también tercian quienes asumen el papel de defensores de la prudencia. Dejemos al perro en cuarentena, dicen. Analicemos científicamente cómo evoluciona en su cuerpo el virus. Dejémosle vivir cuando comprobemos que ya no está enfermo.
“No hay que matar al perro, porque es importante desde el punto de vista científico”. El entrecomillado es una declaración de Eric Leroy, director general del Centro Internacional de Investigaciones Médicas de Franceville, en Gabón, autor del único estudio sobre el efecto en los perros de un brote de ébola.
En un mundo perfecto, el doctor Leroy tendría toda la razón. El problema es que ni este es un mundo perfecto ni es posible garantizar el riesgo cero. Lamentablemente, el periodista que habla con Leroy no le hace tres preguntas clave: ¿existe algún equipo de investigación en España especializado en esta cuestión tan específica? ¿Se podría establecer una cuarentena del animal con riesgo cero? ¿Le parece sensato abrir una segunda vía de riesgo cuando el caso español demuestra que el protocolo con humanos también es vulnerable?
Lo que sí han dicho los expertos es que en España no hay equipamientos para investigar virus de este nivel. Por cierto, ¿esa es la vida que quieren para este perro? ¿Que se convierta en sujeto de experimentación? A mí me parece más compasivo sacrificarlo que experimentar con él, aunque fuera más provechoso para la ciencia.
Por otro lado, que los fallos son inevitables no solo se ha demostrado en España. En Estados Unidos se ha montado del mismo modo un enorme revuelo por los fallos en el protocolo, por pacientes sanos, como el del cámara freelance de Alaska, que han acabado dando positivo en ébola. No ha sido el operativo español el único que ha fallado. Y con ello no pretendo excusarlo, solo decir que cuando hay seres humanos de por medio, los fallos son casi inevitables. Y en este caso, un fallo conlleva consecuencias gravísimas.
El periodismo, obviamente, también se guía por ciertos intereses. Por escasa simpatía que se sienta por el gobierno actual, ¿es razonable sacar a relucir la política en este momento? Cuando la improvisación de un tertuliano vale tanto como el análisis de un epidemiólogo, estamos pervirtiendo a la opinión pública.
A propósito de esta deriva suicida, el estadounidense Stephen Colbert hizo en su programa televisivo una broma a propósito de un organismo tan importante como el CDC (Centers for Disease Control and Prevention / Centros para el Control y Prevención de Enfermedades).
"No confío en el CDC, o Coven of Deviants and Charlatans (Aquelarre de Pervertidos y Charlatanes). Escucho a expertos de televisión, porque tratamos todo como si fuera el fin del mundo".
Creo que no hace falta explicar la ironía. El problema es que Colbert tiene razón. Estamos en manos de manipuladores apocalípticos.
En África han muerto, según la OMS, 3.338 personas. En Sierra Leona, en un solo día, 121. ¿Saben cuántos niños se han quedado huérfanos? ¿Cuánto tardarán esos países en recuperarse de una epidemia que no remite? ¿Y cuántos de los que defienden ahora al perro han salido a manifestarse para que de una vez se haga algo contra esta epidemia, que es pandémica en África desde los años 70? O sea, ¿los 3.338 africanos no despiertan tanta empatía pena como un perro? A juzgar por la movilización que ha originado este pobre animal, por cuya salvación se han recogido en escasas horas más de 300.000 firmas, parece que así es.
Tal vez, las cifras de muertos en África les dejen insensibles porque creen que no pueden hacer nada, y porque tal vez, solo tal vez, Occidente haya preferido durante todo el siglo XX y XXI mirar hacia otro lado mientras África se desangra por hambrunas, guerras y enfermedades.
Mientras tanto, se da una casualidad que yo conocía desde hace años, y que, sin embargo, ahora todo el mundo parece olvidar: España es el líder en abandono de perros de la Unión Europea. En 2013, se abandonaron según la FAPAM, Federación de las Asociaciones de Protección Animal de la Comunidad de Madrid, más de 300.000 perros, es decir, uno cada 3 minutos. ¿Están en contra del maltrato animal? Créanme, yo también. Con absoluta contundencia. Hagan lo que hice yo, vayan a un refugio para animales y rescaten a un perro abandonado. En cuanto a la contención del ébola, dejémoslo en manos de los expertos. Y volvamos a centrar nuestra atención en la enfermera contagiada que lucha por su vida, en su marido, aislado y que tiene que estar viviendo una pesadilla, y en las personas aisladas, que no saben si van a tener que enfrentarse a una enfermedad terrible.
El momento de exigir responsabilidades políticas llegará –ojo, no hablo de una revancha–. Seré la primera en exigir que el peso de la ley caiga sobre el responsable de que este drama haya ocurrido y haya puesto en peligro a ciudadanos españoles que solo cumplían con su trabajo, y a sus seres queridos.
Ebola Virus Antibody Prevalence in Dogs and Human Risk 
"During the 2001–2002 outbreak in Gabon, we observed that several dogs were highly exposed to Ebola virus by eating infected dead animals. To examine whether these animals became infected with Ebola virus, we sampled 439 dogs and screened them by Ebola virus–specific immunoglobulin (Ig) G assay, antigen detection, and viral polymerase chain reaction amplification. Seven (8.9%) of 79 samples from the 2 main towns, 15 (15.2%) of 99 samples from Mekambo, and 40 (25.2%) of 159 samples from villages in the Ebola virus–epidemic area had detectable Ebola virus–IgG, compared to only 2 (2%) of 102 samples from France. Among dogs from villages with both infected animal carcasses and human cases, seroprevalence was 31.8%. A significant positive direct association existed between seroprevalence and the distances to the Ebola virus–epidemic area. This study suggests that dogs can be infected by Ebola virus and that the putative infection is asymptomatic..."
Resumo unos cuantos puntos, dando por sentado que escapa en parte a mi capacidad de análisis, porque no soy viróloga, ni zoóloga, ni bióloga. Pero sí he entendido varios detalles:
1) El ébola entre perros y humanos se transmite.
2) El ébola en perros es asintomático, de modo que el perro puede contagiar al humano sin que este sea consciente, al contrario de lo que ocurre con chimpancés, que sí muestran graves síntomas de infección.
3) Ha habido brotes en el Congo directamente relacionados con el contagio entre perros y humanos.
4) Para desarrollar un estudio tan específico sobre animales posiblemente infectados, se necesitan unas instalaciones especiales y un personal veterinario altamente entrenado, no solo en infecciones animales, sino también en virología, y que además conozca el ébola muy en profundidad.
5) Los perros utilizados en estos estudios han sufrido considerablemente durante la experimentación. Se los ha tratado como objetos de investigación. Es decir, como cobayas.
Actualización: Desgraciadamente, el animal fue sacrificado un día después de escribir estas líneas. Entrevistado en El País, el veterinario José Manuel Sánchez Vizcaíno, catedrático de Sanidad Animal en la Universidad Complutense de Madrid, fundador y diseñador del primer laboratorio de alta seguridad biológica, en Valdeolmos (Madrid), declaró: “Había que sacrificar al perro. Lo ideal habría sido trasladarlo en condiciones de bioseguridad, cosa que no tenemos en España, ponerlo en observación, esperar 21 días y darle el alta, pero no tenemos instalaciones apropiadas en España para dejar al animal [un animalario de nivel 4, el de máxima seguridad]. Desde el punto de vista de la bioseguridad, sacrificar al perro fue la mejor decisión, dura y triste, pero no quedaba otra opción. No se podía correr el riesgo de que se infectaran dos cuidadores y tres veterinarios. Curar a ese animal, con ese virus, habría sido lo mejor de mi vida, pero si no tienes los medios, no puedes arriesgarte”.

Así se sacrificó al perro ‘Exkalibur’

Los veterinarios que sacrificaron a Exkalibur, el perro de la trabajadora sanitaria contagiada de ébola Teresa Romero, han decidido dar detalles sobre la muerte de la mascota aunque las autoridades se niegan a facilitarlos. El 28 de octubre, el diputado del PSOE Alejandro Alonso, también veterinario, solicitó al Gobierno de Mariano Rajoy el expediente completo del sacrificio del perro. Todavía no ha recibido respuesta y el martes presentó un recurso de amparo al presidente del Congreso. “Un diputado, en representación de la ciudadanía, tiene derecho a tener acceso a información que no sea un secreto oficial. Es un derecho constitucional”, critica. Fuentes de la Secretaría de Estado de Relaciones con las Cortes admiten la falta de contestación y remiten a la Consejería de Sanidad de la Comunidad de Madrid, a la que no ha llegado la petición de información.
Escudo de protección (A), sistema de acceso seguro (B) 
y contenedor metálico para el transporte del cadáver (C)_Visavet
Pese al silencio gubernamental, el equipo del Centro de Vigilancia Sanitaria Veterinaria (Visavet) de la Universidad Complutense de Madrid, encargado del sacrificio de Exkalibur, acaba de hacer públicos algunos de los detalles de la operación, ejecutada el 8 de octubre en medio de una enorme polémica. “Aquel día salimos hacia la casa de Teresa Romero a las 7:00 y regresamos a las 20:00, sin comer ni beber”, recuerda por teléfono Lucas Domínguez, el director de Visavet que decidió dimitir tras el caos en la gestión del operativo en la Complutense. El que sigue es su relato de los hechos, publicado en el último número de la revista del Colegio Oficial de Veterinarios de Madrid.
Teresa Romero había sido diagnosticada de ébola el seis de octubre, tras atender a un misionero infectado en Sierra Leona. Ese día, la Consejería de Sanidad de la Comunidad de Madrid concluyó “un riesgo no asumible en el cuidado del animal”, que permanecía en el piso de la trabajadora sanitaria en Alcorcón, y dictó una orden de sacrificio. Esa misma noche, los veterinarios de Visavet recibieron el encargo del Gobierno regional.
En su informe, los técnicos insisten en que no había dónde meter al perro, que había convivido en contacto estrecho con Romero “durante los cinco días anteriores al diagnóstico, coincidiendo con una sintomatología de la enfermedad ya instaurada y en fase activa de excreción viral”. Los veterinarios consideran “muy probable” la exposición del perro al virus y subrayan que los estudios científicosdisponibles “no descartan en ninguna medida el riesgo de transmisión entre perros y humanos”.
“Actualmente en nuestro país no existen instalaciones que permitan el estudio del animal y su diagnóstico en las condiciones de bioseguridad requeridas (nivel de bioseguridad 4) [...]. Tampoco contamos en nuestro país con protocolos ni medios contrastados para el transporte vivo del animal, ni infraestructuras en las que poder realizar su cuarentena cumpliendo con las normas exigibles tanto en materia de bioseguridad como bienestar animal”, recalcan los nueve firmantes del artículo, todos ellos de Visavet.
Entre la noche del día seis y la mañana del ocho, los veterinarios diseñaron el protocolo de actuación y fabricaron varios dispositivos de contención por si Exkalibur (con k porque así constaba en su cartilla) era agresivo. “Los datos disponibles indicaban un animal clasificable como potencialmente peligroso en situación de desatención y con acceso a la terraza exterior de la vivienda con el consecuente riesgo para los vecinos, factores que exigieron una rápida actuación”, señalan los veterinarios. Entre los firmantes, además de Domínguez, catedrático de Sanidad Animal de la Complutense, aparece José Manuel Sánchez Vizcaíno, fundador y diseñador del primer laboratorio de alta seguridad biológica de España, construido en Valdeolmos (Madrid).
Los veterinarios fabricaron “un sistema de acceso seguro portátil”, una especie de jaula para humanos, con el fin de crear una zona intermedia entre la vivienda de Teresa Romero y la “zona limpia”. Disponía de una reja de seguridad para impedir la posible fuga del animal. “Este sistema finalmente no pudo utilizarse de forma completa debido a las dimensiones del rellano de acceso a la vivienda”, admiten los técnicos en su artículo. Sí desplegaron la reja antifuga, adaptándola a la puerta de la casa.
Los veterinarios también fabricaron un “escudo de protección”, un biombo de rejilla metálica con ruedas, para avanzar como una falange griega por el interior de la vivienda si el animal reaccionaba de manera agresiva. Este dispositivo no llegó a utilizarse.
Un grupo de bomberos forzó la puerta de la vivienda. Tres veterinarios, que formaban el denominado equipo amarillo, entraron con la máxima protección: monos blancos con capucha, máscara completa de nivel FFP3 (contra partículas sólidas y líquidas muy tóxicas), calzas y dos pares de guantes. Otro grupo de tres veterinarios y un experto en bioseguridad, llamado equipo blanco, daba apoyo desde el rellano.
Los veterinarios, desde su especie de jaula, dispararon un dardo anestésico a Exkalibur con un sistema de teleinyección con aire comprimido, ya que con la máscara no se podía recurrir a la más clásica cerbatana. Ya sedado e inconsciente, el perro recibió una inyección de pentobarbital sódico directamente en el corazón. Este barbitúrico se emplea habitualmente tanto en sacrificios veterinarios como en la inyección letal en países con pena de muerte.
Gráfico del operativo publicado por los veterinarios_Visavet
“Durante la acción se priorizaron las normas de bienestar, minimizando el miedo y sufrimiento del animal con el fin de una eutanasia correcta”, afirman los veterinarios. El cadáver deExkalibur se introdujo en cuatro bolsas galga 500, de alto grosor, y en una bolsa sanitaria estanca de dos capas que a su vez se metió en un contenedor metálico para su transporte. Dos técnicos llevaron la caja a un crematorio de una empresa privada, después de que la Universidad Complutense se negara de improviso a que el cadáver fuera incinerado en las instalaciones de Visavet, situadas en un sótano de la Facultad de Veterinaria. Domínguez dimitió al no compartir la decisión del rector, José Carrillo.
“Pese a que la intención en primera instancia fuera la cuarentena y estudio del animal, la falta de infraestructuras que garantizaran las condiciones de bioseguridad y bienestar animal en estas actuaciones, unida al principio de precaución ante la ausencia de evidencias científicas que descartasen la transmisión del virus del Ébola entre perros y humanos, exigieron el sacrificio del animal como medida sanitaria y con el objetivo de proteger en todo momento la salud pública”, concluyen los veterinarios.
Por teléfono, Domínguez niega que el caso de Exkalibur se pueda comparar con el del perro de la enfermera de EE UU Nina Pham, diagnosticada de ébola días después que Romero. Allí, las autoridades decidieron no sacrificar a la mascota. “La enfermera de EE UU no había convivido tanto tiempo con el animal durante el periodo infeccioso, la raza no era considerada peligrosa y, además, la dueña entregó el perro a las autoridades”, apunta.
Domínguez se muestra sorprendido por la falta de información por parte de las autoridades españolas y pide “transparencia absoluta”. A su juicio, no hay nada que ocultar: “Fue una actuación para sentirnos orgullosos”. España quedó oficialmente libre de ébola el 2 de diciembre. El virus, sin embargo, sigue haciendo estragos en África occidental, donde ya ha matado a más de 9.000 personas.

Eloisa Alquati amca di Giorgio Mininno dice di Stella, continuerò a sentirti vicina, a immaginare di tenerti tra le braccia, poterti toccare e baciare, di poter affondare ancora il viso nel tuo pelo morbido, annusare il tuo odore, quel profumo che sempre mi ha aiutato e confortato ogni volta che ne ho avuto bisogno. Sapevo che questo momento sarebbe arrivato, non mi aspettavo arrivasse tanto presto. Avrei voluto condividere ancora tanti anni con te, averti accanto come è stato fino ad ora, in ogni luogo e in ogni momento vissuto durante questi ultimi 8 anni della mia vita. Non è andata così. Quella cosa spietata ti ha portata via molto prima e niente è riuscito a fermarla.


Mi manchi tanto, piccola. 





Che la nostra Madre Terra ti riaccolga tra le sue braccia e continui a coccolarti al posto mio, trasformandoti di nuovo in qualcosa di altrettanto meraviglioso, come la compagna di vita che sei stata per me.



Con tanto cuore




Eloisa Alquati amiga de Giorgio Mininno dice de Stella, seguiré a sentirte a mi lado, a imaginar de tenerte entre mis brazos, de poderte tocar y besar, hundir mi cara en tu pelo suave, oler tu olor, ese perfume que siempre me ayudó y me consoló cada vez que lo he necesitado. Sabía que este momento tenía que llegar, no esperaba tan pronto. Hubiera querido compartir contigo muchos años mas, tenerte cerca de mi como ha sido hasta ahora, en cada lugar y en cada momento que he vivido durante los últimos 8 años de mi vida. No fue así. Esa cosa sin piedad te llevó consigo demasiado pronto, y nada pudo detenerla.

Te echo mucho de menos, mi pequeña.

Que nuestra Madre Tierra te reciba en sus brazos y siga mimandote en mi lugar, transformandote otra vez en algo tan maravilloso como la compañera de vida que fuiste para mí.

Con mucho Corazon y Amor.

DIESEL de la Policia RAID muere en la operación 

de Saint Denis. 18-11-2015

Le malinois est un chien très intelligent et à l'odorat très développé. - (Crédit DGPN/SICOP)
Las fuerzas de seguridad galas han informado de que un perro policía ha muerto durante el asalto al piso del municipio de Saint Denis, en la periferia de París, en el que se sospecha que estaba el cerebro de los atentados del 13 de noviembre, Abdelmahid Abaaoud.
Se llamaba Diesel y tenía 7 años, ha detallado la Policía Nacional francesa a través de Twitter. Era una pastor belga y murió en el asalto al piso en el que se han atrincherado los sospechosos.
RAID (fuerzas especiales) perros de asalto y búsqueda de explosivos.
Según la cadena de televisión gala BFM, el perro policía ha sido enviado para entrar en primer lugar en el apartamento con el objetivo de calibrar la amenaza que representaban los individuos que se encontraban en el interior. El animal ha muerto cuando accedía al inmueble.

La Fiscalía de Francia ha confirmado que en la operación han muerto dos terroristas y han sido detenidas otras siete personas. Ninguno de ellos sería Abdelmahid Abaaoud, el supuesto cerebro de los ataques dejaron más de 120 muertos en París el 13 de noviembre.
by el mundo

La chienne d'assaut du Raid, "Diesel", tuée dans l'offensive. 18-11-2015

by @tom_padawan
L'assaut à Saint-Denis est terminé. Il aura duré plus de six heures. Selon les forces de police, "tous les terroristes ont été neutralisés".
"Diesel, malinois de 7 ans, chienne d'assaut du ‪Raid  a été tuée par les terroristes dans l'opération à Saint-Denis", a annoncé la Police Nationale sur les réseaux sociaux.
Pendant l'assaut, selon des sources policières, au moins deux forcenés sont morts dont une femme qui s'est faite exploser, un acte sans précédent en France. Elle "a activé son gilet explosif au début de l'assaut", a annoncé le procureur de la République de Paris, ne confirmant à ce stade que ce décès. Les policiers d'élite du Raid ont extrait trois hommes de l'appartement, immédiatement placés en garde à vue, a précisé le procureur. Des blessés sont également à compter parmi les forces de l'ordre. Au moment où est écrit cet article, 11h45, l'opération est terminée. Selon la police, "tous les terroristes ont été neutralisés".
Un chien intelligent et rapide
Le malinois est un chien originaire de Belgique, dont le nom provient d'un village nommé "Malins". Il est reconnu pour être un des plus intelligents, avec le border collie ou encore le caniche. Outre son esprit vif, le malinois est très rapide et a un odorat extrêmement développé. D'où son utilisation pour détecter la présence de drogues ou d'explosifs en milieux sensibles, comme cela a été le cas ce mercredi matin, pendant l'assaut à Saint-Denis.  
by Clément Hebral _ lanouvellerepublique.fr

< >

No hay comentarios:

Publicar un comentario en la entrada