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FVP di Roma 2013 – 

Report 1: il successo annunziato delle Avventure Creative



Si è da poco conclusa la terza edizione del Festival del Verde e del Paesaggio di Roma. Questo anno abbiamo potuto girovagare all’interno del Parco della Musica di Roma più liberamente e senza particolari impegni e quindi abbiamo anche potuto goderci lo spettacolo offerto dai partecipanti durante le belle giornate di sole del fine settimana.
Iniziamo oggi con le prime brevi considerazioni del primo report sull’edizione, che a parere nostro ha offerto, come le scorse edizioni, molte esperienze positive con qualche piccola nota stonata.
Partiamo con la più bella ed interessante delle sorprese: l’edizione delle “Avventure Creative: sedersi in giardino”: è stata, a parere mio, di altissimo livello, con giovani progettisti molto agguerriti coordinati da una giuria attenta e preparata presieduta dal prof. Fabio Di Carlo, che non nascondiamo è stato anche nostro docente di molte sessioni di progettazione del corso di Paesaggio della Sapienza, affiancato da Ciriaco Campus, noto artista romano e direttore artistico del Festiival, e Michela Pasquali, Paesaggista socia AIAPP e fondatrice di Linaria.
Non vogliamo essere di parte, ma quando in un concorso come quello delle Avventure Creative, si vedono molti studenti, laureandi, giovani dottori e laureati provenienti da corsi completi specifici in Architettura del Paesaggio, il livello della qualità delle proposte non avrebbe potuto che essere ottimo.
Avvantaggiate anche da minori restrizioni dimensionali e planimetriche, le Avventure sono state tutte interessanti, suggestive e molto originali. Credo anche che la grande varietà ben centrata proposta dalle avventure abbia oscurato le Follie in questa edizione: piazzate sulla balconata della platea e strette in perimetri sacrificanti, le Follie sono state interpretate più come oggetti di design che come idee per paesaggi folli. Pur se con delle eccezioni che ci sono piaciute e con delle soluzioni a tratti geniali, abbiamo constatato l’inadeguatezza delle stesse Follie, specialmente se confrontate con i due concorsi delle Avventure e dei Balconi, ben più freschi e spumeggianti. Crediamo sempre più fermamente che il paesaggio non si possa caratterizzare efficacemente con dei singoli oggetti, neanche se sono di grande design.
Partiamo con la realizzazione vincitrice del concorso, che anche secondo noi era la più indicata a vincere, “La Panchina di Marcovaldo” di Emanuele Penna, Andrea Penna e Nicole Del Re. L’interpretazione sognante della panchina a tre metri da terra, molto aderente allo spirito del Marcovaldo di Calvino, e la realizzazione impeccabile, con quei bottiglioni capovolti che creavano bolle leggere specchiate nell’acqua, è stata veramente un viaggio fantastico che vorremmo trovare anche in altre realizzazioni in futuro. Grandiosa!
Bello, interessante e secondo me primo piazzato sul podio dovrebbe essere stato “Habemus Vanitas”  di Manuel Muñoz Segura. Quei cipressi che escono dalle sedie sono altrettanto divertenti della Panchina di Marcovaldo, ma meno di impatto. Comunque bellissima idea.


Terzi classificati, secondo noi sono a pari merito, sarebbero stati “Guardallà”dell’Istituto Quasar, “Siamo sulle spine” di Antonio Stampanato, Francesco Qualizza, Rocco Repezza, e “The room”, di Gianni Puri, Enrica Siracusa e Riccardo Santoro.
Queste, come le altre avventure, sono state comunque tutte molto interessanti e piacevoli da vivere. Insomma, ci siamo divertiti molto.
Godetevi la galleria in attesa del secondo report sul FVP 2013.

Habemus Vanitas | paesaggiocritico

http://paesaggiocritico.com/2013/05/22/fvp-di-roma-2013-report-1-il-successo-annunziato-delle-avventure-creative/dsc_2116/
http://paesaggiocritico.com/2013/05/22/fvp-di-roma-2013-report-1-il-successo-annunziato-delle-avventure-creative/dsc_2115/
 “Habemus Vanitas”  meneghino

RISPOSTE A “FVP DI ROMA 2013 – REPORT 1: IL SUCCESSO ANNUNZIATO DELLE AVVENTURE CREATIVE”

caro francesco,
una precisazione.

Nella giuria di Avventure c’era un quarto menbro, Alberto Orioli, vicedirettore del Sole 24 Ore.
Concordo con quello che hai scritto, anche se, pur incontrandoci lì, non non ci siamo parlati al riguardo.
In effetti sia Avventure che i Balconi hanno mostrato una vivacità e sperimentazione che sono mancate nelle Follie.
E qui mi viene da fare una riflessione.
Salvo solo una delle Follie, che aveva una certa assonanza e poeticità rispetto il tema, una visione positiva del momento pesante dell’oggi, che ci trasporta oltre, dentro uno sguardo e una leggerezza danzante che guarda il futuro. Sto descrivendo la Follia di Claudio Bertorelli, naturalmente.
Le altre, beh, lasciatemelo dire, erano perfette per il Fuorisalone di Milano. Lo avevo già capito dalla presentazione dei progetti che c’è stata all’inizio del mese.
Ma forse la considerazione, la riflessione dovrebbe andare oltre questo, oltre il mio blaterare sterile su queste istallazioni.
Credo che sia arrivato il momento di mettere chiarezza.
Si parla troppo di paesaggio. eccessivamente. Esageratamente, Ignobilmente a tratti anche a sproposito. Tutti hanno tutto da dire circa il paesaggio.
E TUTTI hanno titolo per parlarne, per progettarlo, per, per, per ……. TUTTI, tranne i paesaggisti ovviamente, categoria debole, esigua, poco sentita.
E io dico provocatoriamente …. basta con questo paesaggio. Sarebbe meglio parlare di GIARDINO, sarebbe più appropriato per capire e saper leggere, e soprattutto fare il paesaggio.
Il giardino ha un’autonomia di pensiero, visione, il paesaggio no. Bisogna sempre specificare quando siu parla di paesaggio, e allora ecco che abbiamo quello sociale, vegetale, storico, naturale, costiero, montano ecc. ecc. E su questo, quando si generalizza, si fa una bella confusione e si porta il discorso in pensieri che certo non aiutano nè il paesaggio, nè la nostra professione di paesaggisti.
Va bene tutto, ma io mi sto’ un po’ stancando su queste modalità e visioni. Trovo la cosa confusa e sterile.
Vorrei che gli architetti oggi ritornassero all’architettura, quella vera, non quella virtuale o a quella di carta che si faceva ai tempi del mio corso di laurea. Nulla mi sembra cambiato al riguardo.
Provocatoria, beh si, visto che mi sono sentita provocata con quello che ho visto.
Ma vorrei soprattutto che il paesaggio, che dovrebbero fare i paesaggisti bisogna che faccia un giro, passi inevitabilmente dentro il GIARDINO per capire, leggere, guardare, pensare il PAESAGGIO.
E stare dentro un giardino è difficile. Chi ci sta la conosce bene la differenza, vero?
E qui sono pochi i miei colleghi architetti, che riescono a misurarsi con il giardino, perdendosi invece facilmente nella parola PAESAGGIO.
E quello che abbiamo visto erano oggetti di design, non il giardino e meno che mai paesaggio, su questo concordo con te.
Ecco, questo era ciò che avevo da dire al riguardo.
Il Festival del Verde e del Paesaggio è una bella manifestazione, fresca, dinamica, in crescita, per cui EVVIVA e grazie che ci fa parlare anche di ciò!
un saluto
monica sgandurra (www.dicarlosgandurra.net)


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