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by FDJ MTZ RODRIGUEZ

· giArdino AlessAndriA ·

Il “suo” vero primo giardino, giArdino AlessAndriA, in tutti sensi. 
Della testa ha passato a consumarsi. La proprietaria voleva un spazio per far sfogare suo cane Biagio (Lilli e il vagabondo  1955), però che il paesaggista poi, ha dimenticato o magari ha fatto a posta. 

Biagio 2012 by tallermuse

Al interno della proprietà c’erano due spazi.

Uno praticamente consolidato, un pergolato con un spettacolare glicine  (Wisteria Nutt. ). A terra, piante d'ombra, tappezzanti (Pachysandra terminalis) e altre varietà nane. 
L'altro, il più complicato, dove si partiva da zero; da un lato, un enorme muro di cimento armato, dall'altro una parete color crema (essi saranno 'truccati' con Ficus pumila); dall'altra parte, quelle più strette, resezioni metalliche, al di la: da una parte caos e lumache, nell'altra alberi fruttali che fanno dimora a una comunità di gatti "città-selvatici".

Lavori.

Giardino consolidato. Questa parte aveva sofferto molto della ristrutturazione edile; Diversi fusti di Glicine (Wisteria Nutt.troppo imponente per fare altro. Cosi, si ha riportato i mancanti tappezzanti (Ophiopogon japonicus, Pachysandra terminalis), e messo qualche aggiunzione senza una vera idea progettuale, più che altro per sperimentare e monitorare. Ai muri l'affascinante  Hydrangea anomala Petolaris’ dove poi col tempo si dovrebbe aver fatto una serra abitativa. Sul ingresso sui muri soleggiati, due Rose rampicanti (regalo del papa di Francesca Fumagalli), davanti al ingresso due vaso in terracotta di richiamo al postmoderno Rossi, Venturi; con due colonne di Euonymus alatus.
Piante ricadenti in vaso, sull'altipiano dei locali d'impianti, Abelia (Abelia x grandiflora prostrata) e Gelsomino d'inverno (Jasminum nudiflorum). Qualche altro esperimento come Clematis per riuscire a sostituire con tempo, il (mio indesiderato) Rhyncospermum jasminoides esistente.


Hortus conclusus.

Il vero divertimento o fatica, il giardino nascosto hortus conclusus

Il lotto era un vecchio percorso di acqua, tipo naviglio di Milano in disuso, dove vangando si ha trovato di tutto e di più (sacchi e sacchi in discariche) praticamente si ha dovuto fare una auto-bonifica; tante ciotole, poi lavate ed usate per il piccolo angolo mediterraneo ed altro che sarebbe meglio saltare.

Si ha voluto ricreare (questo puo darsi, sia l'errore progettuale, 'Meno e piú') tutti gli ambiente del giardino istorio in appena 42 metro quadri: 
dal hortus conclusus come in Certosa di Pavia con piante officinali; 
al bosco umbro e buio, come in tutte le ville rinascimentali italiane, come per esempio, Villa Medicea di Castello;  
al giardino mediterraneo (a causa della preesistenza di un Citrus × limon che mai avrei scelto per un giardino Milanese) come il giardino arabo dell'Alhambra; 
alla moderna (S.XIX) Bordura Inglese english border garden, come quelle che si incontrano ogni anno al Regent's Park o al Royal Botanic Gardens, Kew, sulla più ombreggiante 
al vigneto della Valtellina; 
al frutteto in spalliera del trentino; 
per finire con il giardino contemplativo/orientale del S.XX, come quello realizzato da Carlo Scarpa, la tomba monumentale Brion a San Vito di Altivole, dove era prevista in rialzata in legno, una piccola biblioteca con affaccio al giardino mai realizzata, da dove prende il nome il giardino ALESSANDRIA
La scelta dei mattoni per separare diversi ambiente, risale al Orto botanico di Brera, essendo a lungo il materiale nobile della architettura milanese, come tutte quelle meravigliosa basiliche romaniche Bramantesche. 
Gli esempi di riferimenti si possono trovare dopo le immagine del giArdino AlessAndriA.

A giorno di oggi può dire che il paesaggista ha sbagliato completamente. 
Ha sbagliato con il committente, deludendolo, il suo cane si ha trovato un giardino museo, anzi che un giardino sfogo. 

Ha sbagliato volendo condensare tutta la sinergia che li hanno trasmesso maestri come: Marcello Parisini, Virgilio Piatti, Tiziano Bianchi, Darko Pandakovic, Alberta Cazzani, Angelo Dal Sasso.
Marcello Parisini, Virgilio Piatti, Tiziano Bianchi, Darko Pandakovic, Alberta Cazzani, Angelo Dal Sasso.

Ha sperimentato, si è divertito e ha faticato.

I futuri committenti non si devono spaventare: 
- i costi.
- la mano di opera (con l'aiuto iniziale da Andrea D’Anna - il giardiniere del mondoa piantare il frutteto).
Ha corso (tutta) da parte del proprio paesaggista (tallermuse), il committente ha messo il loco e la sua Infinita Pazienza.


Andrea D’Anna (il giardiniere del mondo)

· stato di fatto ·· antecedentes ·


· state of affairs · 


· lavori in corso ·

· ejecución · 

Citrus × limon (L.) Burm.f.
con Andrea D’Anna (il giardiniere del mondo)

·· fantastic · white ··


Naviglio Pavese · Milan · Italy



· after the storm always comes the calm ·

· después de la tormenta viene la calma ·


· la quiete dopo la tempesta ·

ladrillo · mattone · brick
elemento significativo lombardo

"...Già Marco Vitruvio Pollione infatti, nel suo De Architectura (30 a.C.), tratta in maniera diffusa, attraverso approfondimenti tecnici, l'argomento che verrà poi ripreso da Plinio il Vecchio e da altri autori classici, definendo con il nome di Lydion un mattone di un 1 piede x 1/2 piede (29,6x14,18cm)..." 



· life is life ·


·· outline ··


·· bosco · bosque · woods ··

·· hortus conclusus ··

 ·· english border garden ··

·· come next spring ·· 

·· Hortus conclusus ··

Hypnerotomachia Poliphili by Francesco Colonna & L'eta dell'oro 1530 by Lucas Cranach il Vecchio
Certosa di Pavia. Gratiarum Carthusia - Monastero di Santa Maria delle Grazie i.1396/f.1507
“Hortus conclusus soror mea sponsa hortus conclusus fons signatus”
Serpentine Gallery  London Hortus Conclusus by Peter Zumthor Piet Oudolf  ·· foto by  deconcrete 2011
mas fotos e información Serpentine Gallery

·· bosco · bosque · woods ··

Lunetta Villa Medicea di Castello by G.Utens
Bosco parte superiore e fruttale a spalliera. Villa Medicea di Castello Firenze, Italia.

· giardino mediterraneo  · giardino arabo · 

Mezquita de Cordoba, patio de Naranjos. España.

· Frutteto · Vigneto ·

Franciacorta, Lago d'Iseo & Trento. Italia.

· Bordura Inglese · english border garden ·

Regent's Park - London.

Carlo Scarpa  · Cemetery

la tomba monumentale Brion a San Vito di Altivole.


Tomba monumentale Brion, San Vito d’Altivole. Il padiglione sull’acqua, idee preliminari e vedute di insieme, s.d. matita e matite colorate su carta da spolvero strappata a mano, 30x76 cm. Archivio Carlo Scarpa, Collezioni MAXXI Architetture. (le mie foto sono in diapositive)
foto by johannaleande foto                                   by italianocontemporaneo

Orto Botanico di Brera
Orto botanico di Brera. Milano. Italia.

· Library British ·

· Biblioteca Real de Alejandría · Biblioteca reale di Alessandria · Royal Library of Alexandria ·
Representación artística del interior de la Biblioteca de Alejandría, con base en algunas evidencias arqueológicas (O. Von Corven).
Anonimo fiorentino sec. XIV . Disputa di santa Caterina d'Alessandria con i filosofi.

· Biblioteca de Alejandría ·

Se considera que la gran biblioteca de Alejandría fue el primer centro de investigación del mundo, y el núcleo intelectual más importante de la antigüedad.
Alejandría fue fundada por Alejandro Magno en el 332 a. C., tras entrar éste en Egipto y poner fin al dominio persa. El Mar Mediterráneo, la isla de Faros y la cercanía del río Nilo hacían de esta ciudad una base naval perfecta, al tiempo que facilitaban el comercio con otras naciones. Pronto se convirtió en la segunda ciudad más grande de Egipto, y sede de su puerto principal.
En los siglos V y IV a. C. Atenas era la cuna del pensamiento occidental, con figuras como Sócrates, Platón o Aristóteles. Es sabido que Alejandro Magno fue discípulo de Aristóteles, bajo cuya tutela fue puesto a los 13 años, por lo que el hijo del rey de Macedonia no sólo fue un aguerrido conquistador, sino también un hombre cultivado y apasionado por el conocimiento. Declaró que Alejandría sería el centro intelectual del mundo conocido y, en su corazón, construiría una institución de enseñanza.
A la muerte de Alejandro Magno en 323 a. C., Ptolomeo I Sóter, uno de sus generales más destacados, fue nombrado gobernador de Egipto. Con él se inició una larga dinastía que administró el país de los faraones durante más de trescientos años. Él fue el encargado de llevar a la práctica el sueño de Alejandro de hacer de Alejandría un centro de conocimiento y aprendizaje. Asistido por el arquitecto Demetrio de Falero, Ptolomeo I inició la construcción del denominado Museo (santuario de las Musas) hacia el 290 a.C., que fue concluido bajo el mandato de su hijo, Ptolomeo II Filadelfo.
La mayor maravilla de Alejandría era su biblioteca y su correspondiente museo (en sentido literal, una institución dedicada a las especialidades de las Nueve Musas).
Si bien se desconoce la ubicación exacta del Museo, se cree que estaba instalado en el nordeste de la ciudad, en el barrio palaciego. El Museo estaba compuesto por varias salas dedicadas a distintas ramas del saber, desde un zoológico, a un jardín botánico, un observatorio astronómico y un salón de anatomía. También disponía de habitaciones para alojar a los sabios y a los estudiantes, cuyos gastos eran costeados por la casa real, que acudían a Alejandría atraídos por el impulso intelectual.
De esta biblioteca legendaria lo máximo que sobrevive hoy en día es un sótano húmedo y olvidado del Serapeo, el anexo de la biblioteca, primitivamente un templo que fue reconsagrado al conocimiento. Unos pocos estantes enmohecidos pueden ser sus únicos restos físicos. Sin embargo, este lugar fue en su época el cerebro y la gloria de la mayor ciudad del planeta, el primer auténtico instituto de investigación de la historia del mundo. Los eruditos de la biblioteca estudiaban el Cosmos entero, (Cosmos es una palabra griega que significa el orden del universo). Es en cierto modo lo opuesto a Caos. Presupone el carácter profundamente interrelacionado de todas las cosas. Inspira admiración ante la intrincada y sutil construcción del universo.
Había en la biblioteca una comunidad de eruditos que exploraban la física, la literatura, la medicina, la astronomía, la geografía, la filosofía, las matemáticas, la biología y la ingeniería. La ciencia y la erudición habían llegado a su edad adulta. El genio florecía en aquellas salas. La Biblioteca de Alejandría es el lugar donde los hombres reunieron por primera vez de modo serio y sistemático el conocimiento del mundo.
Allí se encontraban personajes tan conocidos como Arquímedes, el más notable científico y matemático de la antigüedad; Euclides que desarrolló allí su Geometría; Hiparco de Nicea, que explicó a todos la Trigonometría, y defendió la visión geocentrica del Universo visión geocéntrica del Universo; Aristarco, que defendió todo lo contrario, es decir, el sistema heliocéntrico siglos antes de Copérnico; Eratóstenes, que escribió la Geografía y compuso un mapa bastante exacto del mundo conocido;Herófilo de Calcedonia, un fisiólogo que llegó a la conclusión de que la inteligencia no está en el corazón sino en el cerebro; los astrónomos Timócaris y Aristilo; Apolonio de Pérgamo, gran matemático, que escribió en Alejandría Sobre las secciones cónicas; Apolonio de Rodas, autor de El viaje de los argonautas; Herón de Alejandría, un inventor de cajas de engranajes y también de unos aparatos movidos por vapor: es el autor de la obra Autómata, la primera obra conocida sobre robots; el astrónomo y geógrafo Claudio Ptolomeo; Galeno, quien escribió bastantes obras sobre el arte de la curación y sobre anatomía.
Todo lo que se sabe en la actualidad sobre la historia de la antigua biblioteca se debe a algunas referencias de posteriores escritores, a veces de gente que incluso la llegó a conocer, pero son alusiones de pasada, no hay nada dedicado en exclusiva a comentar o describir el edificio o la vida que en ella se desarrollaba.
El geógrafo y gran viajero griego Estrabón (c. 63 – c. 24 a. C) hizo una pequeña descripción, pues parece ser que estuvo en Alejandría a finales del siglo I a. C. Hablaba del Museo y dice que consta de una exedra, una obra hecha al descubierto, de forma circular y con unos asientos pegados a la parte interior de la curva. Cuenta que también vio una estancia muy amplia donde se celebraban las comidas de los sabios y los empleados. Y habla también de la biblioteca, de la gran biblioteca, algo «obligatorio» en el Museo.
Marco Anneo Lucano, historiador del siglo I, natural de Hispania y sobrino de Séneca, cuenta en su célebre Farsalia cómo ocurrió el incendio del puerto, cómo se propagaron las llamas ayudadas por el viento, que no cesaba, desde los barcos también incendiados y anclados en el gran puerto oriental.
Tito Livio dice en sus referencias que la biblioteca de Alejandría era uno de los edificios más bellos que él había visto, con muchas salas llenas de estantes para los libros y habitaciones donde sólo los copistas podían estar, sin que fueran molestados. Incluso apunta el hecho de que cobraban por cada línea copiada.
En la biografía de Claudio refiere que el Emperador, tras escribir en griego una historia de los etruscos y otra sobre los cartagineses (hoy perdidas), quiso celebrar la escritura de estos libros y creó un anexo del Museo: …añadió al antiguo Museo de Alejandría otro nuevo que llevaba su nombre y se estableció que todos los años, en determinados días, se habría leer en las salas públicas de recitación, en uno de los museos, la historia de los etruscos, y la de los cartagineses en el otro, ambas, y cambiando de lector a cada libro… Ello da a entender de manera más que manifiesta que el viejo Museo seguía existiendo y en pleno funcionamiento.
Entre 320 y 1303 hubo 23 terremotos en Alejandría. El del 21 de julio de 365 fue particularmente devastador. Según las fuentes, hubo 50.000 muertos en Alejandría, y el equipo de  del Institut Européen d´Archéologie Sous-Marine, ha encontrado en el fondo de las aguas del puerto cientos de objetos y pedazos de columnas que demuestran que al menos el veinte por ciento de la ciudad se hundió en las aguas, incluyendo el Bruchión, supuesto enclave de la Biblioteca original de los Tolomeos y que fuera destruida por este desastre, restando tan sólo parte de su contenido -unos 40.000 rollos- custodiados en una biblioteca secundaria ubicada en el complejo del Serapeum, templo dedicado al dios Serapis, patrón de la ciudad.
Por lo que se refiere a esta segunda Biblioteca, también conocida como Biblioteca-hija o Biblioteca del Serapeo, a finales del siglo IV el emperador Teodosio el Grande, en respuesta a una petición del patriarca de Alejandría, envió un decreto de prohibición contra el paganismo en Egipto: en el año 391, el patriarca Teófilo de Alejandría promovió una revuelta durante la cual el templo de Serapis resultó asaltado. Algunos historiadores afirman que la Biblioteca del Serapeo fue saqueada y desperdigada o destruida; otros lo ponen en duda toda vez que no nos han llegado fuentes directas de que ello sucediera y en las referencias de la revuelta se recogen múltiples detalles pero ninguna alusión se hace a la Biblioteca. Así unas décadas después el historiador romano Sócrates de Constantinopla proporciona el relato de la revuelta en el libro V de su Historia ecclesiastica, escrita alrededor del año 440.
También se ha llegado a asociar la destrucción de la Biblioteca con la muerte de Hipatia de Alejandría, si bien no hay ninguna referencia histórica que vincule ambos sucesos. Según las fuentes, Hipatia enseñaba a sus discípulos en su propia casa, fue asaltada en la calle y llevada al Cesáreo, donde fue asesinada, no al Serapeo.
En cualquier caso, no sería extraño que el contenido de la Biblioteca del Serapeo fuera dañado por las sucesivas algaradas que sufrió la ciudad en esta época, la cual era famosa en la antigüedad por la naturaleza levantisca y pendenciera de sus habitantes. A lo largo de los siglos IV y V fueron frecuentes los motines populares, que provocaron la muerte a dos obispos cristianos, Jorge y Proterio, en el 361 y 457 respectivamente, la de la filósofa Hipatia(415 ó 16) o la del Prefecto imperial Calixto en 422.
La cuestión dista mucho de estar clara, puesto que, si bien es cierto que en 416, el teólogo e historiador hispano romano Paulo Orosio vio con mucha tristeza los restos de la biblioteca del Serapeo, confirmando que «sus armarios vacíos… fueron saqueados por hombres de nuestro tiempo».
La biblioteca fue, sin duda, el eje destacado del santuario, el de mayor crecimiento y difusión a lo largo de la historia. A medida que fue adquiriendo importancia y aumentando sus volúmenes, fue necesaria la construcción de un edificio cercano que albergara el resto de los libros. Así se edificó, durante el reinado de Ptolomeo III, la “biblioteca hija”, situada en una zona próxima al puerto, concretamente en el Serapeum (templo consagrado al dios Serapis).
Se calcula que la biblioteca llegó a albergar unos 700.000 manuscritos, cada uno de los cuales era catalogado, referenciado y colocado en el estante (bibliothekai) preciso destinado a ese saber. El primer catálogo temático de la historia (Pinakes) se atribuye a Zenódoto, el primer bibliotecario de Alejandría. Las personas que trabajaban en la biblioteca se afanaban en la búsqueda de libros de todas las culturas conocidas, la mayoría eran comprados o donados (como la biblioteca de Aristóteles), pero otros eran copiados. Todo buque que atracaba en Alejandría era registrado por la guardia, en el caso de que se encontrasen libros, estos eran confiscados y llevados a la biblioteca; en ocasiones, se compensaba a sus dueños por la pérdida; mientras que en otros casos los libros eran copiados y devueltos los originales. Las copias eran especialmente ricas por las anotaciones críticas que se hacían en los márgenes.
Se dice que la primera traducción al griego del Antiguo Testamento fue escrita en Alejandría. Ptolomeo II habría encargado a 70 sabios judíos que tradujesen y copiasen los libros de la Ley judía. La conocida como “versión de los 70” habría sido la base de muchas traducciones posteriores.
Durante la regencia de Ptolomeo II Alejandría y su biblioteca vivieron su máximo esplendor, inmersas en un trajín constante de libros y estudiosos. Entre los visitantes más célebres se encuentran Arquímides, Euclides, Hiparco, Claudio Ptolomeo y Galeno.
El núcleo de la biblioteca era su colección de libros. Los organizadores escudriñaron todas las culturas y lenguajes del mundo. Enviaban agentes al exterior para comprar bibliotecas. Los buques de comercio que arribaban a Alejandría eran registrados por la policía, y no en busca de contrabando, sino de libros. Los rollos eran confiscados, copiados y devueltos luego a sus propietarios. Es difícil de estimar el número preciso de libros, pero parece probable que la biblioteca contuviera medio millón de volúmenes, cada uno de ellos un rollo de papiro escrito a mano.
Si Ptolomeo III fue tildado “el benefactor”, al devolver a Alejandría valiosos tesoros egipcios robados anteriormente por los persas, el reinado de su sucesor, Ptolomeo IV, supuso el declive de la dinastía y de la gran biblioteca. Ahora, la biblioteca de Pérgamo rivalizaba con la de Alejandría, y el creciente poder romano debilitaba a los ptolomeos. Cuando Julio César entró en Egipto en el 48 a. C., éste era regido por Cleopatra. Al estallar la guerra civil entre Cleopatra y su co-regente y hermano por el poder de Egipto, César tomó partida por ella. Pero la flota romana era muy inferior a la desplegada por Alejandría, por lo que César decidió incendiar los barcos enemigos. Algunos historiadores, como Plutarco, consideran que el fuego alcanzó edificios cercanos al puerto, entre los que se encontraba la biblioteca; otros creen que sólo se vieron afectados parte de los almacenes.
Tras la muerte de Julio César, Marco Antonio entregó a Cleopatra 200.000 libros de la biblioteca de Pérgamo en compensación por los volúmenes perdidos. La muerte de Cleopatra en el año 30 a. C. puso fin a la era ptolemaica, y Alejandría se convirtió en capital de una provincia romana. El cambio de gobierno supuso también un giro en la vida intelectual, y la biblioteca no prosperó bajo la influencia romana.
En realidad, se desconoce el motivo o momento exacto de su desaparición, pero todo apunta a que fueron diversos motivos los que la causaron. Hacia el 200 d. C. Alejandría se enfrentó a numerosos saqueos que contribuyeron a la paulatina destrucción de la biblioteca. En el 391 d. C. el emperador Teodosio prohibió el paganismo, los templos no cristianos fueron destruidos y los paganos fueron asesinados. Ese mismo año el obispo de Alejandría demolió el Serapeum y sobre sus ruinas construyó un templo cristiano. Ante el previsible ataque, los libros habrían sido dispersados.
En el 616, Alejandría fue invadida por los persas. La entrada del islamismo terminó por arruinar lo que quedaba de la biblioteca, seguramente ya muy reducida. La leyenda cuenta que los gobernantes musulmanes decretaron que su contenido debía ser destruido, tanto si contradecía la ley islámica como si la apoyaba, en cuyo caso los libros serían innecesarios.
La civilización clásica que los creó acabó desintegrándose y la biblioteca fue destruida deliberadamente. Sólo sobrevivió una pequeña fracción de sus obras junto con unos pocos y patéticos fragmentos dispersos. Y qué tentadores son estos restos y fragmentos. Sabemos por ejemplo que en los estantes de la biblioteca había una obra del astrónomo Aristarco de Samos quien sostenía que la Tierra es uno de los planetas, que orbita el Sol como ellos, y que las estrellas están a una enorme distancia de nosotros.
Cada una de estas conclusiones es totalmente correcta, pero tuvimos que esperar casi dos mil años para redescubrirlas. Si multiplicamos por cien mil nuestra sensación de privación por la pérdida de esta obra de Aristarco empezaremos a apreciar la grandeza de los logros de la civilización clásica y la tragedia de su destrucción.
La ciencia no fascinó nunca la imaginación de la multitud. No hubo contrapeso al estancamiento, al pesimismo, a la entrega más abyecta al misticismo. 
Hoy sólo podemos especular con las maravillas del saber antiguo que la gran biblioteca de Alejandría llegó a alojar, pero su espíritu fue la inspiración directa de los actuales centros de investigación.
 · SNOHETTA · Bibliotheca Alexandrina ·
En 1987 se puso en marcha un ambicioso proyecto con el apoyo de la Unesco: la Bibliotheca Alexandrina. El edificio está situado en el malecón de Alejandría, a poca distancia de donde supuestamente estuvo la biblioteca original. Tiene una superficie de 36.770 metros cuadrados y mide 33 metros, dispuestos en once niveles. Se calcula que puede llegar a albergar 20 millones de libros, aunque de momento cuenta con 200.000, en su mayoría donaciones. Un moderno homenaje a la que hace dos mil años aspiró a ser el centro del saber universal.
SNOHETTA ··  Library of Alexandria ·
SNOHETTA ··  Library of Alexandria ·
SNOHETTA ··  Library of Alexandria ·
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· La biblioteca d’Alessandria ·
Alessandria d'Egitto fu fondata nel 332 avanti Cristo per volere d'Alessandro Magno.
Dopo la sua morte, il Regno d'Egitto, toccò in sorte ad una dinastia straniera, quella dei Tolomei, di Macedonia, i quali regnarono rispettando la religione, i costumi, gli usi, le tendenze e persino le classi egiziane. Essi, infatti, si comportarono come se fossero stati re nazionali e si preoccuparono di accrescere la prosperità e lo splendore del loro Stato.Sotto il loro dominio, Alessandria, che era stata scelta a capitale del regno, diventò il centro del commercio internazionale. Gli scambi marittimi si svilupparono, a tal punto che Tolomeo I Sotere, fece erigere un enorme Faro, affinché le numerose navi presenti nel porto, non si urtassero violentemente l'uno contro l'altra.
Per suggerimento del filosofo greco Aristotele, inoltre, fece costruire ad Alessandria d'Egitto una biblioteca chiamata "Bruchium": questo luogo doveva contenere la linfa del Sapere, fu proprio da questo amore sconfinato per la conoscenza, che Tolomeo I mandò in giro per il mondo, i suoi uomini, alla ricerca di tutto ciò che capitava loro sotto mano, che ritenevano interessante. Il "Bruchium", che rimase la maggiore biblioteca d'Egitto, ebbe sempre degli illustri bibliotecari: tra questi ricordiamo il grammatico Aristofane di Bisanzio e il suo discepolo Aristarco di Samotracia; conteneva più di settecentomila rotoli di papiro provenienti da tutto il mondo conosciuto (Mediterraneo e Medio Oriente) con una predominanza della cultura greca ed egiziana. Va ricordato poi, che Eratostene, "professore" in Alessandria d'Egitto, più di duemila anni fa, senza neppure uscire dai confini della propria patria, riusciva a misurare la circonferenza della Terra. Scrisse di filosofia, di teatro e di poesia. Gli studi che lo resero celebre furono quelli di matematica e di geografia. Tracciò, con una discreta approssimazione, la prima carta geografica completa delle terre abitate e, poiché era convinto della sfericità della Terra, sostenne la possibilità di giungere dalla Spagna all'India navigando verso ovest.
La biblioteca d’Alessandria fu fondata dalla dinastia greco-egizia dei Tolomei, successori di un generale di Alessandro Magno, e arricchita nel tempo tra IV e I secolo a.C.
È un fatto che quella gigantesca e preziosa raccolta libraria, che presumibilmente riassumeva lo scibile della cultura antica, fu distrutta. Il bello è che non sappiamo quando, se cioè nel I sec. a.C., o alla fine del III, o durante il VII. Le due ipotesi che si confrontano sono note: la catastrofe fu dovuta a Giulio Cesare in un incendio che lo vide quanto meno corresponsabile, nel 48-47 a.C., ovvero al fanatismo degli arabi musulmani e in particolare del conquistatore di Alessandria, nel 642 d.C., Amr ibn al-Asi, nel 642 d. C.. Ma non va trascurato un episodio intermedio: la guerra dell’ imperatore Aureliano (270-275 d.C.) contro Zenobia, nel corso della quale fu raso al suolo il quartiere alessandrino detto del Bruchion dove si trovavano la reggia e, al suo interno, la biblioteca dei Tolomei. Riassumendo, il corso più probabile degli avvenimenti secondo la critica storica, filologica e archeologica recente è questo: a causa o per colpa (ma non per volontà) di Giulio Cesare, è molto probabile che il venerabile edificio e il suo contenuto soffrissero di danni, l’ entità dei quali non possiamo valutare, già nel 48-77; quindi, in pieno III secolo, ebbe luogo un nuovo episodio d’incendio; infine la nuova biblioteca, che era stata intanto ricostituita e che nel IV secolo si era andata arricchendo attorno alla celebre scuola filosofico- matematica alessandrina, fu distrutta e dispersa dai conquistatore arabi.
I volumi erano collocati in nicchie nel muro, e contenevano il sapere di un'intera civiltà da Omero in poi. L'esempio del padre fu seguito dal figlio Tolomeo II. Sotto il suo governo, Alessandria diventò una fiorente città cosmopolita, la più grande del mondo antico precedentemente al primato imposto da Roma. Alessandria fu la culla della cultura metodologica (Euclide) e dell'Astronomia (Aristarco di Samo), della cartografia geografica (Eratostene), della medicina del sistema nervoso e circolatorio (Erofilo, Erasistrato).
 La fine della biblioteca, ancora oggi, è avvolta nel mistero. Alcuni storici sostengono che fu bruciata da Giulio Cesare, quando nell'incendiare la flotta egiziana di Cleopatra, le fiamme si propagarono fino agli edifici vicini, avvolgendola tra le fiamme. La maggior parte degli studiosi, però, attribuisce la scomparsa definitiva della Biblioteca al patriarca d'Alessandria (ormai cristiana) Teofilo, che avrebbe guidato di persona una folla di fanatici nella sua distruzione totale, simbolo - per i cristiani - del mondo e del sapere pagano. In quest'episodio emerge la figura di Hipantia, donna colta e intelligente, filosofa e di libero pensiero, figlia del matematico Teone, ultimo conservatore della Biblioteca. Un giorno fu tirata giù dal carro, da una folla di fanatici e bruciata viva come una strega, nella Biblioteca, prima che fosse incendiata; un piano ben congegnato, quindi, per cancellare definitivamente alcuni testi che a molti, all'epoca, facevano paura per i propri contenuti.
http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo4d_03/Africa1/biblioteca_alessandria_2liv.htm 
http://www.orientalistica.it/?p=493


· Library of Alexandria ·

The very name of the Bibliotheca Alexandrina conjures up the image of a glorious past, of a shared heritage, not just between Greece and Egypt, nor even of the whole Mediterranean, but a shared heritage for all of humanity.  For it was indeed at the Ancient Library of Alexandria that the greatest adventure of the human intellect was to unfold.

2300 years ago, Alexander the Great, Aristotle’s pupil, brought his dream of culture and conquest, of uniting the world and launching a new era to the timeless land of Egypt.  Alexander selected the site for a new capital:  Alexandria.   His successors in Egypt, the Ptolemies, built Alexandria, and made it the intellectual capital of the world.   Its lighthouse, the Pharos, was considered one of the seven wonders of the ancient world.  But a greater legacy was the Ancient Library of Alexandria.   Launched in 288 BC by Ptolemy I (Soter) under the guidance of Demetrius of Phaleron, the temple to the muses, or Mouseion (in greek), or museum (in latin) was part academy, part research center, and part library.  The great thinkers of the age, scientists, mathematicians, poets from all civilizations came to study and exchange ideas.
As many as 700,000 scrolls, the equivalent of more than 100,000 modern printed books, filled the shelves.  The library was open to scholars from all cultures.  Girls and boys studied regularly at the Ancient Library.   On this very spot:


Aristarchus was the first person to state that the earth revolves around the sun, a full 1800 years before Copernicus;
Eratosthenes proved that the earth was spherical and calculated its circumference with amazing accuracy, 1700 years before Columbus sailed on his epic voyage
Hipparchus established the first atlas of the stars and calculated the length of the solar year accurately to within 6.5 minutes
Callimachus the poet described the texts in the library organized by subject and author, becoming the father of library science,
Euclid wrote his elements of geometry, the basic text studied in schools all over the world even now
Herophylus identified the brain as the controlling organ of the body and launched a new era of medicine
Manetho chronicled the pharaohs and organized our history into the dynasties we use to this day
Zenodotus and the grammarians established the basics of literary scholarship with their meticulous definition of the Homerian text for the Iliad and the Odyssey

And the list of great names and great achievements goes on and on… Diophantes, Appolonius of Perga, Heron and visiting scholars such as Archimedes… They and many others were all members of that amazing community of scholars, which mapped the heavens, organized the calendar, established the foundations of science and pushed the boundaries of our knowledge. They opened up the cultures of the world, established a true dialogue of civilizations.  Indeed, it was at the ancient Library of Alexandria that 72 specialists first translated The Old Testament from Hebrew into Greek (the famous Septuagint).  Together these scholars promoted rationality, tolerance and understanding and organized universal knowledge.   For over six centuries the ancient Library of Alexandria epitomized the zenith of learning, as later scholars, such Claudius Ptolemy and Dioscoredes built on that explosion of knowledge and added their contributions.

To this day it symbolizes the noblest aspirations of the human mind, global ecumenism, and the greatest achievements of the intellect.  The library completely disappeared over sixteen hundred years ago… but it continues to inspire scientists and scholars everywhere.

The Bibliotheca Alexandrina was located in at least three buildings: (i) the original Muesum in the royal district of the city, (ii) the additional building mostly for book storage, located on the harbor,  and  (iii) the “daughter Library” located in the Serapeum, the temple to Serapis, cult god of Alexandria.  The Serapeum was located in the southwest part of the city, the popular quarter.

The Library disappeared slowly, suffering a slow decline from the time of Caesar and Cleopatra. Indeed, the first disaster was in 48 B.C., when the part of the library located at the harbor was accidentally set afire during the Alexandrian war of Julius Caesar. However, Marc Anthony gave Cleopatra the 200,000 scrolls of Pergamon, to make up for the losses.  Yet, subsequent upheavals within the Roman Empire resulted in the gradual neglect and ultimate destruction of the library.  Roman armies came to Alexandria to “restore order several times between 200 and 300 AD, and it was on one of those occasions, (probably the campaign of Aurelius in 272 AD) that the entire royal quarter and the original Museum were destroyed.   Christianity was brought to Africa through Alexandria by St. Marc in the first century AD, and it was followed by merciless and brutal persecution of the Christians by the Romans in the first three centuries.  Persecution ceased with the conversion of Constantine the Great, but schisms erupted in the church.  Tensions were running high and tolerant church fathers such Clement of Alexandria had to eave the city and his disciple Origen suffered much for his views.  In 391 AD Emperor Theodosius issued a decree banning all religions other than Christianity and Christian Groups under Bishop Theophilus burnt the Serapeum in 391 AD.  This was the end of the ancient library as a public institution.

What remained were the scholars in an uneasy co-existence with an increasingly militant Christian mob.  Tragedy struck in 415 AD.  Hypatia, daughter of Theon, last recorded scholar in Alexandria, herself the first woman in mathematics and astronomy, a neo-Platonist philosopher and charismatic orator, was brutally murdered by the mob in 415 AD. She became the first martyr to science.

Thus by 400 A.D. the Library had vanished, and the era of Alexandrian scholarship came to an end a few years later.  It had thus disappeared over two centuries before the arrival of the Muslim Arab armies in 641 AD.

But the memory of the ancient Library of Alexandria lived on.  It continued to inspire scholars and humanists everywhere.  Many dreamt of one day reviving the great Library…

· Las 10 peores quemas de libros del mundo ·

Incendie Alexandrie by Hermann Goll 1876
egypt
Recuperacion de algunos archivos quemados

Mientras se queman 200.000 archivos de la Academia de Ciencias de Egipto, Fernando Báez, autor de Nueva historia universal de la destrucción de libros (Destino, 2011) repasa cuáles han sido las peores tragedias culturales desde la Biblioteca de Alejandría hasta la quema de la biblioteca de la Academia de Ciencias de Egipto.
Borges imaginó el paraíso como una biblioteca, pero advirtió que sólo existían los paraísos perdidos. La historia revela que la mayor parte de las grandes bibliotecas de la humanidad, en efecto, han desaparecido en conflictos, catástrofes naturales o accidentes. De modo que sería oportuno recordar cuáles han sido los diez peores desastres para comprender los peligros de la sociedad de la información en el siglo XXI.
1. BIBLIOTECA DE ALEJANDRÍA
Al menos el 75% por ciento de toda la literatura, filosofía y ciencia griega antigua se perdió. Sin embargo el suceso más recordado por todos los amantes de los libros no ocurrió en la famosa Atenas o en la temida Esparta sino en tierras árabes, donde existió durante 7 siglos la biblioteca de Alejandría, dividida en dos partes: constaba de un Museo y el Templo de Serapis. Según la apócrifa Carta de Aristeas, dispuso de 20.000 rollos de papiro, y pretendía alcanzar la cifra de 500.000.
Existe una polémica, todavía vigente, sobre la destrucción de libros hecha por los cristianos. Algunos historiadores han acusado al patriarca Teófilo de haber atacado el Templo de Serapis en el año 391, con una multitud enfurecida. No hay que olvidar tampoco que en el 415 un grupo de monjes asesinó cruelmente a la matemática Hipatia.
Lo que no se sabe es quién destruyó la otra parte de la biblioteca. Según una leyenda, al concluir la conquista de Egipto, un general le pidió a Omar I que tomara una decisión. La respuesta fue cruel: «Con relación a los libros que mencionas, aquí está mi respuesta. Si los libros contienen la misma doctrina del Corán, no sirven para nada porque repiten; si los libros no están de acuerdo con la doctrina del Corán, no tiene caso conservarlos.» Los papiros sirvieron para encender el fuego de los baños públicos.
2. CHINA 213 A.C.
El 213 A.c., año en el cual un grupo de hombres intentaba reunir todos los libros en Alejandría, Shi Huandi aprobó entonces que se quemaran todos los libros, excepto los que versaban sobre agricultura, medicina o profecía. De hogar en hogar, los funcionarios se apoderaron de los libros y los hicieron arder en una pira, para sorpresa y alegría de quienes no los habían leído. Más de cuatrocientos letrados reacios fueron enterrados vivos y sus familias sufrieron incontables humillaciones.
Tres fueron los hechos que marcaron la gestión del Emperador Shi Huandi: la construcción de la Gran muralla, la Gran Tumba con 7000 guerreros de terracota y la Gran quema de libros. Todo en proporciones colosales.
3. AUTO DE FE EN GRANADA
Francisco Jiménez de Cisneros dio en 1500 una orden que suponía, de un modo radical, la integración de una nueva cultura, y la eliminación de otra. La confusión era enorme, pues ese mismo hombre no había dejado de causar problemas en su anhelo de convertir a los infieles.
De casa en casa, sacerdotes y soldados confiscaron libros y, entre golpes y cuchicheos, advirtieron que había llegado la hora de quemar un antiguo libro sagrado, el Corán, la pieza angular del Islam. Como es obvio, la reacción de los creyentes musulmanes no se hizo esperar, aunque los disturbios fueron controlados por las tropas españolas que habían tomado la ciudad en 1492, después de diez largos años de sitio.
4. LA HOGUERA DE LAS VANIDADES
El 7 de febrero de 1497, el fraile Savonarola insistió ante sus oyentes que el triunfo de las tropas francesas sobre las italianas era una clara demostración del desastre que vivían y convenció a la gente del malestar de Dios. Una de sus primeras ideas fue sustituir el Carnaval de Florencia, que le parecía frívolo, por la fiesta de la Penitencia y sus discípulos pidieron que se reuniera todo objeto que fuera una muestra de la vanidad humana. De puerta en puerta, tras el sermón en la catedral, se recolectó lo que se pudo en medio de un saqueo general en el participaron cientos de niños; luego se hizo preparar el escenario.
Este ritual sirvió para la destrucción de libros sobre magia y cábala, clásicos de Ovidio, Catulo y Marcial, textos de Dante y poetas de los cancioneros del amor gentil e incluso los diálogos de Platón.
5. DESTRUCCIÓN DE CÓDICES MAYAS Y AZTECAS
En el año 1530, en Tetzcoco, Fray Juan de Zumárraga hizo una hoguera con todos los escritos e ídolos de los aztecas. Había nacido en 1468, en el mítico pueblo vasco de Durango, en España, y una de sus primeras tareas como monje franciscano fue examinar los casos de brujería más conocidos de su región, lo cual lo llevó a practicar exorcismos. Como todos los fanáticos, veía el diablo en todas partes.
Diego de Landa continuó esta labor de purificación. En 1562, hizo quemar en el Auto de Maní cinco mil ídolos y 27 códices de los antiguos mayas. De esta furia, sobrevivieron apenas tres códices mayas prehispánicos.
6. BIBLIOCAUSTO NAZI 1933
El Holocausto fue el nombre que se dio a la aniquilación sistemática de millones de judíos a manos de los nazis durante la Segunda Guerra Mundial. Pero este acontecimiento fue precedido por el Bibliocausto, donde millones de libros fueron destruidos por el mismo régimen.
La operación Quema de Libros, ejecutada el 10 de mayo de 1933 bajo la coordinación de Joseph Goebbels, se reveló pronto en su verdadera dimensión porque el mismo día se quemaron libros en Berlín y en otras 22 ciudades alemanas. Según W. Jütte, se destruyeron las obras de más de 5.500 autores. La Comisión para la reconstrucción cultural judeo-europea estableció que en 1933 existían 469 colecciones de libros judíos y al finalizar la Segunda Guerra Mundial, no quedaba ni la cuarta parte.

7. ARGENTINA 1980
El 30 de agosto de 1980, los terrenos vacíos de Sarandí se convirtieron en un lugar macabro. Varios camiones depositaron, bien temprano, un millón y medio de libros y folletos, todos publicados por el Centro Editor de América Latina. Minutos más tarde, la euforia policial, legitimada por la orden de un juez federal de la Plata llamado Héctor Gustavo de la Serna, animó a varios agentes a rociar con nafta los ejemplares y a prenderles fuego.
Se tomaron fotografías porque el juez temía que se creyera que los volúmenes habían sido robados y no quemados. Horrorizado, impotente, el editor José Boris Spivacow, contempló la quema hasta que las risas y el desaire despertaron su ira.
Recuperacion de algunos archivos quemados (foto: Fernando Báez)8. SARAJEVO 1992
Un escritor bosnio, Ivan Lovrenovic ha contado que la Vijecnica, el imponente, elevado y colorido edificio dedicado a albergar la Biblioteca Nacional de Bosnia y Herzegovina, en Sarajevo, fue bombardeada desde las diez y media de la noche del 25 de agosto de 1992 con fuego de artillería. La biblioteca perdió casi dos millones de volúmenes.
Algunos amantes del libro, habían formado una larga cadena humana para pasarse los textos y transportarlos a un lugar seguro, y salvaron algunos. Los bomberos intentaron apagar las llamas, sin suerte, porque la intensidad de los ataques no lo permitió. El techo se derrumbó y por el suelo quedaron regados los restos de manuscritos, obras de arte y escombros de las paredes y escaleras.
9. BIBLIOTECA NACIONAL DE BAGDAD 2003
El mes de abril de 2003 el mundo fue conmovido por una serie de eventos imprevisibles y atroces que destruyeron los principales centros culturales de Irak. Una ola de saqueos desmanteló los edificios públicos y comercios de Bagdad los días 8 y 9 tras la toma de la ciudad por el ejército de Estados Unidos. Fue el día 13 cuando una multitud alentada por la pasividad de los militares, roció con algún combustible los anaqueles y les prendió fuego. Millones de libros se quemaron.
Según otra versión, se usaron fósforos blancos, de procedencia militar, para el incendio, y hay evidencias que lo confirman. Pasadas unas horas, una columna de humo podía verse a más de cuatro kilómetros. En el mismo ataque fue destruido el Archivo Nacional de Irak, y desaparecieron diez millones de documentos.
10. BIBLIOTECA DE LA ACADEMIA DE CIENCIAS DE EGIPTO, 2011
El 18 de diciembre pasará a ser una fecha catastrófica de Egipto por el incendio del edificio de la Academia de Ciencias, que albergaba 200.000 materiales desde el siglo XIVIII y obras como Description de l’Égypte, reproducido por todos los amantes de Egipto de su aparición en 1809.
Todos los archivos que sustentaban las fuentes del siglo XIX se perdieron, miles de informes de investigación que ni siquiera estaba copiados perecieron haciendo retroceder los estudios egiptológicos durante décadas. Una tragedia amparada por la impunidad y las advertencias: desde febrero de 2011 el autor ha advertido en el Diario Clarín que todo esto sucedería y así ocurrió para mala fortuna del patrimonio cultural mundial.
by http://www.taringa.net/posts/noticias/13514569/Las-10-peores-quemas-de-libros-del-mundo.html


Fatima Muhammad Al-Fihri. Fundadora de la primera institución de educación superior del mundo ( 859 dC), la Universidad de Qarawiyyin
Marocco, riapre la biblioteca più antica al mondo: 12 secoli di storia, scienze e arti.

Le donne continuano a rivestire un ruolo fondamentale nella storia della biblioteca di Al Qarawiyyin, a Fez, in Marocco. Fondata nell’859 da Fatima El Fihriya, figlia di un ricco mercante, Al Qarawiyyin è stata affidata recentemente ai restauri dell'architetto Aziza Chaouni, nata tra i vicoli dell'antica città marocchina. I lavori, avviati nel 2012 per volere del Ministero della Cultura, dovevano essere portati a termine entro l'estate 2016 ma si sono protratti di qualche mese: le autorità assicurano però che prima della fine dell'anno la biblioteca, nota per essere la più antica al mondo, potrà accogliere nuovamente tra le sue sale studiosi e visitatori. Per accedere alla biblioteca di Al Qarawiyyin - che ospita anche una moschea e un'università - si deve oltrepassare un'enorme porta di ferro dotata fin dall'antichità di quattro grossi lucchetti, ognuno dei quali si apre con una chiave differente. Al suo interno sono custoditi preziosissimi manoscritti, la cui integrità era stata messa a rischio negli ultimi secoli da polvere e umidità: due vere piaghe per testi che vantano centinaia di anni. Aziza Chaouni ha provveduto a dotare la struttura di un nuovo sistema fognario e di un sistema di canali sotterraneo in grado di drenare l'umidità. La biblioteca, inoltre, è ora dotata di un laboratorio all'avanguardia in grado di trattare, preservare e digitalizzare gli antichi testi. I  manoscritti più vecchi sono custoditi all'interno di una stanza speciale dotata di sensori che assicurano uno stretto controllo sulla temperatura interna; tra questi scritti il più antico è una copia del Corano risalente al nono secolo d.C. scritto su pelle di cammello nell'antica grafia cufica.
by repubblica.it
Manuscrito 2 de la Biblioteca Al-Qarawiyyin de Fez procedente de la biblioteca del califa al-Hakam II
Manuscrito 3 de la Biblioteca Al-Qarawiyyin de Fez procedente de la biblioteca del califa al-Hakam II
LA BIBLIOTECA MÁS ANTIGUA DEL MUNDO ABRE SUS PUERTAS AL PÚBLICO
1.157 años después de su primera apertura, la biblioteca más antigua del mudo ha sido finalmente restaurada y revelada al publico.

Situada en Fez, Marruecos, la biblioteca al-Qarawiyyin forma parte centro universitario que ha permanecido más tiempo en funcionamiento ininterrumpido del mundo,  la Universidad al-Qarawiyyin, que abrió sus puertas en 859. La biblioteca recibió varios pequeños anexos y remodelaciones durante su milenaria existencia, pero no fue hasta 2012 cuando el arquitecto canadiense-marroquí Aziza Chaouni decidió hacerle un lavado de cara completo.
Para mostrar la nueva apariencia de al-Qarawiyyin, la universidad ha abierto el espacio, que anteriormente había sido reservado para los académicos y teólogos, al público en general.
Echemos un vistazo a su interior.

La universidad, biblioteca y mezquita de al-Qarawiyyin fueron fundadas por Fatima El-Fihriya en 859 — más o menos cuando se desarrollaron las primeras fórmulas del álgebra.

by culturainquieta.com

Escultura by Alicia Martín. Cibeles. Casa de América. Madrid. España.
Martín justifica así el uso del libro como materia prima de sus obras: “Me interesa por su carácter universal, cualquier persona sin diferencia de edad, cultura, idioma ve un libro y sabe lo que es; y por su esencia antropológica y ergonómica. Es un objeto que almacena y registra tiempos y espacios. Testigo del paso y el pensamiento humano, construido para ser manejado y que, de alguna manera, le da eternidad al contenido. El libro “es” al leerlo y tiene tantas lecturas como personas que lo leen.
escultura by Alicia Martín. Papier Biënnale holandesa 2012  
escultura by Alicia Martín. Molino rio Guadalquivir. Cordoba. España.

Anna 'per te'


"Ana no duerme" by Luis Alberto Spinetta
Ana no duerme, espera el día... Ana quiere jugar, sobre la alfombra, toca su sombra... cuenta las luces, mira la gran ciudad... 
Ana no duerme, juega con nada... tal vez mañana, despierte sobre el mar
Ana de noche, hoy es un hada... canta palabras, canta y se torna en luz... sobre la alfombra, toca su sombra... cuenta las luces, mira la gran ciudad... 
Anna verrà col suo modo di guardarci dentro, dimmi quando questa guerra finirà? noi che abbiamo un mondo da cambiare, noi che ci emozioniamo ancora davanti al mare. Anna verrà, e sarà un giorno pieno di sole e allora ti cercherei forse per sognare ancora, ancora… Anna, dimmi se è così lontano il mare? Anna verrà col suo modo di rubarci dentro di sorridere per questa libertà, noi che abbiamo un mondo da cambiare noi che guardiamo indietro cercando di non sbagliare. Anna verrà raccoglieremo i cani per strada, ci inventeremo qualche altra cosa per non essere più soli Anna, dimmi se è così lontano il mare? 
by Pino Daniele 


Sophie Calle  “Prenez soin de vous” 
Cosa succede quando un’artista concettuale molto quotata viene lasciata via MAIL.
La sua perplessità, rabbia e incapacitò di rispondere sul momento si sono trasformate in un’opera d’arte che rappresenta la Francia alla Biennale di Venezia. Lei è Sophie Calle. La sua geniale vendetta è stata quella di prendere suddetta mail, che terminava con le truci parole “abbi cura di te” (diventate il titolo dell’opera, scritto a caratteri cubitali bianchi su parete rosso sangue), e di inviarla a 107 tra avvocate, criminologhe, scrittrici, artiste, ballerine, attrici, cantanti, perfino una pappagalla ed una marionetta di legno, e di farla interpetare secondo quello che la loro professione le suggeriva. E così la lettera viene dissezionata, recitata, cantanta, mangiata, diventa un racconto per bambini, un fumetto, un’illustrazione… una giovane adolescente risponde a tono via sms, Luciana Littizzetto la legge sbucciando cipolle, una psicologa archivia il caso come “soggetto patologico con incapacità di relazione“, Brenda (la pappagalla) arrotola la lettera e fa per mangiarsela… 107 risposte che sono altrettante opere d’arte, comiche, sadiche, agghiaccianti, sentimentali, serie o scazzatissime.
Lontane anni luce dalla posticcia solidarietà femminile.
E alla fine, di LUI, non rimane nulla.
L’opera, “Prenez soin de vous” è (era) in mostra alla Biennale di Venezia 2007
by marina morgatta

· Biennale di Venezia 2007 · 

· Giardini · Padiglione di Francia.




Prenez soin de vous “abbi cura di te”


Sophie Calle: 'Hace años que preparo un ensayo de mi muerte' La muerte, la de su madre o la suya. 
Sophie Calle (París, 1953) es la artista de la ausencia. En sus acciones, fotografías, películas y 'novelas de pared' aborda lo que no se puede ver, lo que cuesta recordar, lo que se ha perdido o ya no está. Casi 20 años después de la exposición que le dedicó la Fundación La Caixa, la artista francesa ha vuelto a Barcelona con 'Modus Vivendi', una completa retrospectiva instalada en el Palacio de La Virreina que recoge algunos de sus trabajos más importantes desde mediados de la década de los 80. Hablamos con la artista francesa, inmersa ahora en los preparativos de su propio funeral.
Entrevista por (by) BENJAMÍN G. ROSADO

¿Cómo recuerda sus comienzos?
Recuerdo que quería seducir a mi padre, que era coleccionista de arte y conocía a Martial Raysse, Arman, Christian Boltanski... Llegó a comprar un Twombly por algunos cientos de dólares. Con 26 años comencé a fotografiar en mi cama a gente que encontraba por la calle. Con 'Les dormeurs' [Los durmientes] conseguí despertar el interés de algunos críticos. En español, la palabra hace también referencia a las traviesas de una vía de tren. Tiene gracia que aquello diera un sentido a mi vida...
¿Por qué empezó a seguir a gente por la calle?
No lo sé. Supongo que no tenía nada mejor que hacer. Estaba aburrida de aburrirme. El caso es que las fotos gustaron. Pero descubrí que lo de perseguir a gente ya lo había hecho Vito Acconci antes que yo, así que me planté en el estudio del artista en Nueva York. Me dio su bendición y me dijo que él había jugado con el espacio geográfico, y yo con las emociones. Así entendí que a quien había estado persiguiendo, en realidad, era a mí misma.
Por si hubiera alguna duda, le pidió a su madre que contratara a un detective privado para controlar lo que hacía.
Quería contrastar mis propias vivencias con el relato riguroso y frío de un observador en la distancia. Comparar, por ejemplo, mis impresiones sobre un cuadro de Tiziano con las fotos que pudiera hacerme en una sala del Louvre. He de reconocer que como detective era nefasto. No tardé ni diez minutos en percatarme de que alguien me seguía los pasos.
Cada acción tiene sus propias reglas. ¿Alguna vez las ha infringido?
Estuve muy cerca con 'Libreta de direcciones'. Encontré una agenda de teléfonos por la calle y me cité con la gente que aparecía en ella para que me hablara de su dueño, que casualmente estaba de viaje en Alaska. El resultado de cada entrevista se publicaba diariamente en 'Libération'. Llegué a enamorarme de aquel hombre y a fantasear con el momento del encuentro. Me fascinaba todo lo que me contaban de él: su trabajo, su barrio, sus amigos... Estaba hecho para mí. No podía imaginar que a su regreso se pondría furioso y amenazaría con llevarme a juicio. Al final optó por publicar en el mismo periódico una foto mía desnuda.
No fue la única polémica. Llegaron a acusarla de haber robado un cuadro...
Aquello fue una broma. En 1990 me invitaron a exponer en el Instituto de Arte Contemporáneo de Boston. Convoqué a la prensa cerca de allí, en el Museo Isabella Stewart Gardner, frente a uno de mis cuadros favoritos, 'El concierto' de Vermeer. Unas semanas después, el cuadro desapareció, y yo comencé a trabajar en 'Last Seen', que recoge el testimonio de las personas que lo vieron por última vez. Pero le prometo que no fui yo [risas].
En una de las salas de La Virreina proyectan 'No sex last night'. ¿Cómo surge esta alocada 'road movie' por Estados Unidos?
En aquella época estaba enamorado de un norteamericano. La relación no funcionaba, ya ni siquiera nos hablábamos. Pero él soñaba con hacer una película, y yo encontré en las cámaras un pretexto para pasar más tiempo a su lado. Viajamos desde Nueva York a California en un viejo Cadillac sin dirigirnos la palabra. Sólo le hablábamos a las cámaras, cada uno a la suya y en su idioma. Cuando llegamos a Las Vegas nos casamos. Más tarde, al comprobar el contenido de las cintas, averigüé que lo hizo para dar un clímax a su película. Como tantos otros de mis trabajos, no fue algo premeditado sino que surgió sobre la marcha.
¿Cómo sabe entonces cuándo empieza y cuándo termina un proyecto?
En realidad nunca estoy segura. Hay proyectos a los que he dado vueltas y más vueltas, como 'Cash machine', que tardé en concluir 16 años, y otros, como el videoclip de 'Walk it backde R.E.M.', que sólo me llevó una tarde hacerlo. Usé los vídeos que tenía en el iPhone. Ese día había grabado una mosca, al estilo de Marguerite Duras, aunque la mía no agonizaba...
Ahora que lo dice, ¿qué pasó con el encargo que le hizo a Vila-Matas para vivir la historia que él inventara?
Si no obedecí enseguida sus designios literarios no fue porque no me gustara la historia de Rita Malú. Lo que pasó es que, entre medias, se cruzó la muerte de mi madre.
¿Cómo vivió aquello?
Dormí durante tres meses a los pies de su cama. Lo organizamos todo para que el funeral fuera una gran fiesta. Elegimos el vestido, encargamos el epitafio, preparamos el banquete... Cuando yo no estaba en la habitación, había una cámara grabándola. No quería perderme sus últimas palabras. Me pidió que cuando llegara el momento le pusiera música de Mozart, pero no fui capaz de identificar el último suspiro. Durante 11 minutos no supe bien si estaba viva o muerta. Aquello me desconcertó.
¿Por eso se empeña ahora en preparar su propio funeral?
Yo también quiero que mi funeral sea una gran fiesta. Hace años que preparo un ensayo, pero todo se ha complicado desde que renuncié al panteón familiar en Montparnasse. No quiero que me entierren con la mujer de mi padre ni al lado de mi hermano. Y ahora en Francia no se pueden comprar sepulturas hasta que no estás muerto. Muerto de verdad. He conseguido que me admitan en un cementerio de Bolinas, en California, que es donde hice mis primeras fotografías. Pienso que así cerraría el círculo, pero también sé que complicaría mucho los trámites funerarios. Al parecer, los cuerpos se mandan por UPS y las cenizas por FedEx. No sé qué hacer.

· Tulsa ·

IGNONAUTA es un experimento cinematográfico del grupo español TULSA, basado en 3 canciones compuestas por Miren Iza exclusivamente para este proyecto. Este cortometraje de 15 minutos de duración narra la historia de un corazón roto en su búsqueda desesperada de felicidad. 
Rodado en Nueva York en Diciembre de 2012. Una producción de 700G FILMS. Dirigido por Raúl Santos
"Este vídeo es el resultado de un trueque entre Jonás Trueba y yo. El acuerdo consistía en que él dirigiría mi videoclip a cambio de que yo escribiera la banda sonora de su próxima película, aún por estrenar. De hecho, está construido en el seno de esa película. Nació de ella, como si fuera un apéndice, el extra final. Mismo director, mismos actores (Luis E. Parés, Vito Sanz y Francesco Carril), mismo director de fotografía (Santiago Racaj), mismo montaje (Marta Velasco), mismo ayudante de cámara (Manel Aguado), mismo vestuario (Laura Renau) y mismo espíritu. (by radio 3 RNE)
La película nos llevó a Francia el verano pasado, por varias ciudades y durante más de 3000 km de carretera. Ya emprendido el camino de vuelta a Madrid, cerca de un lago, casi en la frontera con Suiza, es donde grabamos este lujoso artilugio para acompañar a una canción que ellos convirtieron en especial. Y yo eternamente agradecida a todos!".(by radio 3 RNE)

· Los Fabulosos Cadillacs · 

En que ha de concluir, el drama singular que existe entre los dos, tratando simular tan solo una amistad, mientras en realidad se agita la pasión, que envuelve al corazón. Tus labios de rubi, de rojo carmesí, parecen murumurar, mil cosas sin hablar y yo que estoy aqui, sentado frente a ti. Me siento desagrar, sin poder conversar. Tratando de decir, tal vez sea mejor, me marche yo de aqui, para no vernos más total que más me da, yo se que sufrire pero al final tendré, tranquilo el corazón. 

· La bien Querida ·





 conAdios bimba. 

La carne muere, pero los recuerdos permanecen en el alma.

·Jovanotti ·



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