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conAdios Franca Rame


Franca Rame ·· Lo Stupro

Franca Rame ·· Sesso? Grazie, tanto per gradire...

Franca Rame & Dario Fo ·· Dramma coniugale



Franca Rame, prima di diventare musa e compagna di Dario Fo in mille battaglie del teatro d'impegno, imparò il mestiere con la compagnia viaggiante del padre, Domenico, con cui improvvisava grandi classici e scenette della commedia dell'arte in comuni sperduti della Lombardia profonda. Ecco come ci raccontava i suoi esordi in un'intervista del 2004.
«Sono nata a Parabiago per caso. La mia famiglia quel giorno si trovava lì per uno spettacolo». In tema di teatri viaggianti e carri di Tespi, commedie dell' arte e arti scomparse, Franca Rame ha tutti i titoli per intervenire. La compagna di Dario Fo proviene infatti da una famiglia di marionettisti, burattinai e attori che, a partire dal 1600, iniziarono ad attraversare cittadine e frazioni lombarde, emiliane e venete per stabilirsi infine a Varese con la loro compagnia di giro. Ricorda Franca Rame: «In realtà non avevamo un vero e proprio carro di Tespi, ma un "teatro viaggiante". Ogni mattina partivamo da Varese per andare a Casorate, a Dairago o al paese di turno. Si montava il palcoscenico in legno. Le quinte erano due rotoli che stendevamo noi, opera di Lualdi, pittore che aveva lavorato per la Scala». E iniziava così lo spettacolo, con il padre Domenico e la madre Emilia, gli zii, le zie e attori scritturati per l' occasione. «Mettevamo in scena un po' di tutto - racconta - dalla commedia dell' arte ai classici di Shakespeare. Adattati all' occorrenza perché mio padre sapeva di aver a che fare con un pubblico fatto di persone semplici». E per accattivarsi le simpatie degli spettatori, la compagnia Rame sapeva ricorrere anche a qualche furbizia maturata in anni di mestiere: «Uno della famiglia - sorride Franca - andava al paese dove ci saremmo dovuti esibire e orecchiava storie e leggende che giravano da quelle parti, mariti cornuti e santi patroni. Detto fatto. Qualche giorno dopo diventavano il canovaccio sui cui avremmo improvvisato». Franca Rame - debutto in scena a otto giorni, interprete della figlia neonata di Genoveffa di Bramante, saga cavalleresca - ha fatto questa vita («Si lavorava 363 giorni all' anno, festa dell' Ascensione e 2 novembre esclusi») fino al 1951, quando entrò nella compagnia di prosa di Tino Scotti. Vent' anni in tutto, fondamentali per la sua formazione, perché la Rame ha conosciuto l' impegno sociale ben prima dell' incontro con Fo («Mio padre, socialista militante, ci portava nelle fabbriche occupate e gli incassi dei nostri spettacoli andavano alla costruzione di asili»). E ancora anni dopo, quando con il marito girava per tutti i teatri d' Europa, se si trovava a passare per il Varesotto,la gente la indicava dicendo «tela lì, la figlia del Domenico Rame...».

 Matteo Cruccu










DARIO FO - «Il sole sta quasi per sorgere». «La mia non sarà un'orazione funebre, ma un commiato», «modellata dal Creatore in un'argilla fine e delicata».
«Ci vorrebbero tante donne come lei? Me ne basterebbe un'altra».

IL FIGLIO JACOPO -  «rapita e massacrata» .  «C'erano servizi dello Stato deviati, ci furono marescialli dei carabinieri che brindarono quando mia madre fu stuprata».

CELENTANO  -  «la donna che più di tutte mi ha colpito per la sua bellezza»; «Adesso lei se ne è andata, lasciando solo il suo Dario»,  «a differenza di tanti "credenti", sono rimasti fedeli alla rituale frase pronunciata dal prete quando due si sposano: "promettete di rimanere uniti fino a quando morte non vi separi"».
GRASSO - «È con profondo dolore che ho appreso la notizia della tragica scomparsa di Franca Rame. Il mondo del teatro e l'intero Paese hanno perso una delle figure femminili più importanti della vita artistica e culturale degli ultimi decenni» , «Con umanità e coraggio è riuscita sempre a trasmettere al pubblico, in maniera straordinariamente espressiva, personaggi ed emozioni, fondendo l'arte e la vita».
ESCOBAR - «La sua eredità è l'impegno civile che diventa teatro e il teatro che diventa impegno civile»; «Lei e Dario Fo erano una coppia indivisibile nella vita e nel lavoro. Decideremo insieme a Dario cosa fare per lei»,  «ha lavorato fino agli ultimi giorni».
LERNER: «L'ATTENZIONE AGLI ALTRI» -«persona che mi è cara e familiare fin dall'adolescenza», «il rapporto di coppia appassionato e fecondo con Dario, restando un passo indietro anche quando era lei a indicare la via. E questa via era sempre quella del coraggio e della generosità, dell'attenzione agli altri, della sfida contro le ingiustizie», «la sua voce roca mi risuona dentro e non potrò dimenticarla. Un abbraccio a Dario e a Jacopo»
BAUDO:  «con Franca Rame va via una parte d'Italia combattiva, che prendeva posizione e si schierava. Non era soltanto un'attrice ma una donna che difendeva le ragioni femminili, era una linea di difesa contro la violenza degli uomini sulle donne»; «Per lei e Fo il teatro politico è stata una scelta. E Franca ne ha patito anche le conseguenze: è stata violentata e ha sofferto tanto»; «In compagnia dimenticava il suo aspetto battagliero ed era molto simpatica. Oltre ad essere una delle più belle donne che ci sono state sul palcoscenico».

Addio a Franca Rame. L'attrice, sposata con Dario Fo, era malata da tempo. È morta a Milano, nella sua casa in Porta Romana. L'allarme, mercoledì mattina alle 8.50 quando è stato chiamato il 118. I soccorritori hanno spiegato di aver tentato di rianimare l'attrice ma di non aver potuto far altro che constatarne, poco dopo, la morte. Franca Rame, era stata colpita da un ictus il 19 aprile dello scorso anno sempre nella sua casa. In quella circostanza era stata trasportata al Policlinico dove era rimasta ricoverata per diversi giorni. La sua è stata una vita dedicata al teatro, ma anche all'impegno politico e civile.

LA VITA - Nata a Parabiago nel 1929, comincia la sua carriera appena nata. Infatti faceva la neonata durante gli spettacoli della compagnia di famiglia. Entrambi i genitori lavoravano nel mondo dello spettacolo. Poi negli anni 50 con una delle sorelle ha lavorato nella rivista di Marcello Marchesi e allo spettacolo «Ghe pensi mi». Pochi anni dopo il bivio. Nel 1954, sposa Dario Fo nella basilica di Sant'Ambrogio, dal matrimonio nasce un figlio, Jacopo. Un'unione non soltanto privata, i due stringono un'alleanza che li porterà singolarmente e in coppia a siglare numerose pagine della storia italiana. A partire dal profilo culturale, con la creazione nel 1958 della Compagnia Dario Fo-Franca Rame destinata ad un rapido e significativo successo.

LA POLITICA - Ed è sempre insieme che scoprono la passione politica e civile. Entrambi abbracciano il '68. Esperienza che poi la porta a unirsi alle file del movimento femminista negli anni 70 e una emancipazione dal marito. Comincia a scrivere e recitare da sola i suoi testi, specie quelli incentrati sulla denuncia del ruolo della donna. «Parliamo di donne» era del resto il titolo di un suo fortunatissimo dittico, due atti unici, «L'eroina» (sulla droga), «La donna grassa», e il suo «Tutta casa, letto e chiesa» . Tanti successi e anche i drammi. Come il rapimento e lo stupro nel 1973 da parte di cinque neofascisti. «Ho subito ogni tipo di violenza», scriveva l'attrice sul suo sito. Il reato è andato in prescrizione dopo 25 anni. E proprio da questa esperienza nasce un lavoro: «Lo stupro». Prima in teatro, poi in televisione. Franca Rame va da Celentano, a «Fantastico», e lo recita in diretta. Nel 1999 ha ricevuto anche lei la laurea honoris causa da parte dell'Università di Wolverhampton, insieme a Dario. Il suo impegno politico, sentito sempre come la sua vera vocazione, la porta ad accettare di essere candidata nelle elezioni politiche del 2006 capolista al Senato per L'Italia in sei Regioni, quando viene eletta senatrice in Piemonte e, poco dopo, Antonio Di Pietro la propone come Presidente della Repubblica (ricevette 24 voti). Ma poi, indipendente e incapace di accettare compromessi troppo vistosi, lascia il Senato due anni dopo.

LA CRISI - Insieme per quasi sessant'anni «con gli alti e bassi» raccontò lei. Poi intorno ai 50 anni di lui, «come succede a molti uomini a quell'età, comincia a innamorarsi». Lei ne soffre moltissimo, «mi sembrava di essere diventata un pezzo della tappezzeria della casa, un oggetto senza interesse». E prova a uccidersi, «un sabato pomeriggio». Prima una riappacificazione e poi in realtà la separazione. Il matrimonio si salverà con il teatro. Dario Fo butta giù uno spettacolo: «Coppia aperta, quasi spalancata». La loro storia. Il loro amore continua. E il 30 gennaio di quest'anno, Rame nel suo blog sul Il fatto quotidianoscrive una«Lettera d'amore a Dario». Ripercorre la sua vita, racconta aneddoti famigliari. Quella voglia di tornare in teatro e i sentimenti. Poi il tentato suicidio, «non è facile morire». E un desiderio: «Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche…vestite di rosso che cantano “bella ciao”».

Benedetta Argentieri



"Te l'avevo detto che non stavo tanto bene", era la sua frase, quella con cui salutava gli amici e le persone che conosceva. Non era nemmeno un lamento, così, era un refrain. Il refrain di una donna infaticabile, inossidabile, indistruttibile. Una che dalla mattina alla sera correggeva le bozze dei testi del marito, teneva l'economia della compagnia, rispondeva ai giornalisti, si divideva tra i tanti conoscenti che venivano a chiederle aiuto, sostegno, appoggio, spesso anche economico. E che la sera, almeno fino a qualche anno fa, recitava anche con continuità.

Con Franca Rame muore una grande donna. Aveva 84 anni, da qualche mese era caduta, si era fatta male alla spina dorsale e non riusciva più a muoversi bene, stava a letto, si spostava con la sedia a rotelle e questo la faceva soffrire. "Non mi rimetterò mai più in piedi", diceva nelle ultime telefonate agli amici. Ma poi subito dopo attaccava con qualche commento sulla situazione politica, segno che la sua testa era presente, anche sul lavoro visto che proprio Dario Fo l'altro giorno a Repubblica annunciava il progetto di fare insieme uno spettacolo su Maria Callas all'Arena di Verona il prossimo luglio.

Franca Rame aveva cominciato a recitare in fasce: suo padre e sua madre era teatranti, come teatranti erano i loro avi. Giravano per la Lombardia con i loro spettacoli, di piazza in piazza. Franca Rame ricordava quella vita con affetto e piacere, diceva di essersi divertita come non mai, anche perché il padre era uomo di larghe vedute, ma la madre era cattolica e quindi teneva sotto guinzaglio le sue figlie femmine, Pia, che diventerà una delle più grandi costumiste e artefice della più famosa sartoria teatrale degli anni '70, e Franca, bella fin da ragazza, alta, magra, appariscente, una "ragazza che non si può fare a meno di guardare" dirà poi Dario Fo. 

Si conoscono nel 1953: lei era entrata in una compagnia che faceva la rivista. Al Teatro Olimpia di Milano i giovanotti accorrevano a vedere le gambe mozzafiato di questa bionda in scena. In una di queste serate conosce Dario Fo che allora era un giovane attore squattrinato che tentava anche lui fortuna nel teatro. La leggenda vuole che Dario Fo la vede se ne innamora, e comincia a starle appiccicato, ma troppo timido per fare alcunché. 

Allora lei un giorno stufa di questo ragazzone che non si decide, lo prende e lo bacia. Per la cronaca, erano nelle quinte di un teatro. Da allora, Dario Fo e Franca Rame non si sono mai lasciati, a parte un episodio di qualche mese all'inizio degli anni 80, quando Franca con un coraggio da leoni che solo le donne innamorate e disperate hanno, dichiarò in una trasmissione di Raffaella Carrà che divorziava da Dario. Falso. Il proposito durò due mesi. Si erano sposati nel '54, l'anno dopo nasce Dario Jacopo, il figlio, e nel '58 la compagnia Fo-Rame che subito dà un segno diverso al teatro italiano. Era dominato dalla rivista e dal teatro leggero, loro portano l'impegno, i temi civili e sociali, commedie satiriche con cui si fanno beffa dei governi democristiani.

Da allora la loro attività è una messe enorme di cose, attività, spettacoli: tutti la ricorderemo negli Arcangeli non giocano a flipper, lei nella struggente Maria di Mistero Buffo. E soprattutto le commedie, che aveva di fatto scritto lei più di Dario, sulle donne, come Grassa è belloQuasi per caso una donnaLa signora è da buttareTutta casa letto e chiesa. Dove derideva le debolezze femminili ma anche condannava le aggressività maschili. Le loro violenze, che lei aveva pagato di persona, quando il 9 marzo del 1973 a Milano viene sequestrata da un gruppo di fascisti che volevano colpire il suo impegno politico. Per sprezzo, venne abusata e poi abbandonata. Quell'infamia per lei resterà un trauma, prima vissuto nel silenzio, poi coraggiosamente raccontato, ancora una volta grazie al teatro: il pezzo Stupro è una delle più drammatiche, vere, emozionanti, forti, battagliere denunce della violenza maschile contro le donne mai fatte. 

Il teatro e le commedie recitate sono stati la sua vita. "Mio marito ha vinto il Nobel, ma per metà quel premio è mio", diceva con autoironia. Però era vero. Dario Fo non sarebbe stato Dario Fo senza la determinazione, la meticolosità, la precisione di Franca Rame che metteva a posto i suoi testi, parlava con gli editori, ricorreggeva le bozze. E a proposito del Nobel del 1997, era stata Franca a decidere che il lauto assegno venisse interamente devoluto alle famiglie di handicappati che ne avevano bisogno. Un impegno che le era costato anni di fatiche, stress perché, diceva "in questo paese anche fare la beneficenza è un'impresa". 

A questo paese lei ha dato molto: negli anni accesi della contestazione con Soccorso Rosso, di cui era stata l'anima, portando aiuto ai detenuti "politici". Franca Rame c'era in tutte le battaglie civili degli ultimi trent'anni. Per spirito battagliero si era candidata nel 2006 al Senato per l'Italia dei Valori: era stata eletta, aveva tentato di fare pulizia negli sprechi dell'amministrazione pubblica, ma la macchina burocratica è più forte di qualunque impegno. Era rimasta delusa. Un mese fa raccontava: "Sto scrivendo un libro in cui voglio denunciare tutto quello che ho visto nei due anni in cui ho fatto la senatrice. Ho già parlato con un editore, a poco a poco questo libro lo scrivo". Le carte sono lì, ancora una volta la memoria che ci lascia è una denuncia, una battaglia, qualcosa per migliorare questo mondo.

ANNA BANDETTINI


Aunque internacionalmente la vida de la actriz, escritora, periodista y dramaturga Franca Rame, fallecida esta mañana a los 84 años en su casa de Milán, ha estado siempre ligada a la de Dario Fo, hay que destacar que cuando ella le conoce él es pintor e incipiente actor, mientras que ella era una reconocida actriz de variedades.
De hecho fue actriz ya de bebé, cuando actuaba como recién nacida en la compañía teatral que tenía su familia. La intérprete había sufrido un ictus el pasado 19 de abril y había tenido que ser ingresada varios días. Esta mañana a las 8.50 ha tenido una crisis de la que no han podido sacarla los servicios de emergencia.
Rame nació en el pueblo de Parabiago (provincia de Milán) en 1929. Empezó con 20 años a trabajar en el teatro y a partir de de su boda con Dario Fo en 1954 se reinventa en el mundo de los escenarios. En 1958 fundó junto con su marido la Compañía Dario Fo-Franca Rame y desde entonces escribieron juntos decenas de obras y alcanzaron un éxito que compaginaron con la movilización política.
Quienes estuvieron cerca del dramaturgo y actor Dario Fo saben que la vida de Franca Rame ha estado ligada a él hasta el punto de que era una continuación de la de la suya. Quienes le conocen profundamente, saben que la vida de este hombre no tiene sentido sin su mujer. Él era el primero en dejarlo claro, hasta el punto de que cuando le concedieron el Premio Nobel en 1997 insistió hasta la pesadez en que quería recoger el galardón junto a Rame, argumentando que su obra no sería la que era sin la mujer con la que tantas obras había escrito. Una obra que el jurado de los Nobel premió “porque, según la tradición de los comediantes medievales, fustiga el poder y restaura la dignidad de los humildes. Con una mezcla de risa y seriedad abre nuestros ojos a los abusos e injusticias sociales”.

Escribieron juntos decenas de obras y alcanzaron un éxito que compaginaron con la movilización política
Franca animó a Fo a que el dinero del premio, en torno a unos 150 millones de pesetas, se utilizara para crear una fundación llamada El Nobel de los Desvalidos. Desde ese organismo llevaron a cabo acciones como la compra de autobuses para transportar discapacitados. Finalmente la aventura terminó mal porque Rame y Fo vieron que no se utilizaba el dinero en lo que ellos querían. No ocurría así cuando actuaban para recoger dinero que les permitiera a los obreros seguir con sus luchas. “Respaldamos la ocupación de las fábricas por varios meses y los empleados se mantenían con nuestra ayuda. La taquilla de cada noche era para comprarles arroz, vino, todo lo que necesitaban”, comentó Rame a sus compañeros de Remiendo Teatro.
Rame, trabajó ininterrumpidamente con Fo desde 1957 y a partir de 1959 con su compañía estable representan Los arcángeles no juegan a las máquinas de petaco (1959), Tenía dos pistolas con los ojos blancos y negros (1960), Quien roba un pie es afortunado en amores (1961),Isabela, tres carabelas y un charlatán (1963), Settimo ruba un po' meno(1964), La culpa siempre es del diablo (1965), La signora è da buttare(1967)
En 1963 participa en Canzonissima, programa en el cual, también junto a Fo, representan varias escenas que denuncian las irregularidades del sistema político; sin embargo, el programa es censurado y ellos prefieren interrumpirlo para no tener que silenciar sus ideas: a partir de entonces y durante más de veinte años, la pareja no aparecerá nunca en la televisión. Pero sí se convirtieron durante décadas en azote de los poderosos y sobre todo de la Iglesia, el ejército, la policía represiva y Berlusconi. De hecho fueron procesados cuarenta veces por delitos de opinión y las peores consecuencias de aquella persecución las sufrió Franca Rame. Cuando representaban Aquí no paga nadie en la Palazzina Liberty de Milán, Franca fue secuestrada por un grupo de extrema derecha y fue violada brutalmente, llegando a romperle el brazo y dejarla con múltiples e importantes heridas. Ocurrió en los años setenta, en una época en la que su reivindicativa obra fue emulada en la vida real por grupos de mujeres que asaltaron supermercados. El juicio que hubo para castigar ese delito prescribió. Al lado de ese escándalo, que en 1980 les negaran la entrada en Estados Unidos por tener contactos con una organización que apoyaba a presos políticos suena a poco.
A partir de 1968 el matrimonio crea un colectivo teatral independiente que girará por Italia en los circuitos de teatro alternativos con sus propios textos. Ella no sólo fue su compañera durante más de medio siglo, también era la musa, su actriz de cabecera, su representante y coautora de muchas de sus piezas. También escribió textos sobre la condición femenina como Tengamos el sexo en pazPareja abierta o La madre pasota, algunos de ellos escritos conjuntamente con Fo. Rame siempre sostuvo que las gentes de la cultura tenían la obligación de manifestarse: “No pueden quedarse cruzados de brazos, no deben esconderse. No está permitido a los intelectuales, que se consideren como tales, mostrarse indiferentes”.

No pueden quedarse cruzados de brazos, no deben esconderse. No está permitido a los intelectuales, que se consideren como tales, mostrarse indiferentes”.
Franca Rame
Sobre su relación con Fo afirmó en una entrevista: “Desde hace más de cincuenta años vivimos juntos, de la mano vamos y a veces, a patadas, como sucede en cualquier familia que se respete, pero nos hemos querido mucho”. En esa misma entrevista con Remiendo Teatro afirmó: “Comencé a actuar a los ocho días de nacida, en los brazos de mi madre. Soy una hija del arte. Lo he hecho todo. Yo no escogí la profesión, me encontré metida en ella, y cuando he comprendido que podría haber hecho mejores cosas en la vida, era ya una señora anciana. Sigo en esta profesión porque a través ella puedo difundir los discursos en los que creo. A mí, ser actriz por ser actriz no me interesa, me interesa el discurso político que hago circular”.
En España son muchos los profesionales que han puesto en pie obras de la pareja o de Rame, siempre traducidas por Carla Matteini, biógrafa de Fo. Al margen de las escritas sólo por Fo, los textos de Rame han sido puestos en pie por profesionales de la escena como Juan Margallo y Petra Martínez (están haciendo en estos momentos La madre pasota), Magüi Mira, Emilio Hernández, Ángel de Andrés (Pareja abierta), Charo López y José Carlos Plaza (Tengamos el sexo en paz), y muchos muchísimos monólogos, de ella, a veces firmados con Fo, que han sido interpretados por grandes actrices como Esperanza Roy, Rosa María Sardá, Anabel Alonso y muchas otras.
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