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conAdios · Don Gallo ·· Bella Ciao · Dario Fo

'Todas las veces que hablo con un Cardenal me dice: Rece.
Claro que rezo, cuando me tomo un buen potaje, miro hacia arriba...¿quien sabe si me escucharan?'






Dario Fo · 'Aqui hay dos tipos de arboles...'











Don Gallo, el cura que cantaba Bella ciao

Con toda seguridad, como los curas de san Carlos Borromeo de Entrevías, Madrid, con los que compartió la interpretación del Evangelio, el cura Andrea Gallo, más conocido por Don Gallo, creía en otro tipo de exorcismos ajenos a los del ríspido Rouco para liberar a sus feligreses del maligno, sobre todo si este se llama pobreza y marginación. Don Gallo acaba de fallecer en Italia y todo el país se ha conmovido con su muerte, de la que aquí apenas hemos tenido noticia, sin duda porque no conviene difundir su ejemplo, no vaya a ser que cunda.
Andrea Gallo había llegado a convertirse en uno de los referentes morales de la angustiada izquierda italiana, leo en la información que me da a conocer  su óbito.Don Gallo era muy querido en Italia, tanto por su trabajo a favor de los más pobres como por su libertad de palabra y espíritu contestatario. Genovés, nacido en 1928 y conocido también como el cura rojoel padre de la acera o el cura no-global, ha sido el protagonista de numerosas batallas a favor de los más desfavorecidos. Desde 1975 mantenía en pie, en el puerto de Génova, la comunidad de San Benedicto, que desarrolla proyectos para los marginados, las víctimas de trata y prostitución e iniciativas destinadas a los drogodependientes.
Don Andrea Gallo fue también una de las primeras personalidades públicas italianas en declararse a favor del matrimonio entre personas del mismo sexo. El sacerdotedefendió a las minorías sexuales en numerosas ocasiones, y en una contó incluso que llegó a rezar para que un chico gay encontrara al hombre de su vida. En enero de 2012 lanzó un calendario para promover los derechos de las mujeres transexuales trabajadoras del sexo. Hace cuatr años participó en el Orgullo nacional italiano, que ese año se celebró en su ciudad, Génova. “Estoy aquí con muchos chicos y chicas alegres y felices. Quien celebra el amor no está en contra de nadie. Estos chicos quieren salir del recinto de la homofobia. Hay un homosexual masacrado prácticamente cada día. Estos son ciudadanos que reivindican sus derechos”, afirmó entonces. En el curso de un encuentro organizado hace unos meses por la asociación LGTB “Noi naturalmente”, Andrea Gallo dijo que la homosexualidad es un “don de Dios” y, refiriéndose a los derechos LGTB, añadió que “no puede haber una auténtica democracia si no se reconocen los derechos de todos”.
En las elecciones primarias del centro-izquierda italiano, celebradas en diciembre pasado, Andrea Gallo dio su apoyo al político abiertamente gay Nichi Vendola, que tras el anuncio de su fallecimiento ha celebrado su legado en un emocionado comunicado. Tras la dimisión de Joseph Ratzinger, Don Gallo llegó a defender la elección de un papa homosexual, algo que para él hubiera sido una magnífica noticia.
En un vídeo que ahora corre por las Redes como testimonio de su biografía, que alguien en Italia debería contar por el interés que suscitó su protagonista, Don Gallo canta en su iglesia,  al término de la misa, el Bella Ciao, la reconocida canción partisana con la que la resistencia italiana hizo frente al fascismo y al nacismo, y que según se puede observar entonaban hace tan solo unos meses los feligreses de su parroquia con el mismo entusiasmo que apreciamos en su fallecido pastor.

de Félix Población  




Intervista a Dario Fo: «Don Gallo era l'incontro...»



«Abbiamo perduto un compagno di strada. Era bello camminare con lui accanto, era un contagio di cose buone». Dario Fo, quarant’anni dopo il primo incontro con Don Gallo, quel prete magnifico che in moltissimi ora piangono. 

Hai detto “contagio”?
«Esatto: lasciava tracce, segni. Spiazzava con la bonomia, con la sua apertura totale, era l’incontro, lui era l’incontro...»

Quando l’ha incrociato la prima volta?

«Se ricordo bene, stava lavorando ad un programma di protezione delle donne che si prostituivano. Anche Franca si occupava di questo, per Soccorso Rosso. I papponi di Genova volevano farlo fuori, gli rovinava il mercato quel prete strano».

Strano?
«Strano. Perché standogli accanto avevi la sensazione di avere vicino a te un essere che certamente non poteva essere un prete. Era uomo di pace, eccome, ma stava nel conflitto, lo animava, era di parte, non aveva paura ad essere di parte, invitava gli altri a parteggiare. Eppure, c’era sempre un momento in cui rovesciava il tavolo della dialettica e alla fine ti dava ragione, ti abbracciava, ti diceva che forse magari stava sbagliando lui, e non mentiva».

Giocava il suo ruolo e anche quello di chi magari lo stava contestando?
«Proprio così. Mi parlava spesso dei suoi rapporti con le gerarchie. Mi raccontava che prima di sedersi di fronte a loro – che spesso lo amavano poco – provava a invertire la scena. Si metteva nei panni di chi aveva il potere su di lui, immaginava cosa avrebbe potuto dire, cosa avrebbe provato a difendere, e alla fine si commuoveva, nei panni del vescovo. Pensa che uomo»

Uno come don Gallo ci sta bene nel calderone degli apocrifi di Mistero Buffo?
«Non solo negli apocrifi, ma anche nei Vangeli distillati e ripuliti dalla Chiesa. Degli apocrifi sapeva tutto. Io immaginavo fossero cose che si sapeva, allora, in pochissimi, studiosi. Invece, eccolo che mi recita a memoria brandelli di quelle scritture. Per esempio, quel passo in cui i seguaci di Gesù Cristo dibattono sul ruolo delle donne che pure, prima di Nicea, avevano un grande ruolo nelle comunità cristiane. Poi, sapeva il significato profondo dei Vangeli, di ciò che si nasconde o è stato nascosto dal potere sotto molte parole. Sapeva che i poveri di spirito non sono banalmente individui senza strumenti, ma sono esattamente gli uomini ai quali spetta il diritto di essere considerati umani. Qui sta la rivoluzione del Vangelo, della parola di Cristo e don Gallo ci stava dentro fino al collo. Infatti, era un uomo di azioni, molto più che di parole, sapeva agire, cambiare, spostare».

E non refrattario all’ideologia...
«Era intelligente come pochi, impossibile per lui cadere nella trappola insulsa che è stata sistemata contro le intelligenze del mondo da chi governa il mondo: quante volte ci hanno intimato che l’ideologia è morta, che era malevola, dannosa, pericolosa. Balle, tutte balle: il potere è il primo a cibarsi di ideologia, sempre, e ne produce incessantemente. Ma gli altri devono pensare che non va bene, che è sbagliato alimentare una ideologia. Temono, in realtà, quel pensiero lungo che tende ad opporsi al potere, a contestarlo, a sottrargli autorevolezza. Don Gallo sapeva, e operava, con coscienza di classe, devo dire».

Ecco un’altra dimensione sgradita al potere quanto la coscienza di classe: quella del fare sapendo quel che si fa...
«Due aneddoti, a proposito. Avevo un nipote che si era perso per strada, droga. Chiamo Don Gallo, gli chiedo aiuto. Lui si prende per mano questo nipote e lo porta in montagna, in una comunità dove si lavora, si impara, si convive, si impara a capirsi accanto agli altri. Quattro mesi dopo, mio nipote era “guarito” ed era diventato un tecnico delle viti, del vino. Sta bene. Secondo: vado a Vicenza per protestare contro l’invadenza della base militare americana che sta stringendo la città. Arrivo, cammino, vado a sbattere contro un prete, è lui; è lì per lo stesso motivo; finiamo a cantare assieme, a far teatro come due ragazzi in vacanza. E come fai a dimenticarlo?»


di T. Jop

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