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"HABEMUS VANITAS" meneghino · Roma 2013 ·· Festival del Verde e del Paesaggio ·· Green Festival · and Landscape · und Landschaftsbau ·· Festival vert et du paysage ·· Vanité · ヴァニタス · Eitelkeit ·· tallermuse ··



FESTIVAL DEL VERDE E DEL PAESAGGIO
17.18.19 maggio 2012
Parco pensile - Auditorium Parco della Musica di Roma
Concorso - Avventure creative: sedersi in giardino -

Titolo Opera: - habemus vanitas







“Gli uomini vivono recitando nel paesaggio i drammi piccoli e grandi della loro esistenza, teatralizzando le piccole e grandi imprese che danno significato alla loro vita, partecipando da attori o spettatori, secondo i casi, alle vicende che, pur di portata locale, sono sempre il riflesso di vicende più grandi. Poi scompiaono e con essi scompare l’intera generazione che li ha visti protagonisti, e della loro esistenza, di tutto il loro fare, agire, gridare, resteranno nel paesaggio gli echi, sempre più deboli, le memorie tacite o sempre più fioche delle gesta di cui hanno riempito il palcoscenico, i brandelli dell’allestimento scenico con cui, attraverso l’azione pratica, utilitaria, e attraverso l’attività ludica, creativa, hanno costruito il paesaggio-teatro.”
     -       Il paesaggio come teatro - di Eugenio Turri
L`istallazione rappresenta il cum clave, dove i protagonisti non sono i cardinali, i senatori, i politici, o lerappresentanze sindacali di una fabbrica, ma le essenze della natura. Sono piante-emissari del mondo vegetale che si presentano a noi umani decidendo il nostro futuro e guidandoci come Mosè verso una terra promessa. 
La scena, il conclave, avviene tramite l`istallazione delle sedute:
 antiche, della fine del XIX secolo, tarlate e deteriorate dal tempo, dall'aspetto un po' decadente, ma ancora perfettamente stabili e traboccanti di dignità.
L'assemblea è costituita da due gruppi da sei sedute ciascuno, per un totale di dodici, le quali sono disposte in due file/filari da tre. I gruppi si presentano come uno di fronte all'altro e distanziati da un corridoio centrale (l'asse di simmetria dell'installazione), alla fine del quale è collocata la tredicesima sedia. Quest'ultima risulta isolata, in posizione privilegiata e dominante. Ad una più attenta osservazione ne si nota l'insolita minutezza: è concepita per accogliere  il corpo di un bimbo. Elementi decorativi barocchi in ferro battuto ne adornano lo schienale e i poggiabracci e simboleggiano il globo terrestre e gli artigli leonini, come allegoria di potere, forza e vanità.
L'installazione nel suo insieme occupa un area rettangolare all'interno della quale lo spettatore ha la possibilità di addentrarsi, di aggiarsi, ma nessuna facoltà di sedersi: la totalità dei posti a sedere è irreversibilmente occupata da essenze vegetali, le vere protagoniste del Conclave. Le dodici sedie formanti la riunione, sono infatti cave, mancanti della loro parte atta a permettere di accomodarsi (la seduta). All'interno di questo vuoto, sono posizionati dei cipressi accolti in vasi situatia terra, tra le gambe degli scranni. Le loro chiome alte snelle attraversano le strutture verticalmente dirigendosi verso il cielo. Il
 Cupressus sempervirens: è una conifera sempreverde dalla chioma compatta di colore verde brillante e foglie piccole, opposte, simili a squame. Se strofinate diffondono un odore caratteristico; i frutti sono tondeggianti e costituiti da capsule carnose che a maturazione divengono legnose e si rompono liberando piccoli semi. Alto, elegante e triste, attaccato alla terra in profondità e attaccato al cielo, rappresenta i cardinali presenti al seggio.
Discorso differente, invece, per il podio principale: esso è integro, ma la sua seduta è occupata da un gruppo Mimosa pudica:  arbusto sempreverde di piccole dimensioni, con
 fusto sottile di colore marrone rossastro, scarsamenteramificato e con lunghe foglie pennate costituite da piccole foglioline ovali-ellittiche e appiattite. La particolarità dellamimosa pudica è che durante le ore notturne, o in caso di contatto, il fogliame si ripiega su se stesso: le foglie sono di aspetto delicato, di colore verde chiaro, leggermente pruinose; sui fusti sono presenti alcune spine e piccoli peli sottili. Tutte le parti della pianta sono tossiche se ingerite. Rappresenta l'idea del pudore dell’innocenza, della sensibilità dell’infanzia. 
"Ciparisso (κυπάρισσος) era un principe, assai caro al dio del sole Apollo, gli aveva dato in custodia un animale sacro: un cervo che non aveva pari al mondo. Ciparisso era felice di questo dono e passava l' intero giorno col suo cervo dalle corna d' oro. Nessuno osava far del male al meraviglioso animale del principe Ciparisso, sacro alle ninfe dei boschi. Un giorno montato in groppa al suo cervo, Ciparisso correva attraverso il bosco. Vedendo notevoli quantità di tortore e altri uccelli, volle fermarsi e, preso arco e frecce, si addentrò, senza il suo cervo lasciato a brucare nel prato, all'interno del bosco.
Vide d'improvviso una volpe e la inseguì in lungo ed in largo cercando di catturarla. Persa di vista s'incamminò silente e guardingo tra i cespugli e gli alberi. Ad un certo punto vide qualcosa muoversi dietro una siepe, pensava di averla raggiunta, impugnò un dardo e lo scagliò verso la preda.
Quella non era la volpe ma il suo cervo dalle corna d'oro. Col cuore affranto , Ciparisso abbracciò il cervo ormai morto e iniziò a piangere .
Apollo visto l'accaduto scese dal cielo e si recò dal principe. Questi raccontò tutto al dio e affermò che mai e poi mai avrebbe più sorriso e che lacrime sarebbero state versate da lui per il dolore ed in rispetto del suo cervo.
Mosso a compassione, il dio Apollo discese nuovamente e chiese al giovane cosa poteva fare per lui, cosa poteva fare per alleviare quel dolore tanto forte. Il principe guardò Apollo e rivelò il suo desiderio: essere immortale per poter piangere in eterno il suo caro cervo. La divinità acconsentì a quella richiesta: toccò la fronte al giovane e lo fece alzare, avvolgendolo nel suo manto verde. Ciparisso, sentì freddo, pianse ancora e guardò il cielo.”
“Ben presto si sentì coperto da un manto di foglie tanto scure e verdi e i suoi piedi affondarono rigidi nel terreno mentre il corpo diveniva un rugoso e vigoroso tronco". 
"Esso gemè tuttavia e dai numi implorò questo voto: quello di piangere sempre.."
E spontaneamente si trasformò in un albero, il cipresso. Allora Apollo disse con tristezza:
"Da me sarai pianto, ma tu piangerai tutti gli altri, compagno degli uomini mesti..."
Da allora, quest'albero sempreverde viene piantato presso le tombe; è diventato simbolo del lutto, del dolore inconsolabile.
-            Mitologia degli alberi - di Jacques Brosse.    Metamorphoseon, libro X - di Publio Ovidio Nasone.
“Ma il rapporto tra la bellezza di un paesaggio naturale e la bellezza di un paesaggio artistico si può definire anche nel modo seguente: nella natura il sentimento di una vera e immediata incarnazione dell`essenza divina ci innalza, mentre nell`arte la percezione della divinità dello spirito umano, il quale esprime le sue sensazioni attraverso un copiare o meglio un ricreare le divine forme della natura, ci avvince con legami più stretti. La bellezza della natura è più divina, la bellezza dell`arte è più umana, e così diventa chiaro come mai solo attraverso l`arte si schiuda veramente il senso della natura.”
-           Lettere sulla pittura di paesaggio - Carl Gustav Carus







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