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tallermuse, Designed with: Arch. Vincenzo Palminteri, Arch. Ilario Nicolò.
“Riqualificazione della Piazza Matteotti e zone adiacenti e nuove proposte di arredo urbano per il centro storico. Castelvetrano”.

Silenzio d'amuri 


T'amai di quannu stavi dintra la naca,
T'addivai ducizza a muddichi a muddichi,
Silenziu d'amuri ca camini 'ntra li vini,
Nun è pussibili staccarimi di tia.


Nun chianciti no, albiri d'alivi,
Amuri e beni vengunu di luntanu,
Dilizia amata mia, sciatu di l'arma mia,
Dammi lu cori ca ti dugnu la vita.


Vacanti senza culura tengu lu senzu ,
Quanno 'na mamma si scorda a so figghiu,
Tannu mi scordu d'amari a tia,
Ti vogghu bbene picciridda mia.


Vulati acidduzzi iti ni ll'amata,
Cantantici mentri nc'è morte e vita,
Comu tuttu lu munnu esti la campagna,
Tu sì a Riggina e ju Re di Spagna.




«L'Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova
la chiave di tutto» [...] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole
scambievolezza delle tinte, l'unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra...chi
li ha visti una sola volta, li possede...rà per tutta la vita».
J.W.Goethe, "Viaggio in Italia", 1817



Particolare attenzione abbiamo dato allo studio della vegetazione. Partendo dal parco
delle Rimembranze, si è voluto enfatizzare la preesistenza delle Phoenix canariensis
aggiungendone altre due creando una sorta di portale alla città.

Passando attraverso quest’arco trionfale si entra nella zona pedonale. La presenza del convento di San Francesco da Paola ci ha portato ad utilizzare il Ginkgo biloba che in autunno ha un colore maestoso simile al tufo del convento e della chiesa. Da li si passa ad un’area, dove vi sono giochi di acqua per bambini per rinfrescarsi dal caldo estivo, il tutto protetto visivamente dal Phyllostachys nigra. In questa zona si trovano anche dei solchi di Rose profumate, e delle graminacee ornamentali.

Entrando nell’area di influenza della chiesa, abbiamo pensato a una lunga passeggiata lineare di Jacaranda mimosifolia per enfatizzare la monumentale facciata della chiesa, essenza che in primavera esplode di un lilla - violaceo molto profumato.

Oltrepassando la chiesa ci sono due area di soste, una dietro l`altra, per godersi l`ombra quando arriva il caldo estivo siciliano e, di inverno, il sole dolce e soave di Castelvetrano.

Si può approfittare di queste soste per fare anche una bella partita a scacchi o a dama. In queste due area si gioca con il colore rosso-rosa intenso dell’inizio della primavera tramite il Cercis siliquastrum. Dopo questa prima area e prima di arrivare ai maestosi Ficus macrophylla c’è una grande schermatura di Liquidambar styraciflua che in un certo modo aiuta a creare una scena suggestiva grazie al contrasto con il verde continuo del Ficus macrophylla. Notevoli i suoi colori autunnali dal verde all’arancione per finire in rosso. Da li passiamo alla preesistenza monumentale dei Ficus macrophylla. Qui si intende proteggere le sue radici aeree, anche queste tanto monumentali come le stessa chioma.

Passeggiando a sud verso il Municipio si incontra il monumento ai caduti, spazio lasciato libero per l’eventuale presenza di mercati all’aperto. 

Arrivando alla piazza antistante il Municipio viene realizzato un tappeto di Palme Phoenix canariensis il quale crea un bosco di colonne come quelle del tempio E di Selinunte. 

La piazza finisce (o inizia a seconda da dove si entra nel sistema urbano) con i due assi viari di via Mannone e via Vittorio Emanuele. Sulla prima si intende indirizzare lo sguardo del camminante verso la piazza oggetto di studio con un filare di Ginkgo biloba. Dalla altra parte si intende sistemare una zona di sosta profumata e fresca con Catalpa bignonioides prima di prendere il cammino verso casa dopo una bella giornata.

Il risultato finale della nostra proposta progettuale sarà quindi una serie di sovrapposizioni di pavimentazione intervallata dagli elementi puntuali della vegetazione o dell’arredo. E‘ sembrato opportuno, inoltre, prevedere come materiale per l’intera pavimentazione la stessa pietra utilizzata per il vicino intervento del Sistema delle Piazze (ipotizzando anche un possibile futuro collegamento materico tra la piazza Matteotti presa in esame e il Sistema delle Piazze). Questa pietra calcarea, il “Perlato Sicilia” (tipo pietra misca di Trapani), è un materiale locale estratto ad Erice ed inoltre è uno dei materiali marcati CE perfetto per le applicazioni ad uso esterno di tipo pedonale o veicolare.

L’altro materiale locale per eccellenza è il tufo, usato fin dai tempi degli antichi Greci per la realizzazione dei templi di Selinunte. Nel progetto il tufo costituirà la base delle panchine, cioè l’estrusione di quei pixel precedentemente descritti. Per facilitare l’inserimento dell’arredo, ma anche per una sua razionalizzazione, è stato realizzato una sorta di abaco diagrammatico. Partendo da una misura base come il 50cm x 50cm (misura di un tombino), si sviluppano le varie misure degli arredi in una relazione costante tra materiali utilizzati (perlato di sicilia, tufo e verde) e il loro sviluppo e orientamento dato dalla basatura della pavimentazione.

Castelvetrano, inoltre, fa parte del territorio della valle del Belice nota per la produzione agro-alimentare e la coltivazione dell’olivo, pratica quest’ultima che risale alla nascita di Selinunte stessa e che è diventata, col tempo, la principale risorsa del paese. Si aggiunga anche che, dal 1984, la foce del fiume Belice e le dune limitrofe sono state dichiarate riserva naturale.

Funge da connettivo e da sfondo ai tutti questi elementi il paesaggio agricolo. Paesaggio nella sua accezione più immediata: il paesaggio come spettacolo naturale, come panorama, come vista sul territorio, quello che i grandi pittori e molti grandi fotografi hanno immortalato nelle sue forme ondulate e morbide, o negli skyline di montagne. Ma è soprattutto guardando dall’alto attraverso una serie di ortofoto che è possibile ammirare il territorio agricolo castelvetranese con i suoi infiniti colori, sfumature di verde, marrone e giallo, e poi le sue forme. Esse sono regolari quando incontrano l’intervento umano o il tracciato del trattore del contadino; esse diventano più libere, organiche quando incontrano i corridoi ecologici del territorio della valle del Belice. Forme, linee e colori che hanno ispirato nel tempo migliaia di pittori. Fondamentale nella nostra idea, ad esempio, il quadro di Paul Klee “Highways and Byways”, il quale sintetizza attraverso i suoi tracciati il senso del paesaggio agricolo ed insieme urbano.

L’obiettivo che ci siamo posti è proprio quello di farci guidare dalle forme naturali e
geometriche dei tracciati agricoli e, in qualche modo riproporle anche nel disegno della piazza e delle vie attigue, senza perdere di vista i punti focali della piazza (come il
Municipio e la Chiesa di S. Francesco da Paola).

A questo punto le forme urbane, i tracciati e gli isolati si intrecciano con le orditure dei
campi agricoli. Il tessuto agricolo diventa tessuto urbano.


Difficile credere a cause naturali per il rogo che domenica a tarda sera ha colpito il parco archeologico di Selinunte. Le fiamme hanno bruciato circa trenta ettari, il primo focolaio è stato segnalato a ttorno alle 23,30. Per fortuna non sono stati interessati direttamente gli spazi archeologici perché protetti da viali “parafuoco” come ha confermato il direttore del parco: «Ho seguito tutte le operazioni di spegnimento delle fiamme che hanno interessato la zona di Manuzza - dice Enrico Caruso, direttore del parco archeologico -. Escludo che ci possano essere stati danni alle aree archeologiche poiché a delimitarle per fortuna ci sono i viali parafuoco». A bruciare sono state sterpaglie, macchia mediterranea e qualche albero di ulivo. Le fiamme hanno però lambito l’appartamento occupato d alla delegazione tedesca che si occupa da tempo degli scavi archeologici, in zona Manuzza. Chi ha appiccato il rogo, perché di incendio doloso indubbiamente si tratta, ha scelto le aree interne, forse con più focolai, quelle più difficili da raggiungere e dove era più forte il vento che stanotte soffiava nella zona. L’incendio arriva a pochi giorni dall’annuncio della nascita dell’ente parco e proprio mentre la forestale si stava occupando della ripulitura dalle erbacce della zona archeologica.  

Selinunte in fiamme, brucia il parco archeologico

Trenta ettari di macchia e ulivi andati in fumo. Le tracce portano a un incendio doloso.
incendio selinunte_by_LaStampa
La rabbia del sindaco  
«Voglio ringraziare i volontari del Nucleo Operativo Emergenze di Castelvetrano che, unitamente alla protezione civile comunale, hanno supportato gli uomini del corpo dei Vigili del Fuoco e della Guardia Forestale che con grande difficoltà ed abnegazione hanno impedito che le fiamme si propagassero all’interno dell’area archeologica - sottolinea il sindaco di Castelvetrano Felice Errante -. Non mi stupisce più niente in questa città, ma appare davvero inverosimile che alle 23.30 di una domenica sera possa essersi generato un fenomeno di autocombustione naturale, ma per quanto questa città sia ricca di persone strane e difficilmente classificabili, sfugge a qualsiasi logica che si possano mettere a rischio le millenarie vestigia selinuntine solo per il capriccio di qualche delinquente, paragonabile per gravità a quello di chi per giorni ha incendiato i rifiuti per strada. Mi auguro che gli organi inquirenti possano presto individuare le cause e gli eventuali responsabili assicurandoli alla giustizia. E’ stata macchiata una bella giornata che aveva visto il parco invaso da una moltitudine di persone».  

Il successo del parco  

Nella sola giornata del 7 agosto, infatti, il parco ha registrato oltre 600 ingressi. I piromani hanno atteso la chiusura dei cancelli e protetti dal buio della notte sono entrati in azione. L’episodio fa venire in mente il progetto di attentato ai templi di Selinunte che nella stagione delle bombe del 1993 pare fosse stato organizzato dal boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro. E in questa estate così ricca di incendi in tutta la Sicilia più di qualche investigatore pensa che questi incendi possano far parte di una nuova strategia intimidatoria. 
 by RINO GIACALONE
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